Politici, imprenditori e ‘ndranghetisti: la nuvola del potere da Gallarate a Malpensa

Dalle rivelazioni dell'ex-sindaco di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta emerge come gli interessi del gruppo di potere guidato da Caianiello si estendessero dai terreni sulla ss 336 all'elezione dei sindaci di Lonate e Ferno

ss 336 mappa

Mentre gli indagati dell’indagine Mensa dei Poveri continuano a riempire pagine e pagine di verbali (l’ultima in ordine di tempo a svelare nuove connessioni è stata l’ex-presidente del cda di Accam Laura Bordonaro), tutti i personaggi coinvolti nell’inchiesta Krimisa sulla ‘ndrangheta lonatese hanno fatto la classica scena muta in sede di interrogatorio di garanzia (vedendosi respingere tutte le richieste di arresti domiciliari al posto del carcere).

Abbiamo già detto di come le due indagini, distinte e separate, si incontrino e si sovrappongano in alcuni punti grazie al racconto dettagliato dell’ex-sindaco Danilo Rivolta che nei verbali di interrogatorio successivi al suo arresto mette in connessione Nino Caianiello e la locale di ‘ndrangheta di Lonate attraverso la figura di Peppino Falvo, manovratore di voti calabresi in tutta l’area di Malpensa e portavoce della famiglia ‘ndranghetista dei De Novara.

Tutti stavano nella stessa nuvola di potere, una rete a maglie strette nella quale era più facile entrare che uscire, facendo attenzione a voltarsi quando era il momento di non vedere chi parlava con chi, ma sempre uniti quando si trattava di passare all’incasso elettorale a Lonate Pozzolo come a Ferno (dove il sindaco Gesualdi ha comunque voluto ribadire che non intende dimettersi, ndr).

Chi non aveva paura di sporcarsi le mani con alcuni ambienti “utili ai fini elettorali” era certamente il dominus di Forza Italia Nino Caianiello che, tramite il collettore di voti Falvo, muoveva centinaia di calabresi con un solo sms. Sulla stessa linea si muoveva il consigliere comunale fernese Enzo Misiano, appartenente a Fratelli d’Italia e spesso accompagnato dall’altro consigliere comunale Alessandro Pozzi.

Della nuvola di potere faceva parte anche Giovanni Vicenzino, consulente del Tribunale e della Procura di Busto Arsizio e titolare della Europe Investigazioni, il quale era pronto a muovere le sue pedine quando di trattava di recuperare informazioni sulle indagini che riguardavano alcuni componenti della locale di ‘ndrangheta.

La nuvola di Caianiello si occupava di tutto. Ad esempio dall’affare dei terreni sulla ss 336 (700 mila mq in mano a grosse imprese immobiliari come EdilMalpensa, Impregilo e Coop) che sarebbero potute rientrare nell’accordo di programma dell’ospedale unico grazie al pgt di Gallarate targato Alessandro Petrone (uomo di Caianiello) rimaste formalmente agricole ma disponibili per rientrare in un grande progetto di opere a servizio della grande struttura sanitaria (viabilità ma anche un possibile albergo).

Se entri nella “nuvola di potere” non ne esci, se non andando a raccontare tutto ai magistrati. E così ha fatto Rivolta, una volta arrestato per l’indagine per corruzione ha deciso di raccontare tutto quello di cui era a conoscenza: l’unico fino ad oggi ad aver aperto uno squarcio sulla grande rete di personaggi che contano nei vari mondi (politici, ‘ndranghetisti, uomini vicini alle istituzioni, imprenditori).

Basti pensare alle diverse pressioni su Rivolta e la compagna Orietta Liccati (referente di Caianiello nella giunta di Andrea Cassani) per spingerli a cambiare avvocati e a non parlare: avvicinamenti che si sono verificati anche in carcere con le visite di Mario Mantovani (che si presentò in cella alle dieci e mezza di sera) e di Lara Comi, che si presentò in carcere nei giorni dell’arresto di Rivolta e pretese di vedere proprio la sua cella.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 16 luglio 2019
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