Porcini d’alta quota: un’occasione per una collaborazione internazionale

Misteriosi porcini rinvenuti da ricercatori svizzeri del Politecnico di Zurigo alla quota di 2400 m. sulle Alpi dell’Engadina: presto verranno studiati anche dagli specialisti di casa nostra

Porcini - foto di Sergio Franzosi

La scorsa settimana ho letto un interessante articolo pubblicato da ANSA circa misteriosi porcini rinvenuti da ricercatori svizzeri del Politecnico di Zurigo alla quota di 2400 m. sulle Alpi dell’Engadina presso gli impianti sciistici a monte del comune di Scuol.

Nell’articolo si legge che questi funghi, classificati come Boletus edulis (il porcino nostrano per intenderci) sarebbero frutto della simbiosi con il salice nano (Salix herbacea), un arbusto nano con fusti legnosi per lo più nascosti sotto terra che cresce ad altitudini elevate, comunque al limite o al di sopra del limite altitudinale per le specie arboree.

Il fatto mi sembra interessante e, visti gli interrogativi che si potrebbero sollevare, considerata l’anomalia del genere interessato (Salix) non proprio nell’elenco primario delle specie note come simbionti di B. edulis, sarebbe l’occasione per un approfondimento dell’argomento.

Come è noto, da alcuni anni, in loc. Alpe Giani in comune di Dumenza, la Fondazione Aurelio Beltrami di Milano, ha approntato un centro micologico e culturale, per altro da sempre a disposizione di chiunque, impegnato su temi di cultura ambientale, ne faccia richiesta, proponendo ogni anno giornate di studio micologiche con la collaborazione dell’Università di Genova, del CAI di Luino, dell’Associazione Micologica Bresadola di Varese e del sottoscritto in prima persona e coinvolgendo i rifugi locali : “Campiglio” all’alpe Predecolo e “Dumenza” all’alpe Bois.

Esiste anche una collaborazione con un gruppo di specialisti micologi dell’Università di Genova con i quali si stanno ricercando dei percorsi di finanziamento per attuare un vasto programma di ricerca sul campo, nei boschi di proprietà al qua ed al di là del crinale del monte Lema, con la fattiva collaborazione degli amici svizzeri del “Patriziato” di Novaggio e quella di Regione Lombardia, tramite ERSAF, con i quali si è tentato, tempo fa, un approccio, invano, ai programmi Interreg Italia – Svizzera.

Potrebbe essere questa l’occasione per avviare studi approfonditi su questa nuova forma di simbiosi ovvero su altre presunte o meno come quelle che, forse, o probabilmente, si instaurano con specie quali il brugo/erica, il mirtillo, il ginepro nano (io stesso ho ritrovato esemplari di porcino accanto a ginepri in Canton Ticino : monti sopra Faido e/o Sobrio) , il rododendro ed altre ancora ed allargando lo studio al rapporto con le limitrofe foreste, il biunivoco scambio mutualistico pianta – fungo, la miglior resa di boschi ed arbusteti di quota come grandi serbatoi capaci di bloccare grandi quantità di CO2, causa principale del cambiamento climatico in corso, per non parlare del richiamo turistico e dell’economia collegata con il settore specifico.

L’occasione sarebbe quella di approcciare il programma Alpine Space (un piano comunitario di finanziamenti finalizzati alla collaborazione nello spazio alpino) alla prima “Chiamata” disponibile e formando un adeguato numero di partner intorno ad un nucleo già operativo (Fondazione Beltrami – Comuni locali – Università di Genova – Patriziato di Novaggio – ERSAF ) ma ampliabile, per esempio, coinvolgendo l’Università varesina dell’Insubria, con il Politecnico di Zurigo e le Univerisità italiane in testa a valersi dei molti rapporti che questi atenei hanno sicuramente con istituti universitari ed altre realtà di ricerca presso altri paesi dell’arco alpino ed oltre. Direi una buonissima occasione da non perdere ….

dott. Valerio Montonati AGRONOMO

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 luglio 2019
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