I pronto soccorso intasati da patologie minori. Astuti: “Si potenzi il territorio”

Il consigliere Dem ha presentato un ordine del giorno per impegnare la giunta ad accelerare sull'attuazione della riforma che porterebbe un vero sollievo ai problemi dei PS

ospedale varese

61.516 accessi nel 2018 e 29.720 nei primi sei mesi del 2019. Sono i numeri del pronto soccorso di Varese a cui si devono aggiungere i casi trattati nel punto di primo soccorso pediatrico e ginecologo del Del Ponte: 22944 lo scorso anno e 12564 nel primo semestre 2019.

Oltre ai numeri, è bene soffermarsi sui diversi “codici” di triage: al Circolo 3 casi su 4 sono codici verdi, a cui si aggiunge l’11% di codici bianchi o minori, quelli cioè, che sono di pertinenza del medico di medicina generale o della guardia medica. Le percentuali al Del Ponte sono anche più indicative: il 92% dei casi trattati sono stati codici verdi e il 6% bianchi.

L’indagine avviata dai Democratici sulle attività nei PS è estesa a tutto il territorio della provincia.

A Cittiglio in PS lo scorso anno sono stati assistiti 25.113 pazienti di cui il 76% in codice verde e il 19% in codice bianco, mentre quest’anno sono stati registrati 13.173 casi di cui il 74% in codice verde e il 22% in bianco.

Il Pronto soccorso di Luino, nel 2018 ha visitato 17651 utenti: il 69% in codice verde e il 24% in codice bianco mentre nel primo semestre del 2019 degli 8766 utenti arrivati, il 75% lamentava patologie da codice verde e il 17% problematiche minori.

Anche all’ospedale Galmarini di Tradate, lo scorso anno sono transitate 38113 utenti di cui il 73% in codice verde e il 18% in codice bianco mentre quest’anno, dei 19.170 accessi effettuati il 72% è risultato un codice verde e il 18% uno bianco.

Nella Sette Laghi rientra, dal primo gennaio 2019, anche l’ospedale Ondoli di Angera dove lo scorso anno sono arrivati in pronto soccorso 15374 pazienti: di questi il 16% era un codice bianco e il 78% un verde , percentuali che si confermano anche nel primo semestre del 2019 dove dei 6111 pazienti arrivati il 70% è stato curato in codice verde e il 22% con un codice minore.

Non va meglio, anzi, negli ospedale della Valle Olona, a cominciare dal PS del Circolo di Busto Arsizio dove 4 pazienti su 5 hanno lamentato problemi di lieve entità: l’80% dei 55827 cittadini transitati lo scorso anno ha avuto un codice verde mentre il 16% era un codice bianco. Quest’anno l’andamento non è differente: nei primi sei mesi si sono avuti 28582 accessi di cui l’81% in verde e il 15% in codice bianco.  Un po’ differente la situazione al PS del Sant’Antonio di Gallarate: dei 42560 accessi registrati lo scorso anno il 76% era un codice verde e l’8% un codice bianco. Stesso andamento quest’anno: dei 20792 utenti registrati il 75% aveva patologie lievi e il 7% problemi non urgenti. Unico elemento di discontinuità si trova nelle statistiche relative al PS di Saronno dove nei primi sei mesi di quest’anno dei 20213 accessi “solo” il 58% è stato curato in codice verde mentre il 19% era in codice bianco e il 20% in codice giallo. Una situazione nuova che segna una discontinuità rispetto allo scorso anno dove dei 40704 pazienti registrati il 75% era stato trattato in verde e il 22% in bianco.

In base a questi dati, il consigliere regionale dei Democratici Samuele Astuti rilancia la necessità che la Riforma della Santità, approvata con la legge 23 del 2015, venga attuata soprattutto nella parte relativa al potenziamento del territorio. Occorre iniziare ad accreditare POT e PRESST che sono presidi sanitari o sociosanitari assistenziali, anche residenziali, a media e bassa intensità per acuti e cronici dove intercettare in maniera preventiva l’aggravarsi della patologia.

Nell’ordine del giorno presentato durante la discussione sull’assestamento di bilancio, il consigliere Astuti ha ricordato le esperienze positive del vicino Piemonte che ha attivato 64 Case della Salute aperte 12 o 24 ore  con infermieri, medici di famiglia, pediatri, specialisti, operatori sanitari tecnici e amministrativi; piuttosto che le strutture dell’Emilia Romagna che ha arruolato 1410 medici di medicina generale, 260 pediatri di libera scelta, 450 infermieri, 100 ostetriche e 100 assistenti sociali : « Gli esiti parlano chiaro – fa notare Astuti – in Emilia sono calati del 21,1% gli accessi in PS dei codici minori con picchi di riduzione che arrivano al 60%, calano anche i ricoveri e si è intensificata l’assistenza domiciliare sia infermieristiche medica».

Un atto, quello presentato da Astuti, che mira a impegnare la giunta ad accelerare sull’attuazione di una legge che indicava proprio la strada del potenziamento del territorio ma che, fino a oggi, stenta a decollare sin dal suo primo atto: l’assistenza alla cronicità.

Con l’attuazione piena di quel dettato normativo, la pressione sui pronto soccorso con tutte le emergenze relative al personale rientrerebbe. In base ai dati statistici raccolti, oggi la vera acuzie propria del PS è residuale. I codici rossi sono una percentuale irrisoria: il 2% al Circolo di Varese nonostante sia polo di riferimento territoriale e anche extra provincia grazie alla presenza delle alte specialità e perché è uno dei sei trauma center regionali. Casi davvero marginali si sono registrati al Del Ponte ( lo scorso anno 13 in tutto mentre quest’anno siamo a quota 7), dati percentualmente insignificanti anche a Cittiglio (66 casi nel 2018), a Luino ( 30 nel 2018), ad Angera (18) mentre a Tradate c’è un 1% con 146 casi . Stesso andamento nella Valle Olona dove il picco di codici rossi si registra a Saronno con il 2% seguito dall’1% del Sant’Antonio . Attività di massima allerta praticamente assente al Circolo di Busto dove lo scorso anno sono stati trattati 91 casi in codice rosso.

Avere pronto soccorso dedicati alle vere emergenze e urgenze porterebbe giovamento a tutto il sistema. Una filosofia ben delineata nella Legge 23 che ad agosto compirà 4 anni.

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Pubblicato il 25 Luglio 2019
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Commenti

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  1. Scritto da mike

    E’ impensabile intasare un servizio tanto importante per patologie leggere da codice verde a scapito di problematiche ben più serie. Per “smaltire” notevolmente questa abitudine assurda, basterebbe introdurre un ticket di almeno 50 € a persona. Sono sicuro che il pronto soccorso tornerebbe come d’incanto ad una situazione di normalità.

    1. Alessandra Toni
      Scritto da Alessandra Toni

      In questo momento “intasare” i pronto soccorso è spesso inevitabile. Mancano strutture alternative sul territorio, come quelli previsti dalla Riforma della sanità, come poliambulatori specialistici che lavorino h24 piuttosto che presidi per patologie meno gravi, definiti “a bassa intensità”.

  2. Scritto da Vinx

    Esatto, manca qualcosa tra il medico di famiglia (che non ha strumenti diagnostici) ed il pronto soccorso.
    C’è anche un sacco di gente che per non dover attendere i tempi biblici della sanità (mesi/anni ad esempi per le ecografie o le visite specialistiche) si rivolge al PS che funge da scorciatoia…

  3. Scritto da Felice

    Ci sono sempre meno medici di base, se ti ammali nei prefestivi e festivi ti conviene crepare, i pochi medici rimasti fanno orari assurdi e sei costretto ad accordarti alle visite, per gli esami specialistici siamo passati dalla sovra-prescrizione alla riduzione con il contagocce. Ad una persona che sta male non rimane altro che il pronto soccorso. Sono d’accordo che sono patologie leggere ma a discapito di strutture sul territorio una persona non può aspettare 6 mesi per un esame specialistico.
    Questa è la fantastica gestione della sanità lombarda dell’epoca Formigoni e regni successivi. Il comico è che continuiamo a votarli….il comico che il problema di questo paese sono gli immigrati.

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