«Voti in cambio di soldi e firme sospette», la minoranza denuncia alla Procura

Due diversi esposti inviati ai magistrati varesini per “condotte scomposte che potrebbero assurgere a rilevanza penale”. Chieste le dimissioni di sindaco e di tutta l’amministrazione

Avarie

Proposta di ricevere soldi per cedere un pacchetto di voti che avrebbe funzionato da “ago della bilancia” al ballottaggio.

Firme falsificate per ottenere dai funzionari comunali tessere elettorali, e altre irregolarità in un clima che porta nuovi nuvoloni che rischiano di essere ben più grandi rispetto a quelli arrivati ieri col vento di tempesta sul paese di Maccagno con Pino e Veddasca.

A chiamare a raccolta la stampa (ma anche alcuni consiglieri della maggioranza) sono stati i vertici del gruppo “Idea Comune” uscito secondo dalle ultime elezioni amministrative dopo la clamorosa parità del primo turno: al ballottaggio vinse Fabio Passera, l’attuale sindaco, per 38 voti.
A fronte di questo quadro i due fatti oggetto della dura denuncia della minoranza (e soprattutto al centro di due esposti alla Procura della repubblica di Varese) sono, sul piano politico,  alla base della richiesta di dimissioni inviata a sindaco e consiglieri di “Impegno civico”.

Ma andiamo per gradi.

25 VOTI PER 4.500 EURO – Il primo episodio denunciato dalla minoranza è stato esposto dallo stesso Davide Compagnoni, che racconta: «Il 30 maggio scorso ho incontrato un elettore che ha partecipato attivamente alla campagna elettorale pro “Impegno Civico” (cioè la lista concorrente ndr), il quale dichiaratosi deluso dal mancato rispetto di promesse ricevute e dal mancato (ri)coinvolgimento ad esito dei risultati elettorali incerti del 27 maggio, si sentiva – a quel punto – “libero” di “offrire” a me ed alla nostra lista, il voto di 25 persone, di cui asseriva di avere il controllo personale. Il tutto, a condizione che riuscissi sostanzialmente a prestargli nel breve 4.500 euro di cui necessitava.
A fronte del mio diniego l’interlocutore mi rappresentava il suo rincrescimento “accorato”, specificando, nel lungo colloquio intercorso nel mio studio (è avvocato ndr) che con quei “suoi 25 voti” sarebbe stato “l’ago della bilancia” e che io, di fatto, “dipendessi da lui”. Inoltre, mi definiva persona ingenua, chiedendomi ironicamente se io fossi (o meno) a conoscenza dei nominativi degli elettori che non si erano recati alle urne il 26 maggio e se avessi ben compreso con chi avevo a che fare. Mi parlava, altresì, di un “sistema comunale” che non avrebbe consentito ad “Idea Comune” di concorrere al turno di ballottaggio “giocando ad armi pari” e che era un peccato che io non mi fidassi di lui».
Da qui il primo esposto alla Procura, il 7 giugno, due giorni prima del turno elettorale di ballottaggio.
Compagnoni ha specificato di essere in grado di dimostrare quanto denunciato.

I SOSPETTI DOPO IL BALLOTTAGGIO – Ma c’è anche un secondo esposto alla Procura, inviato ai magistrati varesini solo ieri, e che riguarda sospette irregolarità da parte dell’ufficio elettorale di Maccagno.
Il 10 giugno ed i giorni immediatamente successivi allo scrutinio dopo l’analisi dei risultati del ballottaggio (il 9 giugno ndr), il gruppo di Compagnoni si sofferma nell’analisi del voto. A spiccare è «il dato di maggior affluenza (dato ambiguo, poiché di norma nei turni di ballottaggio si riscontra una minore affluenza) e sul divario di voti riportati al seggio n.4 di Pino, rispetto ai dati della votazione del 26 maggio precedente».

«Al turno del 26 maggio, presso il seggio n.4 di Pino, “Idea Comune” riportava 63 voti, superando “Impegno Civico” di 8 voti, che infatti si fermava a 55 voti.
Nel ballottaggio del 9 giugno, sempre presso il seggio n.4 di Pino, “Idea Comune” pur conseguendo 71 voti (8 in più, rispetto al primo turno), si vedeva superare da “Impegno Civico” di 7 voti. In tale occasione, in effetti la compagine del sindaco riportava 78 voti, ben 23 in più rispetto a quindici giorni prima.»
Da qui parte una richiesta di accesso agli atti all’ufficio elettorale «chiedendo copia dei moduli di ricevuta delle tessere elettorali, delle deleghe al ritiro e/o di ogni altro documento attinente la distribuzione alla cittadinanza delle tessere elettorali nei giorni tra il turno elettorale del 26 maggio e quello del ballottaggio del 9».

LE FIRME CONTESTATE – E cosa emerge secondo la minoranza da questa documentazione? «Dall’esame della documentazione rilasciata ad Antonello Cappai (un consigliere comunale presente in conferenza stampa assieme al collega Marco dal Lago ndr), abbiamo complessivamente rilevato: 11 istanze di rilascio di duplicato delle tessere elettorali formulate … “a causa di smarrimento della stessa”, a nome di elettori diversi – tutti o quasi cittadini iscritti all’a.i.r.e. (è l’elenco degli elettori residenti all’estero ndr) ed elettori del seggio n.4 di Pino – che riportano tutte la medesima firma; sempre la stessa e non quella dei singoli intestatari della domanda. Peraltro, nel retro di ciascuna istanza risulta compilata e riportata la relativa dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà e smarrimento, con sottoscrizione mendace – sempre mediante apposizione della stessa firma – cui il funzionario incaricato ha apposto il timbro e la firma di autentica», secondo i consiglieri «attestando falsamente che – come riportato sulla dichiarazione – “… il dichiarante identificato mediante” [numero carta d’identità e data di rilascio di ciascun elettore , evidentemente reperiti ogni volta ad hoc attraverso gli archivi comunali] “… previa informazione sulla responsabilità penale cui può andare incontro in caso di dichiarazione mendace, ha reso e sottoscritto in mia presenza la su estesa dichiarazione».

«Si specifica che la firma (palesemente sempre la medesima) in calce alle predette 11 istanze di rilascio di duplicati delle tessere elettorali ed alle relative dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà e smarrimento, risulterebbe essere quella autografa propria di un consigliere comunale in carica (di “Impegno Civico”), già consigliere nella precedente maggioranza Passera» – continua la minoranza.

«Inoltre – specificano i consiglieri – sussistono anche alcune fotocopie di tessere elettorali sottoscritte, per (presumibile) ricevuta di consegna, rilasciate dagli Uffici comunali in assenza di alcuna delega, tra le quali: • 2 ancora con (verosimile) sottoscrizione del medesimo consigliere comunale di cui sopra (sebbene siano tessere intestate a terze persone); 2 con (verosimile) sottoscrizione di un prosindaco di un ex municipio del nostro Comune (anche qui, sebbene siano tessere intestate a terze persone)».

«Anomalie anche per altre n.8 sottoscrizioni per ricevuta di tessera elettorale a firma leggibile di un’elettrice di Pino, ma sempre intestate a terze persone e per n.6 semplici copie di tessere elettorali prive di alcuna firma e/o data di ricevuta», continuano i consiglieri.

Fatti per i quali i consiglieri vogliono accertare le responsabilità sul piano penale.

Politicamente la minoranza si chiede se la macchina comunale abbia operato per una sorta di «“reclutamento e guida” al ballottaggio nei confronti degli elettori che non avevano votato quindici giorni prima. Il tutto, ricorrendo – molto probabilmente – all’illegittimo utilizzo di dati e strumenti (teoricamente) non accessibili ad alcuno, tantomeno alle due liste concorrenti».

«ADESSO DIMISSIONI» – Da qui la richiesta di dimissioni in blocco da parte dell’attuale amministrazione: «Quelli coinvolti direttamente, per ovvi motivi avendo leso la dignità dell’istituzione comunale, del proprio mandato, e dei maccagnesi. Quelli estranei ai fatti – speriamo molti – perché non potranno che dissociarsi in termini esemplari da tali deplorevoli condotte, prendendo le distanze da chi le ha poste in essere».

Una situazione che rendere incandescente il clima politico a ridosso di Ferragosto anche alla luce dell’attesa udienza del Tribunale Amministrativo Regionale per una scheda votata sempre secondo la minoranza a penna – e quindi non con matita copiativa – che se annullata, al primo turno, avrebbe fatto vincere sebbene per un solo voto, Davide Compagnoni. La Corte milanese si esprimerà forse già il prossimo 27 settembre «ma allegheremo al nostro ricorso anche le denunce penali fatte alla magistratura», ha concluso Compagnoni aggiungendo che degli ultimi sviluppi annunciati oggi «verrà informato anche il prefetto di Varese».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 13 agosto 2019
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