A 15 anni facevo i turni di notte in fabbrica. Oggi faccio il sindacalista

La Cgil ha organizzato una mostra dedicata alle lotte sindacali del 1969 che aprirono la strada allo Statuto dei lavoratori. Giancarlo Ardizzoia della segreteria provinciale della Cgil racconta la sua esperienza di giovane operaio

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Dopo le polemiche sollevate all’indirizzo del neoministro Teresa Bellanova “colpevole” di avere come titolo di studio solo la terza media, il tema del diritto allo studio dei lavoratori è tornato d’attualità. Posto che né la laurea e tantomeno il diploma siano sinonimo di merito, è chiaro che le critiche rivolte al ministro riaprono una questione che sembrava archiviata da 50 anni, almeno da quando per la prima volta un contratto dei metalmeccanici includeva le 150 ore in osservanza del diritto allo studio come previsto dallo Statuto dei lavoratori.

La mostra che la Cgil di Varese ha allestito in questi giorni alle Sale Nicolini, dedicata alle lotte sindacali del 1969, ha tra i vari argomenti trattati anche quello del diritto allo studio. Quella stagione ha avuto un senso anche per molte persone delle generazioni successive. Una di queste è Giancarlo Ardizzoia, membro nella segreteria provinciale, che iniziò a lavorare molto presto. A 15 anni il sindacalista era stato assunto in un ricamificio di Arsago Seprio quando la filiera del tessile era ancora integra, la crisi era di là da venire e le fabbriche assumevano senza problemi, soprattutto giovani. «Mi misero a fare i turni di notte anche se non potevano farlo – racconta Ardizzoia – e io accettai perché ignoravo le norme in merito al lavoro notturno. L’ho scoperto qualche mese dopo quando trovai in casa una copia dello Statuto di lavoratori che aveva lasciato mio fratello. Fu una scoperta e anche il primo passo verso una consapevolezza nuova di giovane lavoratore».

La vocazione del sindacalista era destinata a venir fuori subito perché Ardizzoia, non appena rientrò in fabbrica, andò a protestare con il datore di lavoro facendogli presente che un quindicenne non poteva lavorare  di notte. La reazione del titolare non si fece attendere e di tutta risposta il giovane venne trasferito in un’azienda del gruppo a Cavaria dove non faceva più turni di notte ma lavorava dodici ore al giorno. «A distanza di 50 anni – conclude il sindacalista – lo statuto dei lavoratori mantiene tutta la sua importanza nella tutela e nella prevenzione. Ma ricordo che ci sono ancora contratti collettivi dove le 150 ore non sono retribuite».

Formidabili quegli anni, ma sui diritti dei lavoratori c’è ancora molto da fare

 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 20 settembre 2019
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