Accolti come rifugiati, oggi pienamente inseriti nella comunità

A quasi tre anni dal loro arrivo, il vicesindaco Parola traccia un bilancio più che positivo dell'accoglienza dei 9 migranti, tutti con un lavoro

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Erano i giorni dell’emergenza continua. L’amministrazione guidata da Silvana Alberio venne coinvolta nella distribuzione di giovani richiedenti asilo. Decise però di accettarne 9: « Secondo le nostre forze – aveva spiegato il primo cittadino – con un progetto di vera integrazione che possiamo permetterci di offrire».

Così, nel territorio gaviratese quasi tre anni fa, arrivò un gruppo di ragazzi, tutti tra i 18 e i 22 anni da Mali Senegal e Costa d’Avorio, in cerca di un futuro migliore.

L’accoglienza da parte del Comune venne studiata nel dettaglio per costruire veri percorsi di integrazione : « Con la Croce Rossa e la Protezione civile – spiega il vicesindaco Massimo Parola – avviammo un’ottima sinergia che ci ha permesso di inserire questi giovani nel nostro tessuto sociale».

I ragazzi arrivarono, così, in un appartamento di proprietà del Comune nella palazzina che ospita anche la Croce Rossa. : « Venne pensato un programma che fornisse loro le competenze e le conoscenze giuste per costruirsi un futuro – racconta Parola – Al mattino venivano in Comune all’ufficio tecnico dove hanno imparato a usare gli attrezzi necessari alla cura del verde e delle strade. Al pomeriggio andavano a scuola».

Dopo le certificazioni linguistiche, ai ragazzi è stato offerto un percorso professionalizzante in base alle loro abilità ma anche alle disponibilità di privati e dei volontari della Protezione civile che decisero di collaborare: « Chi ha imparato il lavoro di elettricista, chi quello dell’idraulico o falegname. Uno ha imparato a cucire a macchina – racconta ancora il vicesindaco – Dopo il periodo di formazione, a questi giovani è stato offerto di continuare con la formula del tirocinio».

Con un’adeguata conoscenza linguistica e un lavoro, i richiedenti asilo oggi sono diventati autosufficienti tant’è che è arrivato anche il momento per fare il balzo e diventare completamente autonomi. Uno solo, al momento, è ancora disoccupato: « Questo giovane ha mostrato abilità tali da proseguire negli studi. Deve conseguire il diploma all’istituto commerciale. È molto serio e capace».

Il cammino fatto dall’amministrazione gaviratese non è stato certo tutto in discesa: « Abbiamo dovuto affrontare problemi di convivenza tra questi giovani provenienti da diverse realtà. Ci siamo scontrati con qualche intoppo organizzativo, qualche screzio. Ma oggi, credo che possiamo ritenerci soddisfatti del risultato raggiunto. E la conferma mi è arrivata nei giorni scorsi: ero all’ufficio tecnico e si è presentato uno di questi giovani. Era in ferie dal lavoro e chiedeva di poter dare una mano come volontario. Credo che questo sia davvero un gesto chiaro di riconoscenza che il giovane sente per la nostra comunità. Ma tutti hanno dimostrato di volersi sdebitare quando hanno lavorato intensamente per la ristrutturazione della “casa speranza”, un locale di proprietà del Comune che oggi serve nei casi di emergenza abitativa. Loro hanno capito il valore dell’accoglienza e hanno lavorato per dare una mano a chi si trova in difficoltà».

Tra le loro attività di volontariato anche il ripristino degli spazi verde alla pista di atletica, piuttosto che i servizi alla casa di riposo dove sono stati accettati e benvoluti da tutti.

Una scommessa vinta anche se rimane ancora da chiudere il lato burocratico: sono ancora in attesa del riconoscimento di rifugiato e lavorano grazie ai permessi temporanei. 

« Se c’è programmazione, allora è possibile. Si riesce, se il gruppo rimane lo stesso e non cambia ogni giorno. Si può se c’è collaborazione tra enti e con i privati. Noi ora saremmo anche pronti a ricominciare ma le cose sono molto cambiate e i fondi sono inferiori. È diventato più complicato».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 18 settembre 2019
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