Con la sanità di casa nostra, i politici hanno sbagliato quasi tutto

Pier Fausto Vedani torna sulle scelte sanitarie e di edilizia ospedaliera che hanno interessato il Circolo. Con l'ultimo prossimo sgarbo

I padiglioni da abbattere al Circolo: geriatria e Santa Maria

La fuga dei medici di tutta Italia dai centri di cura della pubblica sanità ha aperto larghi vuoti che si pensava incolmabili. In effetti potranno esserlo, ma la crisi occupazionale non sarà irreversibile: a migliaia nostri giovani connazionali si sono presentati ai non facili concorsi banditi, per l’accesso alle facoltà di medicina e chirurgia, dagli atenei nazionali, quello dell’Insubria   compreso.

Il posto conquistato, superando l’esame, comporterà per i giovani problemi di altra natura, rilevante quello logistico, cioè di una dignitosa sistemazione, che per qualsiasi città si presenta come un impegno ma anche una grande opportunità.

Dei nuovi ospiti che per 6-7 anni risiederanno a Varese e dintorni, anche si è parlato e scritto in ambiti economici, sociali e anche culturali perché l’Insubria grazie ai medici ha buona fama; silenzio invece quasi assoluto negli ambienti politici protagonisti del massacro dell’ospedale di Circolo con annessi danni ai futuri medici che hanno nell’istituzione sanitaria un supporto fondamentale.

Il nostro giornale evidenziando la vergognosa povertà culturale dimostrata dai politici della sanità, regionali e comunali, ha almeno ottenuto di riflesso maggiore attenzione e rispetto per le zone di Busto e Gallarate, dove sindaci e cittadini sono stati coinvolti nella riforma “alla lombarda” della sanità che ha comunque come obiettivo una americanizzazione delle cure, sempre possibili per chi ha soldi, e per contro un calvario per la fascia meno fortunata della popolazione.

A Varese , dove oggi si cerca di attenuare il disastro del Pronto Soccorso affollato, per fare spazio a un terzo e ultimo monoblocchino, si è deliberatamente lasciato vuoto per 10 anni e quindi rendere quasi inabitabile il padiglione di geriatria (96 letti!!). Il padiglione non è stato pagato dalla mano pubblica, ma è dono di un grande imprenditore privato e indirettamente dei suoi operai.

Come viene giustificato l’abbattimento? “Non vale la pena sistemarlo, costerebbe meno fare un edificio nuovo”.

Potrebbe essere utile conoscere il livello di accettabilità di simili decisioni a livello di interesse pubblico ma con i soldi dei privati, chiaramente gabbati.

Non è detto poi che la presunta inagibilità “medica” del padiglione Cattaneo sia in contrasto con una normale abitabilità, che sarebbe una benedizione per il popolo accademico. Tra altro si riparerebbero gravi torti fatti in questi anni all’Università che ha perso autentici luminari senza poterli sostituire. Sì, i politici con la sanità di casa nostra hanno sbagliato quasi tutto.

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Pubblicato il 04 settembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Il MATOCCO

    Se ne accorge solo ora? Perché non è intervenuto prima, quando ancora li si poteva fermare ? Solo il COMITATO PER UN SOLO OSPEDALE A VARESE è intervenuto a suo tempo, ma non ha avuto l’appoggio di nessuno.

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