Pioggia di condanne per le rapine alle sale slot

Questa mattina in nove di fronte al giudice dopo i colpi che destarono grande allarme sociale fra il confine con la Svizzera e il Milanese

Avarie

Porto Ceresio, Bisuschio, Valmarchirolo, Vedano Olona, Bresso, Garbagnate: un elenco che continua – lungo – di località rapinate, fra il confine con la Svizzera e il Milanese, con particolare predilezione per le sale slot ma anche per i gestori sulla strada di casa.

Fatti gravi che stamani sono arrivati di fronte al giudice per l’udienza preliminare di Varese. E che hanno fruttato diverse condanne che vanno per gli esecutori dai 4 anni e mezzo ai 7 anni, di meno per gli altri imputati, giudicati con rito abbreviato. Altre posizioni finiranno di fronte al collegio con rito ordinario.

Colpi che fruttavano migliaia di euro: armi alla mano, spari per spaventare e quando non bastava le testate in faccia alle vittime, finite in ospedale per trauma cranico, o rimaste legate nel retrobottega. Una saga familiare: i figli – con amici a seconda dei casi accusati di fare da pali o esecutori materiali – e pure i genitori, che secondo l’accusa detenevano in concorso nella propria abitazione i “ferri“ del mestiere per la prole e i compagni: la 357 magnum coi proiettili «full metal jacket», la Beretta calibro 22 con annessi arsenali e il fucile da caccia Falco, arma potente da estrarre al momento giusto «così si mettono più paura».

Ma i carabinieri arrestarono tutti, in due tronconi della stessa inchiesta “Beverly“. Il reparto investigativo di Varese non diede tregua a quel gruppo, composto da soggetti non professionisti, traditi dall’inesperienza che li portava a girare con auto rintracciabili e telefoni in grado di lasciare sul luogo dei colpi importanti riscontri informatici.

Ma non per questo ritenuti meno pericolosi, anzi.

I militari entrarono in azione prima lo scorso autunno, a seguito del grave allarme sociale suscitato dalle notizie provenienti dall’alto Varesotto (particolare sgomento destò la rapina a mano armata alla sala slot di Marchirolo il 9 ottobre 2018 alle 2.30, quella col titolare picchiato, portato nel retro col cappuccio calato sulla testa e lasciato nello sgabuzzino per poco più di 2 mila euro di bottino – FOTO SOTTO E VIDEO); poi ancora le manette, lo scorso marzo: qui alcuni degli arrestati finirono in carcere per altri colpi contestati nella zona dell’hinterland milanese mentre altri – i genitori di alcuni degli imputati – , vennero messi ai domiciliari per l’indebita custodia delle armi.

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Oggi erano tutti in aula con accuse pesanti: rapina a mano armata aggravata e porto abusivo d’armi da fuoco. Dal punto di vista processuale siamo nella fase dell’udienza preliminare, e in tutto gli imputati erano 9, uno dei quali prosciolto poiché risultato estraneo ai fatti (era in auto ma non voleva fare nessuna rapina: al posto sbagliato nel momento sbagliato).

Per gli altri che hanno deciso per il rito abbreviato (quindi il processo di primo grado si è fermato in questa fase) sono fioccate pene detentive importanti, sebbene attenuate rispetto alle richieste del pubblico ministero Giulia Floris.

Gli esecutori materiali delle rapine sono stati condannati dal giudice Giuseppe Fertitta con pene che vanno da 4 anni e sei mesi a 7 anni, mentre per tre di essi è stato disposto il rinvio a giudizio con udienza fissata per il prossimo novembre.

I due genitori invece (la donna sessantenne il padre di 13 anni più vecchio) sono stati condannati per la detenzione di armi: 6 mesi e 500 euro di multa con pena sospesa per la madre, un anno e 4 mesi per il padre.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 11 settembre 2019
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