Quindici sinti in via Lazzaretto. “Vogliamo restare qui a Gallarate”

Tre le famiglie che hanno portato casette e roulotte nel vecchio campo lungo l'autostrada. La denuncia potrebbe arrivare d'ufficio

sinti via aleardi

Primo giorno del “nuovo” campo di via Lazzaretto: i sinti sono tornati nella (ex) area attrezzata, ora – formalmente – area agricola.

Non tutti i sinti gallaratesi, va detto: sono infatti una quindicina, due nuclei famigliari allargati. «Io ho portato qui la mia casetta che era ancora parcheggiata fuori, poi ci sono un camper e tre roulotte» dice Pino Sacconi, che nei mesi scorsi è stato tra i capifamiglia più battaglieri, che fecero anche la occupazione-lampo in via Aleardi (nella foto). Con lui c’è poi Giuliano Casagrande, altro storico residente di via Lazzaretto.

Sui documenti i sinti hanno ancora la residenza in via Lazzaretto a Gallarate ed è anche per questo che sono tornati qui. Con l’intenzione di restare: «Ho chiesto al segretario comunale di allacciare acqua e corrente – continua Sacconi – ma ci ha risposto che non c’è posto a Gallarate, che potevamo rinnovare le richieste per le case d’emergenza».

Una parte dei sinti, non tutti, avevano infatti ottenuto, nell’inverno scorso, gli alloggi d’emergenza che il Comune può attivare (e deve, se ci sono soggetti fragili) in caso di necessità. Ora però gli alloggi sono scaduti, a distanza di mesi le famiglie devono trovare una nuova sistemazione: «Dal 7 settembre al 30 settembre dovevamo sgomberare le case “da cose e persone”.  E dove andiamo? Siamo venuti qui, non diamo fastidio a nessuno. Se arrivavano al 30 settembre e ci sbattevano fuori, cosa avrebbe fatto il segretario comunale? Dicono che ci denunciano al tribunale dei Minori. Ma quello che hanno fatto passare per mesi? Adesso i sinti sgomberati faranno denuncia contro il sindaco e la giunta per maltrattamenti».

Il Comune, nel frattempo, ha mandato in posto non solo il segretario ma anche la Polizia Locale.
Mentre la Polizia di Stato ha identificato formalmente tutte le persone presenti. Ora: essendo proprietario del terreno, spetta al Comune di Gallarate procedere con eventuali denunce-querele per l’occupazione del terreno. Ma per le stesse ragioni – essendo una proprietà pubblica – il reato è procedibile anche d’ufficio.

«Li cacceremo: li sgombereremo, crediamo che anche i cittadini gallaratesi abbiano capito come si sta muovendo questa gente» dice il sindaco Andrea Cassani. «Con l’aggravante ora che avranno una denuncia in più. Avendo alloggi e avendoli lasciati per tornare in strada, il Tribunale dei Minori farà le sue valutazioni sulle condizioni in cui vengono fatti vivere i bambini

Ha preso le distanze, rispetto a questa nuova mossa, anche l’avvocato Pietro Romano, che nei mesi scorsi si è battuto a fianco delle famiglie e le ha rappresentate anche dal punto di vista legale. Romano ha detto che aveva sconsigliato a Sacconi di procedere con. l’occupazione e ha chiarito che non rappresenterà più le famiglie coinvolte in caso di denunce. Allo stesso tempo però Romano sottolinea che è «un’iniziativa che riguarda tre sole famiglie ed è opportuno fare un distinguo rispetto a tutti gli altri».

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di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 19 settembre 2019
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