Undici uomini al servizio di Varese: la nuova Openjobmetis da cima a fondo

Con l'arrivo del campionato, torna il nostro articolo dedicato ai giocatori biancorossi, con le loro qualità e i difetti da migliorare o da nascondere. Ecco tutte le descrizioni dei ragazzi di Attilio Caja

Amichevole a Bormio: Openjobmetis - Galatasaray 61-47

Tre conferme e sette volti nuovi diventati poi otto con l’aggiunta di Ingus Jakovics a causa dell’infortunio a Clark. La Openjobmetis che si appresta a disputare il campionato di Serie A di basket ha cambiato ancora tanto e sa benissimo (non fosse altro perché c’è Attilio Caja a ricordarlo a ogni pié sospinto) che quest’anno il margine di errore sarà basso: campionato a 17 squadre, due retrocessioni, tre neopromosse d’assalto e diverse squadre capaci di rinnovarsi in meglio.

Insomma, per ripetere le imprese degli ultimi due tornei (entrambi con una percentuale di vittorie superiore al 50…) i biancorossi dovranno trovare grande amalgama al proprio interno e sfruttare al meglio tutti i propri pregi ma anche i difetti delle avversarie, potendo anche fare conto su un fattore campo che a Masnago (ancora 2.700 abbonati o giù di lì) continua a essere pesante grazie a un popolo appassionato e sempre presente.

Ancora una volta, Conti&Co hanno dovuto condurre un mercato senza conti in banca particolarmente dorati: si è scelta l’esperienza, possibilmente italiana: solo un giovane tra gli stranieri (Peak), solo un giocatore all’esordio nel nostro Paese (Clark). Quest’ultimo, tra l’altro, si è fatto male immediatamente e dovrà guardare le prime partite da dietro la panchina. A differenza della stagione scorsa, Varese non farà alcuna coppa internazionale: scelta spiacevole (dai: l’Europa ha sempre un certo fascino) ma ponderata per concentrarsi al massimo sul campionato. Il nostro pronostico? Se non ci saranno problemi gravi di infortuni, la zona salvezza dovrebbe restare saldamente alle spalle ma per i playoff la concorrenza è davvero alta. Ecco dunque chi sono gli undici di Caja, quello che – sulla carta – possono garantire e quello in cui devono migliorare.

Openjobmetis - Sam Massango 92-61

3 – L.J. PEAK (Ala – 1,96 – 1996 – Usa)

– Il fisico c’è, l’esperienza italiana (a Pistoia lo scorso anno) anche, quella internazionale pure visto che è stato medaglia d’oro con gli USA al Mondiale Under 19 del 2015. Ha mano buona o comunque non “battezzabile” dall’arco e capacità di attaccare il ferro in penetrazione, così da non farci rimpiangere troppo le serpentine di Avramovic. Insomma, l’unico giovane straniero della Openjobmetis ha tutti gli ingredienti per cucinare una stagione niente male: starà a lui, e non solo al cuoco Caja, azzeccar le dosi e avere la pazienza di rispettare i tempi di preparazione.
– Nelle ultime due  stagioni, l’ala titolare della Openjobmetis si è trasformata da carneade o scommessa in stella di primo piano. Una strada percorsa sia da Okoye sia da Scrubb, non a caso volati altrove a riempire il portafoglio. Sotto questo aspetto Peak è il giocatore che parte con più “pressione”, anche perché i suoi predecessori sapevano essere realizzatori ma anche ottimi rimbalzisti, un aspetto che l’americano dovrà sviluppare al più presto per rendersi utile alla squadra. E poi c’è l’aspetto legato alla continuità: a Pistoia Peak ha avuto troppi alti-e-bassi: qui dovrà essere più lineare.

4 – Milenko TEPIC (Ala – 1,98 – 1987 – Ser)

– Il suo passato non si discute – era nel roster del Panathinaikos che vinse l’Eurolega nel 2011 – così come non si discutono le sue qualità cestistiche, perché Tepic è uno che passa bene la palla, ha un buon tiro e belle capacità di lettura delle situazioni che si creano sul parquet. Ora dovrà iniziare a mostrare questi pregi anche al pubblico di Varese che fino a ora ha visto una versione decisamente povera del Tepic che si conosceva.
– Già due anni fa, quando giocava a Brindisi, Tepic pareva piuttosto alla frutta dal punto di vista atletico; il suo ritardo di condizione in questa estate 2019 non lascia tranquilli, tanto che pure Andrea Conti ha sottolineato le difficoltà del serbo in precampionato. La domanda che ci facciamo è questa: era davvero necessario dare il posto da “sesto uomo” a un giocatore di sistema ma che non dà garanzie atletiche e che non è un realizzatore? Vedremo come procede, però la prima impressione è che l’ala di Novi Sad stia faticando anche nell’inserirsi nel sistema Caja. Così c’è il rischio che da Milenko si trasformi in Sbilenko (vedi le percentuali al tiro nelle amichevoli).

5 – Jason CLARK (Guardia – 1,88 – 1990 – Usa)

– Ha giocato in tanti posti (dalla NCAA alla Turchia, dal Belgio alla Germania) e ha fatto canestro ovunque, nei tornei nazionali ma anche nelle coppe europee alle quali ha partecipato. Le guide lo descrivono come rapido, preciso, tagliente; le statistiche lo danno costantemente in doppia cifra: a Varese sarà chiamato a confermarsi in un campionato – la Serie A italiana – in cui Clark sarà un esordiente e nel quale gli accorgimenti tattici rendono spesso la vita dura ai bomber.
– Il suo fisico, visto da vicino, fa quasi stupore: ha spalle larghe ma gambette sottili sottili che paiono stuzzicadenti, specie se messe a confronto con i missili a disposizione di certe guardione possenti che Clark dovrà sfidare. E proprio una gamba ha subìto l’infortunio muscolare che ha tolto Jason dai giochi del precampionato, complicando la vita tattica e finanziaria della Pallacanestro Varese: una disdetta per uno che in carriera ha già dovuto fare i conti con situazioni del genere.

Openjobmetis - Sam Massango 92-61

7 – Ingus JAKOVICS (Play-guardia – 1,85 – 1993 – Let)

– Acquistato in corsa per sostituire l’infortunato Clark, ha subito dato l’impressione di essere un giocatore “vero” e non un semplice tappabuchi. In particolare al tiro: quando ha avuto mezzo metro di spazio, Jakovics ha spesso punito il difensore con canestri da fuori, la prima arma del suo bagaglio offensivo. Di ruolo guardia, può però anche portare palla e dare a Caja una serie di alternative per il quintetto, specie se accoppiato a Tambone. In difesa è il classico “piccolo” che non molla mai, e del resto con quei pochi chili non può far altro che buttarla sull’intensità. Ha un contratto bimestrale estendibile a tutto l’anno: scommettiamo che Varese ci penserà due volte prima di lasciarlo (se avrà fondi sufficienti)?
– Dicevamo: a livello fisico non è certamente un colosso e per di più è inserito in un reparto esterni che ha già un play titolare (Mayo) sottodimensionato. Il rischio di pagare dazio su questo aspetto è forte e ciò vale su entrambi i lati del campo. In precampionato ha giocato anche da playmaker, ma è tutto da verificare quando la difesa alza la pressione.

8 – Nicola NATALI (Ala – 2,02 – 1988 – Ita)

– Terzo anno in biancorosso: il primo di apprendistato con pochissimi minuti, il secondo di crescita con qualche spazio in più. A 31 anni può compiere un nuovo passo in avanti grazie all’etica del lavoro che lo ha sempre contraddistinto, grazie a un tiro da fuori divenuto via via più affidabile e grazie alle doti di “incassatore” nei confronti delle sfuriate di Caja.
– Che a Varese sia migliorato lo certifichiamo qui sopra, però NikNat “il cinese” (per via della lingua parlata con una certa fluidità) parte di nuovo dalle retrovie della panchina per oggettivi limiti fisici, prima ancora che tecnici. I piedi sono veloci il giusto, l’esplosività non è il suo forte e visto il ruolo – ala piccola – questo può essere un problema specie in difesa contro gli avversari corrispondenti.

9 – Siim-Sander VENE (Ala – 2,03 – 1990 – Est)

– È il pezzo più pregiato del mercato estivo, visto che arriva direttamente dall’Eurolega dove era finito anche grazie alla sua precedente esperienza varesina. Uno come lui, intelligente dal punto di vista tattico e ben fornito da quello tecnico, può andare a nozze con il gioco di Caja che chiede sapienza cestistica, “occhio” pronto” e capacità di fare un po’ di tutto in attacco e in difesa. Siim-Sander lo sa ed è pronto a rivestire quel ruolo di “facilitatore” che due anni fa permise di rendere al meglio tutto il resto del quintetto. Inutile nascondere quanto ci piaccia, per quello che sa fare sul campo.
– Due anni fa era all’esordio nel campionato italiano e, checché se ne dica, il “fattore sorpresa” spesso vince ancora su filmati, highlights e descrizioni degli agenti. Oggi è certamente più conosciuto agli allenatori avversari che possono iniziare a prendergli le misure. Poi, andrà verificata la sua intesa con Simmons perché con Cain bastava uno sguardo per capirsi. E ancora: per come è fatta questa squadra, Vene dovrà dare qualcosa anche a livello di leadership nelle statistiche, non solo negli atteggiamenti. Quindi, qualche punto e qualche rimbalzo in più, anche perché il suo stipendio è quello più pesante nello spogliatoio.

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11 – Jeremy SIMMONS (Pivot – 2,03 – 1989 – Usa)

– Esperto – ha trent’anni – ma con l’entusiasmo del debuttante. Jeremy Simmons ha sfiorato la A1 italiana alcuni mesi fa (lo voleva Reggio Emilia) e ora è pronto per lo sbarco nella massima serie: si porta in dote una certa maturazione a livello sportivo, un atletismo di primo piano ma anche qualche qualità tecnica (dai movimenti sotto canestro a un buon tiro dalla media, costruito ma efficace) molto utile per infastidire i diretti avversari. Il plus è rappresentato dall’affiatamento con Josh Mayo: avere un asse play-pivot rodato non può che essere un dato positivo.
– Due metri e zerotre non è una stazza da “totem d’area”, anche se da Kyle Hynes a Bryant Dunston (occhi a cuoricino) si sprecano gli esempi contrari: come se la caverà Simmons in un campionato dove non mancano i colossi dai piedi rapidi? Le prime indicazioni emerse in amichevoli sono positive, ma ora si arriva alla prova del nove. Il nuovo centro dovrà inoltre raccogliere l’eredità di Tyler Cain, tanto amato dal pubblico quanto efficace nel pitturato: Simmons riuscirà a non farlo rimpiangere? In attacco è probabile, in difesa forse, a rimbalzo però il suo predecessore pare inarrivabile.

14 – Josh MAYO (Play – 1,80 – 1987 – Usa)

– Arriva con l’etichetta di “Floor General”, generale in campo, e questo è un dato di fatto che volge a suo favore. Ha l’esperienza per ricoprire il ruolo di leader morale e le qualità (soprattutto nel tiro pesante) per quello di leader sportivo: Bulgheroni, Conti e Caja lo hanno cercato e scelto soprattutto per quello, dopo una stagione trascorsa con la vana speranza di veder sbocciare Moore. Ecco: a differenza dell’amico Simmons, parte favorito rispetto a chi lo precedeva nel ruolo.
– Le guide ufficiali dicono sia alto 1 e 80, sicuramente – aggiungiamo noi – con le scarpe, probabilmente quelle col tacco. Scherzi a parte, Mayo è davvero un play tascabile: ha già dimostrato di valere questo livello, ma in uno sport in cui i giocatori sono detti “giganti”, la bassa statura non è esattamente un pregio. Ha già tagliato quota 32 (anni) e rischiato grosso al primo contatto duro della stagione (in amichevole, con Cantù): speriamo riesca a preservarsi.

15 – Matteo TAMBONE (Play – 1,91 – 1994 – Ita)

– Il precampionato ci ha riconsegnato il Tambone di dodici mesi fa, quello che nelle partite di preparazione sembrava aver salito un altro gradino e che pareva prepararsi a una stagione da co-protagonista. Poi non andò così, ma la candidatura avanzata dall’esterno romano è di nuovo forte, visto che spesso e volentieri in amichevole ha vestito i panni del realizzatore. La presenza di Mayo, di Clark o Jakovics (guardie capaci anche di portar palla) possono dargli minuti in posizione da “2” e quindi aprirgli il campo per le triple che lo trasformano in “Tamboooom”. Ora o mai più.
– Ha alle spalle la prima stagione di “decrescita” in carriera, figlia probabilmente di una preparazione estiva super (nel 2018 era stato in Nazionale sperimentale) e di una benzina terminata presto, quando gli altri sono cresciuti. Quest’anno ha svolto un pre-campionato normale, vedremo se manterrà i ritmi visti fino a oggi. Ancora indietro per quanto riguarda il trattamento della palla e la regia puramente detta. Soffre anche l’utilizzo a singhiozzo: l’impressione è che in questo caso perda fiducia nei propri mezzi. Qui anche Caja dovrebbe pensare a qualche contromisura.

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18 – Luca GANDINI (Pivot – 2,06 – 1985 – Ita)

– Corona a 34 anni il sogno di esordire in Serie A e potrebbe volersi togliere qualche sfizio verso un ambiente che prima d’oggi non gli aveva mai concesso una chance. Conosce bene i propri limiti (questo è un bene) e ha comunque un bagaglio di giocate vicino a canestro, figlio di una buona tecnica di base e di tanta esperienza. In difesa ha chili e corpo che per un pivot sono sempre utili. In precampionato ha mostrato buona tendenza a guadagnare falli a favore e in carriera non è così male dalla lunetta (circa 70%). E per evitare l’etichetta di “nuovo Iannuzzi” si è anche tagliato la barba (vabbè, questa è una battuta).
– Il rovescio della medaglia: e se avessero ragione quelli che in 34 anni non lo hanno mai chiamato in Serie A? Le sue caratteristiche da “pivot bulgaro” (stazzato e “orizzontale”, poco propenso ai balzi verso l’alto) non si sposano con le richieste di una Lega in cui chi salta ha quasi sempre ragione. Dovrà garantire copertura a Simmons – quindi, occhio alla situazione falli – ma anche applicarsi alle regole difensive di Caja, un lavoro importante ma non dei più facili.

21 – Giancarlo FERRERO (Ala, 1,98, 1988, Ita)

– Ormai fa parte del paesaggio di Masnago, e non è poco in un basket (e in una squadra) dove le porte girevoli sono la regola: oggi sei qui e domani chissà. Se il capitano non si è mosso dalla Città Giardino è perché ogni anno ha saputo confermarsi: partito come rincalzo, ha guadagnato spazi anche importanti, convertendosi in “ala forte tattica” (da ala piccola che era) e sfruttando il nuovo ruolo per colpire da fuori e, in alternativa, sfruttare la mano sinistra anche in penetrazioni complicate. In difesa si va di “garra”: posizione, esperienza, gomiti, ginocchia… denti, nuca…: tutto fa brodo quando hai di fronte gente ben più stazzata, tecnica e costosa.
– Ciò che il Gianca usa come un’arma – l’atipicità fisica contro avversari più grossi e abituati a marcare gente simile a se stessa – è anche un limite perché oggettivamente certe volte è dura tenere fuori dall’area chi ha ricevuto mezzi ben superiori da Madre Natura. Deve confermare quella continuità nel tiro da 3 che lo scorso anno è stata preziosa (Natali a Trieste lo soprannominò Mão Santa, come Oscar) ma che purtroppo non è scontata. E poi ci piacerebbe che limitasse i falli evitabili: per forza di cose deve giocare duro in difesa, ma certe volte non si controlla. Iniziare una partita con un paio di penalità “gratuite” sulle spalle è una situazione condizionante.

COMPLETANO IL ROSTER 2019/20
5 – Gianmarco DE VITA (Guardia-Ala – 1,94 – 1997 – Ita)
12 – Omar SECK (Guardia – 1,87 – 2001 – Ita)
16 – Lorenzo NALDINI (Pivot – 2,00 – 2002, Ita)
17 – Niccolò VIRGINIO (Ala – 2,04 – 2003 – Ita)

NEGLI ANNI SCORSI – Ecco le nostre previsioni delle stagioni precedenti: 2018 – 2017 – 2016 – 2015 – 2014 – 2013 – 2012 – 2011 – 2010.

Pallacanestro Varese: mercato e amichevoli per l’estate 2019

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 24 settembre 2019
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