“Il virtuale è reale”, la lezione dello psicoanalista ai genitori dei nativi digitali

Le scuole della Cooperativa Rezzara hanno organizzato un incontro con i genitori per comprendere le relazioni sociali dei loro figli attraverso la rete

Generico 2018

I bambini e gli adolescenti nell’epoca dello smartphone e dell’iperconnessione, come affrontare la questione da parte dei genitori? È questa la domanda a cui ieri sera, giovedì, nel salone dell’oratorio San Luigi di Busto Arsizio, hanno tentato di dare risposta genitori e insegnanti . L’incontro è stato organizzato dalle scuole della Cooperativa Rezzara, per comprendere meglio come educare i figli dell’era digitale.

Ospite della serata lo psicoanalista Luigi Ballerini, autore del libro “Né dinosauri né ingenui”, che ha cercato di dare delle risposte alle domande e perplessità che si pongono gli adulti nell’osservare le nuove generazioni senza essere, appunto, “né dinosauri né ingenui”.

Gianni Bianchi, dirigente scolastico del Liceo Scientifico Blaise Pascal, dopo un primo ringraziamento al professore, chiarisce il motivo del confronto: «Siamo qua per essere più consapevoli, perché siamo passati dal passare le serate fisicamente insieme per scaldarci e scambiare due chiacchiere a relazioni umane curiose, dove si convive nello stesso luogo, ma si dialoga attraverso lo smartphone».

Attraverso la rete, i giovani riconoscono di non sentirsi mai soli, di poter essere qualcun altro, ma anche di potersi astenere dal pensare come se il pensiero fosse penoso e affaticasse. L’era digitale ha quindi cambiato il modo di stare insieme depotenziando la parola e smaterializzando l’altro, ma secondo il professor Luigi Ballerini, non è cambiato niente dagli uomini antichi ad ora: «L’uomo si è sempre mosso dentro ad una zona cercando di procacciarsi ciò che lo facesse stare bene. Oggi, a differenza di allora, la rete offre agli adulti la possibilità di scavare quel mondo segreto dei giovani, che è sempre esistito, ma questo bisogno di controllo del genitore moderno è un’illusione in cui i ragazzi superano da destra».

Ballerini, attraverso le parole di un adolescente, ha spiegato anche quanto sia sbagliato privare per punire: «“Mio papà pensa che non studio perché gioco alla PlayStation, invece io gioco alla PlayStation perché non studio”, significa che togliendo la distrazione, il ragazzo non studia allo stesso modo perché alla base c’è un altro problema e soprattutto in assenza dei genitori è chiaro che questi ragazzi facciano comunque ciò che gli è stato privato».

Rimane da comprendere, sia da parte degli adulti sia dei giovani, quanto il virtuale faccia ormai parte del reale «così come è reale il bene e il male che si può fare all’altro attraverso i social, e più in generale, la rete».
Alessandra Ottone, coordinatrice didattica della scuola secondaria di primo grado, Don Carlo Costamagna, spiega l’iniziativa intrapresa come qualcosa di necessario: «Il mondo tecnologico è troppo presente nella mente dei ragazzi, così noi adulti, ignari di tutta questa tecnologia, senza diventare coloro che “lasciano passare” e nemmeno coloro che “condannano”, dobbiamo sapere come interagire ed intervenire».

Perché uno psicologo e non un esperto informatico per chiarire i pericoli della rete? «Abbiamo invitato uno specialista perché non basta l’assemblea di classe, precisamente uno psicologo e non un esperto informatico perché i giovani ci superano anche nella tecnologia – ha chiarito Francesca Zazzeron, insegnante di lettere della secondaria di primo grado –. Inoltre, non è colpa della tecnologia e nemmeno dei ragazzi in sé, loro sono sempre uguali: sanno essere tanto generosi quanto crudeli, ma il poter rendere pubblica qualsiasi cosa di se stessi è un potere che amplifica ciò che il bambino è nella realtà».

Le scuole della cooperativa hanno in cantiere un nuovo progetto, quello ideato dal professore Luca Botturi, volto soprattutto a rendere i più piccoli consapevoli di quello che pubblicano e comunicano attraverso le immagini sui canali social. Concretamente, nell’insegnamento di lettere verrà proposta agli studenti l’analisi dei personaggi della letteratura, per capire cosa gli autori volessero trasmettere e che ruolo volessero assoggettare ai protagonisti; allo stesso modo, l’analisi verrà proposta nelle ore di storia dell’arte e in tutte le altre materie che si prestano a questa osservazione.

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Pubblicato il 27 settembre 2019
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