Alla scoperta della democrazia nell’Ossola liberata

Anche Sesto ha voluto ricordare la straordinaria esperienza della Repubblica dell'Ossola: un esperimento di democrazia dentro all'Europa ancora occupata dai nazisti, 75 anni fa

Repubblica dell'Ossola 1944 Domodossola

È in corso l’ultima settimana di celebrazioni della liberazione dell’Ossola nel 1944 e tante sono le iniziative per ricordare i quaranta giorni di libertà dalle dittature nazi-fasciste. Anche a Sesto Calende, dove molti hanno risposto all’invito dell’ANPI che, per l’occasione, lo scorso lunedì ha voluto invitare Giovanni Cerutti, direttore scientifico dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara e relatore della conferenza dal titolo “Alla scoperta della democrazia nell’Ossola liberata”.

Cerutti non solo ha voluto ripercorrere le vicende storiche, preferendo analizzare più dettagliatamente quello che nell’autunno del ’44 fu un vero e proprio tentativo di ripristino della democrazia.

«E’ importante avere un’idea corretta di cos’è stata la Resistenza. Non si può raccontare come epopea avulsa, senza prescindere dalla realtà dai fatti» queste le premesse di Cerutti. Il direttore ha voluto chiarire e illustrare l’intero scenario, italiano e europeo, dentro il quale agirono le resistenze: «Se al di sopra della linea gotica infuriava la guerra partigiana, a Roma si stavano consolidando rapporti e meccanismi di governo».

Altrettanto fondamentale per Cerutti fu la posizione geografica dove venne formata la giunta provvisoria di governo: «La Repubblica dell’Ossola fu un cuneo piantato nella Svizzera, il confine a Sud passa a Ornavasso sul lago di Margozzo – spiega lo storico – ma due lati del “triangolo” erano dunque “garantiti” da uno stato neutrale. Non uno qualunque, dal momento che in Svizzera erano presenti i servizi segreti americani e inglesi, oltre ai reporter di guerra; anche per questo la Repubblica dell’Ossola è così popolare. Con la Svizzera alle spalle, il motivo (delle forze alleate) per cui venne liberata l’Ossola fu in primo luogo militare: l’obiettivo era infatti quello di creare una “testa di ponte” per chiudere una tenaglia e liberare l’Italia in un momento in cui il fronte era ancora dinamico».

Ma quello che accadde nell’Ossola, con l’instaurazione di una giunta provvisoria di governo, anticipò alcuni meccanismi di una società democratica moderna.
« Il motivo per cui siamo qui stasera è dato dalla scelta del comandante del Val d’Ossola, Dionigi Superti, il quale ebbe un colpo di genio» spiega Cerutti. «La sua scelta infatti fu unica e singolare: a differenza delle altre repubbliche libere, l’Ossola infatti non sarebbe stata gestito da forze partigiane, ma direttamente dalla giunta civile. Una scelta che andò contro al volere comandante del Valtoce, Alfredo Di Dio».

Il potere militare fu dunque ceduto alla giunta che aveva come suo rappresentate il medico Ettore Tibaldi, futuro vicepresidente del Senato. «Un gesto nel segno della democrazia, dal valore più simbolico e concettuale rispetto l’effettiva possibilità di operare concretamente» commenta Cerutti (nella foto di apertura dell’articolo: comizio in piazza Mercato a Domodossola).

Sesto Calende varie

Per prima cosa dunque Tibaldi fece in modo di nominare i capi paese e i sindaci. Non avendo tempo per le elezioni, furono scelti tra i capifamiglia di ciascun comune, questo affinché ogni collettività avesse una sua espressione, il più democratica possibile e compatibile con il momento storico. «Nella Repubblica dell’Ossola ci fu persino la rifioritura di giornali considerati clandestini in Italia e dei fogli locali. La voglia di trasparenza era tale che ogni giorno Tibaldi pubblicò il bollettino della giunta provvisoria del governo. Ma tanta fu anche l’umanità – conclude Cerutti – i pochi fascisti rimasti nell’Ossola vennero custoditi nelle scuole di secondo le convenzione di guerra. L’alto commissario della giustizia Ezio Vigorelli, i cui figli vennero assassinati, sospese tutte le pene in attesa che i fascisti fossero giudicati solo al termine dal conflitto».

Un esempio importante di democrazia, quello raccontato da Cerutti. E nonostante la concomitanza con altri eventi sestesi, il fatto che la Sala Varalli di Sesto Calende fosse tutt’altro che deserta, si può considerare la dimostrazione che temi come la resistenza e la Repubblica dell’Ossola sono ancora piuttosto sentiti dalle comunità sulle sponde del fiume Ticino.

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Pubblicato il 16 ottobre 2019
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