Il boom cinese in provincia: dai Sushi alla via della Seta

Francesco Wu, fondatore dell'Unione Imprese Italia Cina e membro di Confcommercio Milano, racconta come sta cambiando la presenza cinese sul nostro territorio: "L'Italia? Oggi è meta turistica"

Parte da Hupac il primo treno per la Cina

Il fenomeno dei sushi sulla Saronnese, un supermercato che diventa un superstore gestito da cinesi a Busto Arsizio (come già avvenuto a Castellanza), una grande officina per autobus che si trasforma in un ristorante cino-giappo-italo-brasiliano da 400 posti a sedere, Air China che sceglie il Palace Hotel di Legnano per far riposare il proprio personale che fa scalo a Malpensa, prodotti che arrivano e partono dallo scalo merci di Hupac sfruttando la nuova Via della Seta.

La Cina è vicina, dice un vecchio adagio, anche se l’Italia non è più la meta preferita per viverci ma è tra le primissime per il turismo con numeri in crescita esponenziale e grand tour nelle più importanti città del Bel paese, iniziando da Milano.

Il boom cinese tra Busto Arsizio e Legnano

Il quadro tratteggiato è quello di un piccolo spaccato di territorio a cavallo tra le province di Varese e Milano, dove sta affiorando sempre di più la punta di un iceberg economico che è molto più complesso di una volta quando i cinesi erano accostati a lavoro nero e dumping salariale, poca integrazione e difficoltà nell’inquadrare il fenomeno migratorio.

Francesco Wu, un cinese in Confcommercio

Oggi i cinesi sono un pezzo importante dell’economia e recentemente Francesco Wu, proprietario del ristorante Borgo Antico di Legnano (dove propone cucina italiana, ndr), è entrato nel direttivo della Confcommercio Milano ed è referente per l’imprenditoria straniera. Nato nel 1981 a Zhenjang come quasi tutti i cinesi che gravitano sulla zona (provincia grande 4 volte la Lombardia e con 56 milioni di abitanti) è ingegnere laureato al Politecnico, in Italia dal 1989. Insieme al fratello ha aperto due ristoranti e ha fondato l’Uniic (Unione Imprenditori Italia Cina).

francesco wu cina confcommercio

Come è cambiata la comunità cinese in Italia

Wu racconta come ha visto cambiare la comunità cinese: «Ho visto cambiare in meglio la comunità cinese. Si è rafforzato il settore terziario, particolarmente nell’ambito della ristorazione negli ultimi 7-8 anni e i risultati sono lì da vedere. Dai ristoranti Wok si è passati alla formula “all you can eat” che funziona moltissimo. È una tendenza che viene da Milano, dove il mercato è saturo, e si sposta nelle aree esterne ma densamente abitate come questa. Il fenomeno rimarrà anche se inizierà una selezione ma fino a quando i ristoranti giapponesi si riempiranno ne apriranno di nuovi, è un fenomeno particolare che porta ad aperture di locali sempre più curati uno di fronte all’altro come accade sulla Saronnese. Ormai abbiamo intere generazioni che sono cresciute con la cucina giapponese e continueranno ad andarci».

Il commercio e il tessile, fenomeni in diminuzione

Sempre in ambito di commercio Wu analizza anche il fenomeno dei negozi che vendono diverse tipologie di prodotti: «Anche in questo settore ci sono dei cambiamenti – spiega – prima i negozi erano più piccoli mentre oggi hanno assunto dimensioni più importanti come quello che apre a Busto Arsizio o quello che c’è all’interno dell’ex-Esselunga di Castellanza. In questo settore, però, è necessario aumentare le dimensioni per fare economia di scala in quanto la produzione in Cina comincia a non essere più conveniente come prima».

Le seconde generazioni e il flusso dalla Cina

L’integrazione nella società è cambiata? «Moltissimo, grazie alle seconde generazioni che hanno studiato qui e che parlano perfettamente italiano. Esistono ancora sacche di anonimato e di lavoro nero ma in un settore come quello tessile, dove il fenomeno era più concentrato, si assiste ad una regolarizzazione e anche ad una diminuzione di imprese».

Wu analizza anche un altro fenomeno: «Il flusso di cittadini cinesi verso l’Italia è in diminuzione. Sembriamo di più perchè abbiamo fatto figli e in generale mai meno di due. Se guardiamo i dati a Milano, in questo momento, aprono più aziende di egiziani che di cinesi. Questo perchè il benessere si sta diffondendo anche in Cina e l’Italia viene vista ormai come una delle più importanti mete turistiche da visitare. Oggi il turismo cinese porta più soldi del taglio dei parlamentari che è stato recentemente approvato».

Luoghi comuni da sfatare attorno ai cinesi

Infine c’è qualche luogo comune da sfatare intorno alla comunità cinese: «C’è una leggenda metropolitana che gira da 20 anni sul fatto che ci siano accordi tra Italia e Cina per favorire commercio e aziende cinesi, in cambio dell’acquisto del debito pubblico italiano (la Cina ha tra il 7 e l’11% del nostro debito, ndr); non è vero che i cinesi abbiano sussidi statali dalla Cina per aprire attività in Italia; non è vero che i cinesi si presentino con sacchi di banconote per acquistare attività in Italia».

Il prestito e l’onore

Come fanno allora ad aprire così tante attività? «Esiste nella cultura cinese il prestito tra familiari e concittadini. Chi non presta soldi è visto male nella cultura cinese, è un segno di mancanza di rispetto. Moltissimi cinesi vengono qui con i soldi che si sono fatti prestare ma è nella nostra cultura anche ripagare i debiti fino all’ultimo centesimo quindi quando vengono qui il primo loro obiettivo è guadagnare soldi per ridarli a chi li ha prestati»

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2019
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