La perizia del Tribunale inchioda Cazzaniga: “Sovradosaggi concausa di molte morti”

Degli 11 casi di morte in Pronto Soccorso per i quali è imputato almeno uno è stato definito dai periti direttamente correlato al suo operato mentre per altri sei si parla di concausa

leonardo cazzaniga

Il processo al medico Leonarco Cazzaniga, accusato di aver partecipato all’omicidio di tre familiari dell’ex-compagna Laura Taroni e di aver provocato la morte di 12 pazienti ricoverati in Pronto Soccorso a Saronno, è giunto ad uno dei momenti cruciali e cioè quello della presentazione della perizia chiesta dal Tribunale di Busto Arsizio sui casi di morte in Pronto Soccorso.

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Eseguita dai professori Roberto Moroni (direttore dell’hospice Cascina Brandezzata e medico del Policlinico di Milano), Giuseppe Bacis (direttore dell’Unità Operativa del Centro Antiveleni di Bergamo) e da Roberto Malcontenti (medico legale), ha analizzato tutta la documentazione prodotta per ogni decesso e le perizie eseguite dalle parti.

Lo studio doveva dare risposta alle cause della morte di ogni singolo paziente, se la prestazione e somministrazione di farmaci da parte del dottor Cazzaniga sia da ritenersi corretta e coerente con le buone pratiche mediche, se ciascuna delle morti sia conseguenza immediata e diretta della somministrazione dei farmaci da parte dell’imputato e se e quanto ha inciso nel rapporto causale questa somministrazione. Ai periti è stato anche chiesto se la condotta della commissione interna che comprende gli altri imputati (Valentini, Scoppetta, Cosentina e Pennuto) è da considerare diligente e corretta in base alla documentazione che avevano a disposizione e in base alle loro conoscenza mediche.

Il risultato ha evidenziato che i sovradosaggi di farmaci come Midazolam, Propofol e Morfina sono riscontrati in quasi tutti i casi analizzati. I periti dicono che la morte di Luigia Lattuada è direttamente correlata all’abuso di farmaci da parte di Cazzaniga mentre per Pietro Oliva, Federico Mascazzini, Giuseppe Vergani, Amgelo Lauria e Mario Volontè la somministrazione di farmaci è una concausa della morte mentre non è certa la causalità per la morte di Antonino Isgrò mentre per Viriginia Moneta la morte è stata “velocizzata”, infine per Giacomo Borghi si parla di minima concausa.

Per i tre esperti del Tribunale appare evidente che Cazzaniga non abbia quasi mai fatto riferimento alle linee guida di riferimento in quegli anni (parliamo del periodo che va dal 2010 al 2014) somministrando dosi di farmaci in maniera eccessiva per i protocolli delle cure palliative di riferimento. Non rispettava la gradualità della somministrazione e la quantità di farmaci da somministrare, non condivideva con i pazienti (quando lucidi) o con i familiari le scelte che riguardavano l’alleviamento delle sofferenze.

Rispetto al lavoro fatto dalla commissione interna dell’ospedale, che doveva analizzare il modus operandi di Cazzaniga in 4 casi di pazienti morti in pronto soccorso, i tre periti dicono che «la commissione era certamente in possesso delle conoscenze necessarie a valutare l’abnormità dei dosaggi almeno per quanto riguarda il dottor Frattini  (responsabile del dipartimento Emergenza Urgenza e delle strutture di anestesia e rianimazione) e il dottor Scoppetta (primario/responsabile del Pronto Soccorso). Discorso a parte per la dottoressa Pennuto che, da quanto analizzato dagli esperti, non poteva essere in possesso delle conoscenze necessarie a dare un giudizio in quanto la sua carriera medica si è perlopiù dipanata in ambito forense.

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 21 ottobre 2019
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