Le fragilità di tutti raccontate con gli occhi di Anna e della sua sindrome di Down

Il primo incontro alla Liuc per “disabilitare la disabilità” ha visto protagonista Guido Marangoni e il suo libro in cui parla della figlia, di “rotte che mutano” e delle mille fragilità che abitano in ognuno

guido marangoni liuc

Nel pomeriggio di ieri, giovedì 17 ottobre, ha tenuto il primo appuntamento nell’Auditorium della Liuc, Guido Marangoni presentando il suo nuovo libro “Come stelle portate dal vento”.

Si tratta del primo degli incontri che l’università ha organizzato con l’obiettivo di “disabilitare la disabilità”: «Gli appuntamenti sono volti a rendere il rapporto con la disabilità più “normale”. Le varie disabilità non devono essere motivo di esclusione, e non solo in termini etici, perché ogni individuo può essere prezioso anche nel mondo del lavoro» ha spiegato Eliana Minelli, docente Liuc e delegata del Rettore per la disabilità e i DSA, che, provocatoriamente, continua: «Perché perdere queste perle? Dobbiamo saper attrezzare cosicché ognuno possa gestire le situazioni difficili della vita; se non diamo i mezzi oggi per farlo, un domani tutto peserà sull’intera società, economicamente e non solo».

Claudio, già autore di “Anna che sorride alla pioggia” (vincitore Premio Selezione Bancarella 2018), è papà di Anna e marito di Daniela; balbuziente e scrittore. Con “Come stelle portate dal vento” racconta della sua bimba, che oggi ha cinque anni, con sindrome di Down, ma anche delle proprie fragilità, della sua balbuzie e delle sue “mutande rotte”: «Partendo dalle mutande rotte ho voluto creare una restituzione di tutti gli incontri che ho fatto, dopo circa 80mila km. Anna è un pretesto per parlare di qualcosa che riguarda tutti, con disabilità, disagi e fragilità, perché capita a tutti di perdere la direzione. Per esempio, anche Manzoni era balbuziente, così come Chagall e molti altri grandi della storia».

Guido non vuole insegnare nulla, non ha ricette da impartire, ma sottolinea l’importanza della condivisione della parte più fragile di ognuno di noi. «“Se mi dici la sua lingua, io la imparo” – racconta l’autore – sono state le parole che un compagno di scuola di Anna mi ha rivolto; questa è la modalità con cui dovremmo interagire tutti perché per superare la distanza che ci separa dalla diversità, dobbiamo abitare quella zona imbarazzante. – e continua – Rinunciando a dare le giuste spiegazioni ai figli, per esempio, allontaniamo e ingigantiamo quella distanza».

«Qualsiasi disabilità, in relazione alla vita, non può impedire il raggiungimento della felicità. La relazione con il prossimo è sempre strettamente connessa all’accettazione di se stessi, ecco perché quando interagiamo con le persone dobbiamo affrontare la dimensione ineludibile della vita, non come un tabù da nascondere, ma come vita che va valorizzata e portata alla luce» ha chiuso l’incontro la docente Eliana Minelli.
Gli altri appuntamenti saranno nel laboratorio i-FAB della LIUC, il 5 novembre alle 17:30 e venerdì 22 novembre alle 17:00.

Per ulteriori informazioni ed iscrizioni agli incontri, liberi e gratuiti, www.liuc.it mentre se volete ulteriori informazioni su Guido Marangoni e sulla piccola Anna c’è il diario delle buone notizie di Anna su Facebook.

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Pubblicato il 18 ottobre 2019
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