Mai così tanti sindaci tutti insieme: “Siamo 4.000, ora ascoltateci”

L'anno scorso i sindaci radunati a Roma da Poste Italiane credevano che quelle promesse non sarebbero mai diventare realtà. Ora invece sperano che anche il governo prenda esempio dalle poste

sindaci fascia tricolore

Il dialetto bergamasco si mischia al siciliano stretto, il sindaco più giovane d’Italia parla con i colleghi che i capelli bianchi li hanno ormai da decenni, i più eleganti in giacca e cravatta siedono accanto ai più ruspanti con la camicia a quadrettoni. Ma tutti hanno una cosa in comune: la fascia tricolore che dalla spalla destra cinge il fianco sinistro. Contarle è impossibile, ma se qualcuno ci avesse provato sarebbe arrivato a quota 4.000. Perchè tanti sono i sindaci che lunedì 28 ottobre sono arrivati a Roma per il grande raduno di Poste Italiane dedicato ai comuni più piccoli del Paese, quelli con meno di 5.000 abitanti.

Rappresentano qualcosa come 10 milioni di persone che vivono nelle zone più remote del Paese, posti bellissimi ma che spesso si sentono dimenticati. E troppo spesso non si tratta di una semplice sensazione. Così la giornata in cui Poste ha aggiornato il suo piano di investimenti è stata anche una giornata di rivendicazioni collettive.  «Questa fascia ci aiuta nei momenti più difficili a tenere insieme le nostre comunità -ha detto dal palco Antonio De Caro, il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani-. Qualche volta veste in maniera un po’ goffa, tipo a me perché ho tenuto quella del mio predecessore che però era alto 20 centimetri più di me».

Un esempio di come nei comuni la lotta per la sopravvivenza economica è quotidiana. «Oggi siamo ospiti delle Poste ma quante volte vi è capitato di pagare di tasca vostra per i trasferimenti o piccole iniziative perchè non ci sono i soldi -ha chiesto il rappresentante dei sindaci con la voce sommersa dagli applausi-. Questo vi fa onore ma non è giusto, specialmente se pensiamo alle indennità ridicole che percepite. Io credo che in alcuni casi sarebbe meglio una pacca sulle spalle, vi gratificherebbe di più». Altri applausi. E forte dell’esercito dei sindaci e vedendo la presenza in sala di mezzo governo De Caro punta alto: «In parlamento c’è una legge che è stata ribattezzata libera sindaci e che propone tra le altre cose un compenso di 1.500 euro netti, speriamo venga approvata presto». Ancora applausi.

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E il governo sembra aver recepito la richiesta. È lo stesso Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a farsene esplicitamente carico. «L’Italia senza i piccoli comuni non sarebbe la stessa e le vostre richieste vanno ascoltate» ha detto il ministro prima di ipotizzare che parte dei risparmi del taglio dei parlamentari potrebbe essere utilizzato proprio per sostenere economicamente le comunità più piccole del Paese. Anche il premier Giuseppe Conte assicura che «il governo è con voi» e snocciola interventi, novità e intenzioni. Certo che passare dalle parole ai fatti è difficile e in questo senso l’esempio di Poste può fare scuola. Il Ministro della coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, lo spiega così: «L’anno scorso con il piano che è stato lanciato, e che poi è stato effettivamente realizzato, Poste ha mostrato l’importanza del restare nei vostri territori». Ma forse ancora più chiaro è il ministro della Cultura, Dario Franceschini quando dice che «il valore sociale è più alto di quello economico».

Tutte questioni che i sindaci di questi comuni conoscono bene. Non a caso da quando Poste ha annunciato questo piano ci si sono buttati tutti a capofitto e nel giro di un anno dalla Val d’Aosta alla Sicilia sono stati ben 14.000 gli interventi realizzati. Interventi che -e in questi giorni di summit in tanti lavoratori dell’azienda l’hanno ricordato a microfoni spenti– non si basano sulla filantropia: Poste è infatti una società quotata in borsa che, se da un lato deve ricoprire un ruolo sociale storico, dall’altro deve affrontare i mercati e gli investitori. Ma poi quelle stesse persone ricordano come nel corso di un anno –da quando è stato annunciato il cambio di rotta dell’azienda– il titolo in borsa è cresciuto come mai prima. E così se l’anno scorso il leitmotiv dei sindaci uscendo dall’incontro con le Poste era “chissà se realizzeranno tutto quello che ci hanno promesso” quest’anno era un altro: “speriamo che anche il governo faccia come le poste”.

di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2019
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