Il ritorno al futuro dei metalmeccanici. Re David: “Chiediamo il ripristino di diritti fondamentali”

La segretaria nazionale della Fiom è intervenuta al convegno della Fiom Cgil a Villa Cagnola sull'Autunno caldo

Generico 2018

«Come avvenne nel 1969, con la nuova piattaforma contrattuale rivendichiamo anche diritti fondamentali. Il diritto di assemblea, alla mensa e la formazione come diritto soggettivo». Secondo Francesca Re David, segretaria della Fiom Cgil, intervenuta all’incontro”Dal contratto del 1969 al contratto del 2019” tenutosi a Villa Cagnola per i 50 anni dello Statuto dei lavoratori, il contesto attuale ripropone alcune sperequazioni economiche, politiche e sociali che furono al centro della contrattazione di allora e dello scontro con Confindustria.

Lei ha parlato di riconquista di alcuni diritti fondamentali, è questa la priorità nella contrattazione attuale dei metalmeccanici?
«Siamo in una fase in cui le ingiustizie sociali sono cresciute enormemente. C’è un impoverimento generale e una divaricazione profondissima tra ricchi e poveri. Le imprese hanno frammentato l’organizzazione del lavoro, un processo che risale a molti anni fa. Oggi quei diritti fondamentali devono essere riarticolati all’interno delle singole imprese, dove il lavoro è stato frantumato volutamente a colpi di appalti e subappalti, e all’interno di un contesto totalmente mutato. L’esempio di Fincantieri calza a pennello: per fare una nave non ci vogliono certo otto contratti diversi».

C’è però anche una partita che riguarda l’innovazione: se non contratti l’algoritmo sei destinato a subirlo.
«Le nuove tecnologie, in particolare l’utilizzo dell’algoritmo, sono ormai dappertutto. E siccome la tecnologia non è neutra, tutte le informazioni che il lavoratore cede e fornisce al datore di lavoro sono una forma di controllo tutta a vantaggio delle imprese e della produttività. È chiaro che vanno contrattate e per farlo ci vogliono forza e intelligenza, occorre una nuova forma di alfabetizzazione come si fece negli anni Settanta con le 150 ore. La nuova piattaforma contrattuale punta a recuperare il controllo del lavoro».

Il contratto collettivo dei metalmeccanici ha avuto sempre una valenza politica, è considerato l’apripista per tutti gli altri. È ancora così?
«Sì, lo è tuttora perché in quel contratto il conflitto tra capitale e lavoro non è stato mai negato. La contrattazione sindacale media tra gli opposti interessi. È quando non si fa, che il risultato evidente è l’allargamento della forbice. L’ultimo governo che intervenne fu quello del 1999 quando ministro del Lavoro era Antonio Bassolino. Il non intervento è sempre stata una scelta di parte».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 29 Ottobre 2019
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