Un libro racconta la storia della putrella del Campo dei Fiori e del “nodo all’italiana”

"Mario Bisaccia. La rivoluzione delle tecniche di assicurazione in alpinismo”, curato da Alessandra Galli, che racconta l’evoluzione dell’alpinismo attraverso le gesta di un gruppo di ragazzi di Varese che diedero vita al Gruppo Roccia della locale sezione del CAI

Generico 2018

Sapevate che nel mondo dell’alpinismo c’è un nodo inventato a Varese che ha preso il nome di “nodo italiano”? E che al Campo dei Fiori c’è una putrella installata negli Anni Sessanta?

Ve lo raccontiamo noi, grazie ad un libro pubblicato di recente, “Mario Bisaccia. La rivoluzione delle tecniche di assicurazione in alpinismo”, curato da Alessandra Galli, che racconta l’evoluzione dell’alpinismo attraverso le gesta di un gruppo di ragazzi di Varese che, negli anni del secondo dopoguerra, diedero vita al Gruppo Roccia della locale sezione del CAI.

I segni di quell’esperienza pionieristica nel campo dell’alpinismo ci sono ancora sulle nostre montagne: «Dalla stazione di arrivo della funicolare di Campo dei Fiori, seguendo verso Nord la strada sterrata, il sentiero e infine la cengia a gradoni scavata nella roccia e protetta da una ringhiera di altri tempi, si arriva ad un piccolo spiazzo caratterizzato dalla presenza di una piastra di ferro fissata alla base della parete rocciosa e da una grossa putrella ancorata a sbalzo nella parte alta della parete – racconta Franco Bisaccia, figlio dell’alpinista Mario Bisaccia -. Questa putrella (che dà anche il nome alla zona stessa) fu installata da un gruppo di rocciatori del CAI Varese alla fine degli anni Sessanta allo scopo di sperimentare i metodi per frenare la caduta di un primo di cordata, simulando il peso di un corpo umano con un grosso copertone di autocarro del peso di circa 80Kg. Tramite un verricello a mano montato sulla piastra di base il copertone veniva innalzato per molti metri e poi, assicurato ad una corda, veniva lasciato cadere nel vuoto fino a che la corda andava in tensione e un “compagno di cordata” doveva trattenerlo prima che toccasse terra, frenando una massa in accelerazione di molte centinaia di Kg. La sperimentazione portò a metà degli anni Settanta alla affermazione del nodo “mezzo barcaiolo”, detto anche “nodo italiano”, come sistema universale conosciuto e usato in tutto il mondo per l’assicurazione dinamica al primo di cordata. Ancora oggi la putrella del Campo dei Fiori è utilizzata durante i corsi di alpinismo del CAI per far provare agli allievi la “tenuta” di un volo del compagno».

Generico 2018

Le storie della “putrella” e del “mezzo barcaiolo” sono raccontate nel libro “Mario Bisaccia. La rivoluzione delle tecniche di assicurazione in alpinismo”, un volume che raccoglie i contributi scritti da alpinisti e storici dell’alpinismo (tra cui Silvia Metzeltin Buscaini, Matteo Serafin, Giuliano Bressan, Mario Bramanti) centrato sulla figura dell’alpinista varesino, punto di riferimento per tanti e principale studioso e promotore in Italia e nel mondo della sicurezza in arrampicata su roccia e su ghiaccio. Grazie all’esperienza del “capitano”, come era chiamato Bisaccia, e dei suoi amici e compagni di cordata dell’epoca nacque la prima scuola di alpinismo della città, intitolata a Remo e Renzo Minazzi.

Edito nel nel 2018, in occasione della ricorrenza del 50° dalla nascita della Commissione Materiali e Tecniche fondato nel 1968, il libro ha voluto offrire un’importante testimonianza storica sul lavoro svolto in quegli anni attraverso la voce di chi c’era, grazie al fondamentale contributo di Adriano Castiglioni (INA) e Carlo Zanantoni (accademico del CAI).

La prima parte del libro racconta la vita e il ruolo di Mario Bisaccia per l’alpinismo varesino e italiano; il contesto sociale e culturale in cui Mario operava, nonché l’evoluzione delle tecniche e dei materiali seguita dalla Commissione ora Centro Studio Tecniche e Materiali del CAI.

Generico 2018

Nella seconda parte del volume vengono proposti alcuni scritti inediti di Mario Bisaccia, riflessioni e racconti legati alla montagna che ne mostrano la sua personale filosofia di vita.

«Non si tratta di arida cronaca alpinistica o di resoconti di scalate, ma di riflessioni profonde sull’essenza dell’alpinismo e sul rapporto di vera amicizia che lega fra loro i compagni di cordata», osserva Lella Cesarin di Padova che, insieme a Bisaccia e al marito Gianni Mazzenga, furono insigniti del riconoscimento del Cardo d’Oro per la solidarietà, dopo aver salito il Cimon della Pala insieme all’amico non vedente Toni Gianese.

Non solo un saggio, quindi, di storia e di tecnica dell’alpinismo; ma soprattutto un lavoro di testimonianza per far conoscere agli alpinisti di oggi un alpinista di ieri, che non può essere dimenticato.

Una persona generosa e positiva, che non si è mai messa in mostra, e che ha contribuito in modo determinante e come nessun altro alle nostre attuali possibilità di andare in montagna in sicurezza.

Il libro è in vendita presso la sede Cai Varese in via Speri della Chiesa, alla Libreria Ubik di piazza del Podestà 1 a Varese, da Grafiche Quirici srl a Barasso, nella Libreria Monti in città di viale Monte Nero 15 a Milano oppure on line agli indirizzi www.store.cai.it o www.quirici.it.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 ottobre 2019
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