La sfida per salvare la “generazione sandwich” in un Paese sempre più vecchio

Una ricerca di Openjobmetis e Ambrosetti fotografa un'Italia che invecchia sempre di più e propone 5 punti per migliorare l'assistenza, a partire da quella domiciliare

bambini anziani

Da un lato i genitori anziani, con le loro necessità e in molti casi non più autosufficienti. Dall’altro i figli, da crescere e accudire. In mezzo loro, la cosiddetta “generazione sandwich”: uomini e (soprattutto) donne stretti tra le necessità della famiglia di origine e quella che si sono creati e che si trovano davanti sfide sempre nuove e complicate.

Proprio per questo la divisione Openjobmetis e The European House – Ambrosetti hanno realizzato insieme una ricerca per fotografare ancora meglio un fenomeno molto complesso e provare a fornire qualche soluzione. Un documento, presentato lunedì 14 ottobre al 31esimo piano del Pirellone, dal quale emerge come oggi in Italia ci sono quasi 14 milioni di persone sopra i 65 anni e di questi 10 milioni ne hanno più di 70. Anziani che in 1 caso su 3 non possono più svolgere attività domestiche e in 1 caso su 10 non è più autosufficienti. Numeri che tra l’altro anno dopo anno sono destinati a crescere e che la “generazione sandwich” affronta come riesce: così cresce la spesa per i servizi di assistenza a domicilio, diminuisce quella per le soluzioni residenziali ma in molti casi sono i familiari a farsi carico degli anziani non autosufficienti, andando a costituire l’esercito silenzioso dei cosiddetti caregiver. E quando a casa arriva la badante, nel 60% dei casi si tratta di una figura assunta in maniera non regolare.

Uno scenario non molto rassicurante dal quale secondo Openjobmetis e Ambrosetti si può uscire solo attraverso 5 linee d’azione: sostenere le partnership pubblico e privato; incentivare l’innovazione dei servizi offerti agli anziani, soprattutto quelli a domicilio; definire percorsi di formazione specifici e criteri di qualità per gli operatori di servizi family care; fornire attività di counseling alle famiglie per orientarle al meglio; prevedere agevolazioni fiscali con forme di deducibilità fiscale dal reddito, oggi ferme al 19% della spesa. 

convegno Pirellone openjobmetis

Un problema che richiede risposte ancora più complesse se si pensa che anche le esigenze degli anziani stanno cambiando: «Ormai nella categoria degli anziani stanno arrivando i babyboomers e giocheranno all’attacco, chiedendo servizi e assistenza» spiega Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva. E in questo senso una delle principali questioni da affrontare è quello della continuità assistenziale: «questo deve essere un percorso lineare e standardizzato e deve avere risposte certe, senza improvvisazioni o la ricerca di raccomandazioni». Un tema complicato che anche una regione come la Lombardia ha difficoltà ad affrontare: se infatti da un lato si rema sempre più verso un’assistenza di tipo domiciliare si stima che il sistema pubblico, così per com’è strutturato oggi, sarà in grado di rispondere in futuro solo ad un 30/35% delle esigenze.

Proprio per questo il settore privato si sta mobilitando sempre più con servizi e opportunità fino a qualche anno fa impensabili. «Alla fine di tutto, nel concreto, noi abbiamo sempre una persona che deve entrare a casa delle famiglie -sintetizza Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis- e per questo io credo che la cosa più importante sia la formazione. Però serve anche un’azione della politica con un contratto collettivo nazionale che inquadri meglio la figura dell’assistente domiciliare e un’aumento delle detrazioni fiscali». Una sfida che Openjobmetis affronterà in prima persona, scorporando la sua divisone Family Care in una società a sé e che punta a quadruplicare clienti e filiali nel corso dei prossimi 5 anni. 

Una nuova azienda per l’assistenza agli anziani, Openjobmetis scorpora “Family Care”

di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2019
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