Il caloroso abbraccio di Varese ad Aldo Macchi, uomo di grande umanità

Grande folla a Velate per dare l'ultimo saluto ad Aldo Macchi scomparso improvvisamente domenica scorsa

Funerali a Velate del prof Aldo Macchi

Un abbraccio troppo grande. La piccola chiesa di Santo Stefano a Velate non ha potuto contenere, questo pomeriggio, il grande abbraccio della città di Varese al professor Aldo Macchi.

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Colleghi, pazienti, allievi, amici: una folla commossa e incredula è giunta nel borgo varesino per salutare l’odontoiatra di Varese, direttore della clinica dell’ospedale, docente della scuola di medicina, scienziato innovatore e grande maestro. Amico dei più fragili e bisognosi. 

Tantissimi i giovani che hanno voluto dire addio al loro maestro: una guida nel corso di laurea ma anche nella vita: «  Ciò che non è scritto nel suo ricco curriculum è la grande umanità che aveva verso i suoi allievi – ha ricordato il rettore dell’Università dell’Insubria Angelo Tagliabue collega di lavoro per 35 anni – Amava insegnare e aveva un grande rapporto con i suoi studenti: li spronava a studiare sempre, a spingersi avanti. Molti lo hanno conosciuto come un grande professionista. Io ne ho conosciuto il lato famigliare, quello di marito, padre e nonno premuroso e attento. Forse con gli adulti era più schietto e sincero ma con i giovani aveva un atteggiamento di protezione e guida».

Sul sagrato di Velate grande la commozione per la prematura scomparsa di un personaggio che si era distinto per la passione e l’entusiasmo con cui viveva la sua professione.

Un affetto sincero ha circondato la moglie Oriana e i figli Stefano ed Elisabetta a cui è spettato il compito di dare l’ultimo saluto: « All’inizio non volevo dire nulla perchè ritenevo che l’emozione mi avrebbe impedito di parlare – ha raccontato dal pulpito  – Poi mi è venuto in mente che, nei momenti più difficili , io mi rivolgevo a te in lacrime quindi anche oggi sono coerente. Proprio quella coerenza che tu ci hai insegnato, insieme al buon senso e all’attenzione per le persone, che ci raccomandavi di “mettere sempre messe al centro”. Ci hai insegnato la creatività: la tua ricetta per superare il dolore o la tristezza era quello di “inventarci qualcosa”.  Tu facevi così : così anche noi, ora, dovremo inventarci qualcosa per superare questo dolore che sembra soffocare il nostro amore. Allora voglio ricordare la favola di Maxi e Mini che racchiude il senso di questo smarrimento:

<<Ma l’amore si consuma?
Se si scolla si riattacca?
Se si rompe, se si strappa
Poi si aggiusta, si rattoppa?>>

Dice Maxi: <<Non lo so.
Quel che penso io però
È che sempre ti amerò.>>

<<E se finisco io, e se finisci tu?
Allora anche l’amore non ci sarà più?
Oppure lui resiste?
L’amore sempre esiste?>>

Maxi prende Mini
tra il caldo delle braccia
E sulla notte immensa
Stringendolo si affaccia.

<<Guarda come brillano le stelle nella notte
Benchè molte di loro da tempo siano morte.>>

<<Finchè le stelle splendono nel cielo buio e nero
L’amore sarà vivo
Per sempre e per davvero.>>

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Pubblicato il 12 Novembre 2019
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