Il cambio generazionale in azienda: “Va preparato con grande anticipo”

I rischi e le opportunità dell'arrivo delle nuove generazioni alla guida delle imprese familiari al centro dell’incontro organizzato da Confartigianato Imprese Varese

confartigianato imprese varese

Meno di un’azienda familiare su tre sopravvive fino alla seconda generazione. Solo il 15% arriva alla terza. Il ricambio generazionale all’interno delle piccole e medie imprese a gestione familiare – che costituiscono il fulcro economico del Varesotto – è un momento delicato e dove è facile fare errori.

Le aziende familiari hanno però dei punti di forza particolari, che se sfruttati al meglio possono dare vita a realtà virtuose. Per questo motivo Confartigianato Imprese Varese ha organizzato giovedì 21 novembre nella sua sede di Gallarate un incontro per discutere su rischi e opportunità legate all’inserimento delle nuove generazioni nella gestione delle aziende.

Nel corso della discussione sono intervenuti: Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese, Luca Petoletti, partner di The European House Ambrosetti, Carlo Preve, amministratore delegato Riso Gallo, e Mauro Marocco, consulente di Banca Mediolanum.

«La continuità generazionale delle aziende – ha detto Mauro Colombo – riscuote col passare del tempo sempre più interesse tra gli imprenditori. Si tratta di un passaggio complesso e rischioso per le aziende, e ogni attività che fallisce rappresenta un fallimento per tutto il territorio. È importante che le aziende non siano lasciate sole in questi momenti così delicati».

Secondo Luca Petoletti, partner di The European house Ambrosetti ed esperto di ricambio generazionale, è importante che i proprietari inizino a pensare all’ingresso dei loro figli e delle loro figlie in azienda con largo anticipo. «Se – fa sapere Petoletti – si riesce a organizzare il cambio generazionale bene, con chiarezza e in anticipo, allora tutto il processo può rivelarsi più facile del previsto».

Oltre alla scarsa preparazione, esistono altri motivi che possono portare al fallimento dell’azienda, tra questi: il non essere riusciti a dividere le dinamiche aziendali da quelle familiari (applicare la meritocrazia in un’azienda dove lavorano persone imparentate tra loro è sempre molto difficile), oppure l’aver rimandato troppo a lungo il momento di affrontare il ricambio generazionale.

«A mio parere – ha però aggiunto Petoletti – le imprese familiari che riescono ad affrontare bene il ricambio generazionale hanno una marcia in più rispetto alle altre aziende. I legami familiari permettono di prendere decisioni più rapidamente, e se a questo si aggiungono l’impegno nel lavoro e la qualità, allora possono nascere iniziative imprenditoriali straordinarie».

Può però capitare che i figli e le figlie dei proprietari non siano interessati all’azienda di famiglia, oppure che non abbiano le capacità necessarie per gestirla. Abilità nello svolgere il lavoro, motivazione e valori sono secondo gli esperti le tre qualità fondamentali che tutti coloro che vogliono portare avanti un’azienda dovrebbero avere. A queste tre, Carlo Preve, amministratore delegato di Riso Gallo, ha aggiunto il rispetto.

«La premessa fondamentale – ha commentato Preve – per lavorare in un’azienda a gestione familiare è la chiarezza dei ruoli. Per i giovani è importante fare delle esperienze professionali all’estero, o per lo meno sotto l’autorità di qualcuno estraneo alla famiglia. In questo modo si assorbe una propensione al rispetto nei confronti dei superiori, che si conserva anche quando si è inseriti nel contesto dell’azienda familiare».

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Pubblicato il 22 novembre 2019
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