“Cassani ha fatto dimettere due assessori, ma non si è assunto nessuna responsabilità politica”

Undici consiglieri, nove d'opposizione e due del centrodestra, firmano la mozione di sfiducia. Per costringere il sindaco a fare un passo indietro servono tredici voti

Generico 2018

Andrea Cassani deve dimettersi da sindaco di Gallarate, per responsabilità politiche, perché non ha tenuto fede al suo programma e non è stato in grado di garantire la legalità. Lo dicono undici consiglieri comunali, che hanno firmato la mozione di sfiducia.
«Un po’ di maggioranza e un po’ di opposizione» dice Luca Carabelli, eletto come autonomo di Libertà per Gallarate nelle file della Lega. Lui – e il collega di lista Luigi Fichera – siedono ancora sui banchi della maggioranza di centrodestra, ma ora ritengono che l’amministrazione sia al capolinea. E porteranno due voti alla mozione presentata insieme alle minoranze.

«Siamo stati critici verso il modo di lavorare del sindaco, verso il suo modo di fare che non ottiene risultati» continua Carabelli. «L’altro motivo che ci spinge alla mozione di sfiducia è l’atteggiamento nei confronti dei fatti, prima di disinteresse, poi di supponenza». «Il sindaco, di fronte a fatti gravi, si limita a dire che ha fatto da baluardo, ma questo appalesa la sua incompetenza come amministratore e come politico» aggiunge Luigi Fichera.

Nella mozione si legge che nelle linee guida dell’amministrazione compariva “l’attuazione di un costante presidio della legalità e della prevenzione della corruzione” e tra le linee strategiche la “riduzione delle preoccupazione delle persone in relazione all’ambiente in cui vivono”. Di fronte a quanto successo – e al di là del fatto che Cassani sia indagato – i firmatari dicono che quanto emerso con l’inchiesta Mensa dei Poveri ha dimostrato che la “rivendicata posizione di contrasto” risulta “inefficace al raggiungimento dello scopo affermato”.

La mozione dovrà essere discussa tra dieci e trenta giorni, vale a dire nel periodo tra 22 novembre e 11 dicembre 2019. Undici sono i consiglieri che l’hanno sottoscritta, ma la Legge degli enti locali impone che serva la maggioranza assoluta del consiglio, dunque il fronte contro Cassani ha bisogno di altri due dissidenti dalle file della maggioranza. Ce la faranno? «Chance sì, certezze no», dice il capogruppo Pd Giovanni Pignataro.

L’insidia per Cassani può venire dalle file di Forza Italia, dove già è emerso il distinguo forte (nell’ultimo consiglio) di Leonardo Martucci. Una insidia che fa i conti anche con la durezza adottata da Cassani verso gli alleati di governo: «Il sindaco ha fatto dimettere anche due assessori – Peroni e Carù – che non erano stati toccati dall’inchiesta penale, ma lui non si è assunto alcuna responsabilità» sottolinea Rocco Longobardi, che richiama questo, insieme alla più generale mancanza di trasparenza, come motivazione della sua adesione alla mozione.

«A fronte della gravità non c’è stata una idonea presa di coscienza da parte del sindaco delle proprie responsabilità politiche. Il sindaco ha fatto spallucce davanti al disastro che accadeva, di fronte a fatti amministrativi rilevantissimi, come la Variante al Pgt, l’azione di responsabilità, le nomine» continua Pignataro del Pd. «E continuano dichiarazioni che sminuiscono, accompagnate da epurazioni di soggetti non indagati, epurati solo perché di Forza Italia».

Al di là dell’inchiesta, viene anche contestata l’effettiva capacità di continuare a governare «Non c’è più una maggioranza in grado di governare la città, anche sull’ordinaria amministrazione» dice Sebastiano Nicosia, della civica Città è Vita. «Se Forza Italia ha fatto venire meno la compattezza, davvero è il momento di prendere atto». «Gallarate è completamente ferma: sta disattendendo il suo stesso programma elettorale, per questo crediamo la mozione sia condivisa anche trasversalmente» continua Pignataro.

Da questo punto di vista, un primo passaggio importante è quello di giovedì, dove si vedrà se c’è una maggioranza di fronte ad una delibera amministrativa («per un appalto di 7,5milioni», quello sul verde affidato ad Ala) e per voto politicamente rilevante (sulle linee guida di governo del sindaco).
La settimana scorsa la maggioranza aveva evitato per un soffio – grazie ad un’assenza sui banchi dell’opposizione – di finire “sotto”. Ora bisogna vedere se nel giro di una settimana sono cambiati gli equilibri.

«Speriamo che il sindaco ci anticipi e presenti lui le sue dimissioni, se ha un po’ di dignità politica». Altrimenti si andrà al voto della mozione. «Facciamo appello alla coscienza dei consiglieri comunali. Le criticità evidenziate da Martucci sono pienamente contenute nella mozione» conclude Pignataro. Penso che anche altri consiglieri non devono esercitare la fedeltà ma il giudizio».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 12 novembre 2019
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