Cassani: “Era una gara pubblica, non un incarico diretto. Pronto a farmi ascoltare”

Il sindaco di Gallarate dice che l'indagine a suo carico è frutto delle parole di "chi perseguiva un fine proprio per attenuare le proprie responsabilità per fatti gravi"

La nuova giunta di Andrea Cassani

«Apprendo dalla stampa di essere indagato, e ritengo giusto che la Procura faccia le indagini necessarie in modo che io possa chiarire definitivamente la mia posizione senza che rimangano ombre. A tal proposito comunicherò tramite il mio avvocato Cesare Cicorella la disponibilità ad essere ascoltato al più presto».

È l’inizio della nota del sindaco di Gallarate, dopo la notizia dell’indagine a suo carico, in un nuovo filone dell’inchiesta Mensa dei Poveri, che ruota intorno alla figura di Nino Caianiello e al Comune di Gallarate (e relative società partecipate).

«Non posso comunque non rilevare che la dichiarazione de relato sia resa da chi evidentemente perseguiva un fine proprio per attenuare le proprie responsabilità per fatti gravi» prosegue Cassani. Il riferimento è al suo ex assessore all’urbanistica Alessandro Petrone, finito in carcere a maggio.

«Leggerò i contenuti delle dichiarazioni rese ai PM. Non voglio assolutamente turbare il compito della Procura e quindi, non appena avranno vagliato e valutato tutta la vicenda, come già spiegato, prenderò in considerazioni le iniziative a mia tutela. Ribadisco che l’affidamento che parrebbe essere oggetto dell’indagine è una gara pubblica e non un affidamento diretto. Per quanto mi riguarda il mio comportamento è stato assolutamente corretto nell’interesse esclusivo dell’amministrazione che rappresento».

Il sindaco di Gallarate Cassani indagato per turbativa d’asta

In qualche modo, comunque, Cassani contrattacca. E lo fa fornendo la sua ricostruzione della vicenda dell’azione di responsabilità, che fu al centro anche di una esplicita tensione nella maggioranza di centrodestra (con il minaccioso «Ci siamo intesi» rivolto da Petrone, allora capogruppi forzista, a Cassani, in consiglio comunale).

«Tuttavia, per chi non conosce la vicenda, un excursus logico va fatto, in modo che si possa comprendere la vicenda. Le azioni di responsabilità Amsc e Seprio Real Estate sono state intraprese su mandato dell’ex sindaco Guenzani che in Assemblea dei Soci di Amsc decise di incaricare il cda di Amsc di agire nei confronti degli ex amministratori (contrariamente a quanto dice l’articolo non passò mai dal Consiglio Comunale). Se il sottoscritto avesse voluto ritirare l’azione di responsabilità avrebbe potuto farlo senza nemmeno chiedere un parere pro veritate, ma sin dalla campagna elettorale e poi da Sindaco ha sempre detto che era stato eletto per fare il sindaco e non il giudice. La volontà del sottoscritto e dell’allora presidente del Cda di Amsc fu sempre quella di mantenere in essere l’azione lasciando all’avvocato incaricato dai passati amministratori le cause. Fu chiesto da questa giunta un parere pro veritate per verificare appunto se queste azioni di responsabilità potessero esporre l’amministrazione e AMSC a dei rischi. La giunta deliberò un atto di indirizzo e il dirigente incaricato fece una gara ad evidenza pubblica. Questa gara venne aggiudicata ad un importante avvocato milanese e ad un professore universitario che nel parere pro veritate espressero perplessità sulla solidità dell’azione intrapresa durante il mandato Guenzani, disincentivando pur non escludendo tuttavia la possibilità che l’attuale amministrazione potesse procedere alla revoca dell’azione di responsabilità. Quindi: nessun affidamento, ma una gara pubblica. Nessun parere espressamente a favore della revoca e nessuna revoca dell’azione di responsabilità.

Il parere pro veritate fu deliberato dalla giunta il 16 novembre 2016 e avviato con determinazione dirigenziale il 18 gennaio 2017: l’incarico, da 36mila euro, era stato affidato all’avvocato Carlo Cerami ed al professore Giovanni Strampelli della Bocconi.

«Come detto, l’azione di responsabilità non è stata revocata e le perplessità dei legali incaricati dall’Ente si sono dimostrate fondate tant’è che l’azione è stata persa con risarcimenti da parte di Amsc per oltre 1,3milioni di euro di spese legali».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 11 novembre 2019
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