“Diamo la cittadinanza onoraria di Casciago a Liliana Segre”

La proposta dell’ex sindaco Andrea Zanotti che lancia un appello al suo successore Mirko Reto

liliana segre

La proposta arriva dall’ex sindaco Andrea Zanotti che lancia un appello al suo successore Mirko Reto

Egr. Signor Sindaco

Con la presente il sottoscritto Andrea Zanotti, nella sua qualità di capogruppo consigliare del Gruppo di Minoranza, costituitosi a seguito della tornata elettorale del maggio 2019, presso il Comune di Casciago, che ha assunto la denominazione di “la Civica”, è formalmente a proporre, ai sensi e per gli effetti dell’art 4 del Regolamento comunale approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n.26/2017 esecutiva ai sensi di legge, il conferimento della cittadinanza onoraria del nostro Comune alla Senatrice Liliana Segre, in virtù dell’alto significato simbolico e dell’immenso valore educativo e civico che caratterizza, da sempre, l’attività della stessa.

Tale fondamentale attività di testimonianza e di educazione, rivolta soprattutto alle giovani generazioni, si ritiene che rispetti quanto previsto dall’art.2 del regolamento il quale prevede: “La cittadinanza onoraria costituisce un riconoscimento per chi, pur non essendo iscritto nell’anagrafe del Comune , si sia distinto particolarmente nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dei diritti umani, dell’industria, del lavoro, della scuola, dello sport, con iniziative di carattere sociale, assistenziale e filantropico o in opere, imprese, realizzazioni, prestazioni in favore degli abitanti di Casciago o in azioni di alto valore a vantaggio della Nazione o dell’umanità intera”

Ti seguito si riporta una breve biografia della senatrice Segre.

Nata a Milano in una famiglia ebraica, visse col padre, Alberto Segre, e i nonni paterni, Giuseppe Segre (affetto da una grave forma di Parkinson) e Olga Loevvy. La madre, Lucia Foligno, morì quando Liliana non aveva neanche compiuto un anno. Di famiglia laica, Liliana ebbe la consapevolezza del suo essere ebrea attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali venne espulsa dalla scuola che frequentava.

Dopo l’intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso degli amici, utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e due cugini, a fuggire a Lugano, in Svizzera: i quattro furono però respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, Liliana Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all’età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo (provincia di Como); dopo qualche settimana anche loro vennero deportati ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo, il 30 giugno 1944.

Alla selezione, Liliana ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull’avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l’evacuazione del campo, affrontò la marcia della morteverso la Germania.

Venne liberata dall’Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana fu tra i venticinque sopravvissuti.

Al rientro nell’Italia liberata, visse inizialmente con gli zii e poi con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conobbe a Pesaro, mentre era in vacanza al mare, Alfredo Belli Paci, cattolico, anch’egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. I due si sposarono nel 1951 ed ebbero tre figli.

In attesa di un riscontro porgo cordiali saluti

Andrea Zanotti

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 novembre 2019
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