“Noi disabili non siamo persone tristi, vogliamo vivere e socializzare”

Una serata in un locale, a rischio per le barriere architettoniche che sembrano insormontabili. "Abbiamo il diritto di uscire e socializzare, anche in autonomia, senza bisogno di avere uno o due accompagnatori"

Generico 2018

Dopo un episodio spiacevole in un locale, Ilaria Pamio ci ha scritto una lettera per non tanto raccontare l’episodio, ma per rivendicare il diritto delle persone con disabilità a vivere fino in fondo la loro vita, anche nella dimensione sociale troppe volte limitata da barriere architettoniche

 

Lunedì ho contattato (via fb) un locale di Gallarate – di cui non voglio fare il nome – che viene pubblicizzato come “un bel luogo, dove si fa musica, ottimo posto, … “.

Pensando di fare una richiesta “formale” (eh sì, perché quelle come me, prima di andare in un posto devono chiedere duecento informazioni) ho chiesto se fosse accessibile in carrozzina, perché volevo andare a un evento. Mi è stato detto “purtroppo no, non è accessibile in carrozzina”. Questo messaggio mi è arrivato come una sprangata in faccia. Mi ha fatto male. Mi sono chiesta (e ho chiesto) “come no? Ci sono scale? Non so, non sono mai stata da voi” “sì, purtroppo ci sono le scale e non abbiamo il montascale. Mi spiace” al che, arrabbiata, ho scritto “spiace più a me”.

Mi spiace per la risposta che mi è stata data, quel NO, NON È ACCESSIBILE. Senza che fosse accompagnato da un minimo di empatia. Io non pretendo che uno si metta nei miei panni (sono una 39enne ex non disabile, quindi lo so come si sta dalla “vostra parte” e avendo una malattia degenerativa, oggi sto così, domani non so nemmeno io come starò, quindi non pretendo lo sappiate voi!). Però un posto che si definisce “uno spazio di condivisione; promozione culturale, artistica, eventi per la donna; per l’impegno sociale; si promuove INCLUSIVO e poi, nei fatti, non lo è? Io non voglio lottare contro le barriere architettoniche, sarei come Don Chisciotte contro i mulini a vento. Mi batto però per i miei diritti: il diritto a trovare comprensione, disponibilità, una mano che “ti aiuti” a superare quell’ostacolo che da sola non puoi superare.  Sarebbe bastato dire “abbiamo le barriere architettoniche, ma ti aiutiamo noi” (come mi è capitato abbiano fatto altre decine di locali, ristoranti, spiagge in cui sono stata: e come anche qui mi hanno proposto “non ti lasciamo fuori” dopo però aver mandato gli altri due messaggi).

Vorrei “sensibilizzare” le persone al non renderci la vita ancora più difficile. Non siamo degli appestati, non siamo tutti tristi, perennemente sul divano, chiusi in casa a guardare la TV e i social. Ci sono anche (e sono tanti!) disabili che, nei giorni in cui stanno bene, hanno voglia di uscire, socializzare, e devono poterlo fare. Anche in autonomia, senza bisogno di avere uno o due accompagnatori, perché nel 2019, abbiamo il diritto di essere indipendenti.

Ilaria Pamio

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 novembre 2019
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