Meno individualismo e più fratellanza. La lezione morale delle Soms

Le società operaie di mutuo soccorso hanno quasi due secoli di storia alle spalle e rappresentato la prima forma di welfare organizzata dal basso

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«Le società operaie di mutuo soccorso possono aiutare a costruire una società più equa e solidale». L’affermazione di Carlo Manzoni, presidente dell’Associazione mazziniana italiana sezione di Varese “Giovanni Bertolè Viale“, è più che un semplice auspicio. Quasi tutti gli interventi al convegno “Le società operaie di mutuo soccorso in provincia di Varese”, che si è tenuto a Palazzo Estense sabato 16 novembre, hanno infatti sottolineato l’aspetto di grande attualità dell’operato delle Soms. A partire dal sindaco di Varese Davide Galimberti che ha parlato «di una storia che ha contribuito a sostenere il Paese».

Quella delle Soms è una storia che inizia il 12 ottobre 1848, data di nascita della prima società operaia di mutuo soccorso a Pinerolo in Piemonte. «Non è un caso che siano nate in quella regione – ha detto Ferruccio Temporiti, presidente Soms coordinamento regionale Lombardia – Carlo Alberto, sotto la spinta popolare, aveva emanato lo statuto che riconosceva il diritto di adunanza senz’armi e così le persone per un fine mutualistico costituiscono le prime Soms che nel 1859 diventarono ben 132 in tutto il Regno di Piemonte e Sardegna».

Le associazioni mutualistiche continuavano a crescere, ma fu dopo la proclamazione del Regno d’Italia che ci fu una vera e propria “esplosione” del fenomeno, grazie anche all’estensione della legislazione piemontese. «Nel 1894 se ne contavano circa 10mila – ha proseguito Temporiti – associazioni che potevano contare su un milione di soci». Artigiani, operai, contadini avevano trovato una forma di organizzazione che rispondeva ai loro bisogni con l’istituzione di un fondo monetario, alimentato dalla tassa di iscrizione e dai contributi periodici, destinato a soccorrere i soci versando loro i sussidi in caso di malattia, disoccupazione, vecchiaia e impossibilità al lavoro. Un sistema di welfare organizzato dal basso.

Nel 1886 il legislatore, per dare una certa uniformità a questo imponente movimento, emanò una legge, la numero 3818 – in vigore ancora oggi – che imponeva alle Soms l’obbligo del rendiconto annuale al ministero. Un’imposizione che non fu accolta con favore da tutti.

Le Soms sono state sempre caratterizzate da due aspetti: la trasversalità sociale e la funzione educatrice, come elemento di elevazione morale del lavoratore. Il braccio e la mente, le due mani che si stringono in un patto di “onestà, assistenza e amore”, di chiara derivazione carbonara, sono la premessa simbolica di questa apertura.

Interessante a questo proposito la testimonianza di Dario Sanarico, presidente della Soms di Viggiù, la prima costituita a Varese, nel lontano primo gennaio 1862. «I 177 soci fondatori, quasi tutti picasass – ha spiegato Sanarico – scelsero come  primo presidente Giovanni Cocchi. A loro si affiancarono il generale Giuseppe Garibaldi e il Conte Renato Borromeo Arese che donò i terreni su cui verrà edificata la sede della società».

Viggiù si distinse per un’intensa operosità. Nel 1869 venne fondato il  “Teatro sociale“, un punto di incontro culturale per tutta la comunità così come la scuola d’arte industriale, fondata nel 1873, che ottenne diversi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. «Era un’avanguardia – ha sottolineato – basti pensare che chi completava i corsi di 4 anni accedeva direttamente all’Accademia delle belle arti di Brera. Inoltre, nel 1874, venne istituita, grazie all’avvocato Luigi Monti, la Biblioteca popolare circolante  che arrivò ad avere cinquemila volumi».

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«Viggiù è stato un faro per tutte le Soms del territorio» ha affermato Pier Maria Morresi presidente della società mutualistica di Varese che a sua volta si distinse per una apertura importante, in anticipo sui tempi. Se gli statuti in genere non prevedevano la partecipazione femminile, a Varese le cose andarono diversamente. «Le donne varesine avevano una cultura diversa – ha raccontato Morresi – ed ebbero la capacità di reagire allo statuto, non accontentandosi di essere semplici spettatrici senza diritto di voto. E così nacque la società delle suffragette di cui conserviamo ancora lo stendardo».

La Soms di Varese richiamava nella ragione sociale operai, artisti e commercianti. «La data di nascita – ha precisato Morresi – risale al 26 dicembre 1862, nell’Osteria dei Finetti e tra i fondatori c’erano Giuseppe Ghiggini e Giuseppe Campiotti che fece stampare 600 copie dello statuto. La società era il fulcro della vita sociale: si facevano lezioni domenicali gratuite con professori di rango e molte attività culturali. Nel 1920 la Soms di Varese contava ben 1.200 soci e si era specializzata nell’attività sanitaria con un ambulatorio attrezzato dove operavano ben quattro medici».

«A Milano – ha aggiunto Gianna Parri, presidente dell’Associazione mazziniana di Monza e Brianza – Laura Solera Mantegazza, filantropa e patriota milanese, strenua sostenitrice degli ideali e delle imprese garibaldine, diede vita nel 1862 alla società di mutuo soccorso per le operaie milanesi e nel 1870, aprì la prima scuola professionale femminile in Italia».

La trasversalità rispetto alla partecipazione caratterizzò anche la nascita della società operaia di mutuo soccorso di Comerio fondata nel 1884. «Il territorio – ha raccontato il presidente Giuseppe Ambrosetti – si caratterizzava per la presenza di due filande con una manodopera quasi esclusivamente femminile. Alla costituzione parteciparono anche contadini, proprietari terrieri e alcuni imprenditori di stampo progressista. Unione e fratellanza caratterizzarono lo statuto e quanto veniva versato nella cassa comune doveva servire a sostenere i membri in difficoltà. A partire dal 1992, nell’antico teatro Soms, è attiva anche Somsart, associazione culturale a sostegno dei malati psichici nata da un’idea dello psichiatra Edoardo Balduzzi e sostenuta dalla famiglia Crippa».

Nonostante siano passati oltre 170 anni dalla nascita della prima società mutualistica operaia, il messaggio di fratellanza e solidarietà è più attuale che mai. Ciò che invece è stata superata è la vecchia legislazione. «Con il codice del terzo settore le società operaie di mutuo soccorso sono elencate tra gli enti del terzo settore – ha spiegato Maurizio Ampollini, presidente della Fondazione comunitaria del Varesotto – C’è però un problema, perché la legge del 1886 che disciplinava le soms è ancora in vigore e secondo quella norma le società di mutuo soccorso non possono fare attività d’impresa. Mentre la nuova riforma prevede l’iscrizione al Registro delle imprese delle camere di commercio o la registrazione nell’apposita sezione del Registro unico nazionale del terzo settore».
In questa confusione normativa si corre il rischio di aprire la strada a «soggetti spuri» che si costituiscono come Soms per svolgere attività di assicurazione.

Il patrimonio di valori tramandato dalle società mutualistiche è comunque ancora ben radicato nella società e potrebbe essere un buon terreno di cultura per una nuova economia, non più basata sullo scambio di merci ma sulla cooperazione e sulla felicità. «C’è un legame solido tra il concetto di fratellanza, così caro alle Soms, la gratuità e le virtù civiche – ha concluso Renato Ruffini, professore di economia all’Università Statale di Milano ed esponente della Scuola di economia civile – A differenza dell’Inghilterra, dove l’economia era la scienza che studiava come si sviluppa la ricchezza, in Italia l’economia era la scienza del buon vivere, purtroppo sparita insieme al pensiero dell’economia civile, ma ancora presente nella prassi, dove questa virtù si pratica ancora quotidianamente. All’individualismo le Soms hanno preferito l’inclusione, obiettivo per il mutualismo. Erano e sono ancora luoghi di crescita morale».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 18 novembre 2019
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