Morti in corsia, prosegue la requisitoria dei pm: “Cazzaniga bomba da disinnescare”

I pm Ria e Fontana hanno approfondito il ruolo della commissione che salvò il medico accusato di 14 omicidi da una segnalazione alla procura e la lenta agonia di Massimo Guerra

leonardo cazzaniga

Non è bastata una seconda udienza durata dal mattino alla sera per concludere la requisitoria della pubblica accusa nei confronti di Leonardo Cazzaniga, ex-medico del Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno, accusato di 14 omicidi commessi in ospedale (a danno di pazienti anziani e malati gravi che arrivavano nel suo reparto) e di 3 familiari dell’ex-compagna Laura Taroni. Il processo vede accusati di omessa denuncia e favoreggiamento anche alcuni medici e dirigenti dello stesso ospedale, accusati di non aver fermato Cazzaniga.

Qui la prima parte:

Processo Cazzaniga, la requisitoria dei pm: “Aveva potere di vita o di morte”

Questa seconda udienza si è concentrata sul ruolo che hanno avuto gli altri imputati in tutta la vicenda e ha approfondito la morte di Angelo Brasca, aggiunto alla lista delle morti sospette in un secondo momento e accorpato in questo processo, oltre a quella di Massimo Guerra, marito della Taroni.

I pm Maria Cristina Ria e Gianluigi Fontana sono partiti dalle lettere di segnalazione dei due infermieri Radu e Leto che rappresentavano al direttore Cosentina i loro timori per le condotte di Cazzaniga in alcuni casi vissuti in turno con lui. A seguire hanno analizzato la modalità con cui è stata composta la commissione e il lavoro che è stato svolto. I pm non hanno lesinato critiche alle condotte, in particolare, di Scoppetta (allora primario del Pronto Soccorso, ndr) e di Frattini (direttore di anestesia e rianimazione fino al 2014, condannato in primo grado e assolto in appello, ndr) i più titolati che – spiega Ria – non hanno mai voluto spiegare alla Procura come hanno valutato l’operato del collega.

L’accusa ha tratteggiato una reazione che da un lato puntava a preservare il buon nome dell’ospedale e dall’altro (nelle intercettazioni) mostrava il vero pensiero dei protagonisti della commissione. In particolare sono le conversazioni telefoniche tra Valentini (direttore medico), Cosentina (direttore sanitario) e Scoppetta a delineare il decadimento della stima nei confronti di Cazzaniga che «lo scemo che andava in giro a dire apertamente che era l’angelo della morte» – dicono in un’intercettazione in cui ragionano sul possibile arresto del medico, una vera e propria bomba ad orologeria.

Gli inquirenti hanno anche portato all’attenzione della corte l’intercettazione che vede coinvolta il medico legale Maria Luisa Pennuto (anche lei a processo per aver fatto parte della commissione che ha giudicato e assolto Cazzaniga, ndr) in cui, sfogandosi con un amico, spiega di aver avuto seri dubbi sull’operato di Cazzaniga ma di non essersi opposta perchè chi era più titolato di lei non aveva espresso dubbi.

Passate in rassegna le posizioni di tutti gli altri imputati è venuto il momento di approfondire le due morti in famiglia e cioè quella di Massimo Guerra e quella della madre di Laura Taroni, Maria Rita Clerici. La lenta agonia di Massimo Guerra, al quale la moglie propinava farmaci come il tegretol nel cibo per inibirlo sessualmente, la storia del diabete inventato per giustificare i farmaci che lentamente lo stavano spegnendo, i sospetti dei colleghi in ospedale che avevano intuito che qualcosa non andasse, il campione di sangue che Cazzaniga prelevò da se stesso per poi modificarlo con glucosio e fatto passare per sangue di Massimo Guerra. Secondo la Procura Cazzaniga ha collaborato con la Taroni suggerendole quali farmaci adoperare per diminuirne le energie e renderlo innocuo e, appunto, offrendo il suo sangue modificato per giustificare una cura di cui il Guerra non aveva assolutamente bisogno. Proprio quei farmaci lo hanno portato alla morte nel 2013.

Per raccontare alla Corte d’Assise gli elementi che accusano Cazzaniga sulla morte di Maria Rita Clerici, infine, servirà una nuova udienza nella quale, a questo punto, dovranno essere formulate anche le richieste di pena per lui e per i coimputati.

In merito alla parte relativa a Maria Luisa Pennuto il suo legale Cesare Cicorella ci tiene a precisare che «sono del tutto prive di fondamento le tesi esposte dal pm in merito alla rilevanza dell’intercettazione esperita sull’utenza della dottoressa Pennuto. Si è per converso trattato dello sfogo -drammatico- dopo avere subito un interrogatorio senza la presenza del difensore nonostante la dottoressa fosse già al centro di un’indagine. Centrali a mio avviso, al fine di comprendere l’innocenza della dottoressa, sono altre emergenze. Una per tutte: la email che contiene – in un momento in cui nessuno poteva anche solo immaginare ciò che sarebbe avvenuto – l’espressione della verità semplice ed assoluta: la dottoressa non aveva le conoscenze tecniche e specialistiche che le potessero consentire di fornire una risposta ai quesiti sottoposti alla commissione. Lo ha riferito da subito spiegando come si fosse riferito a chi le possedeva. È ciò che hanno certificato i periti. Il resto? Congetture».

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 25 Novembre 2019
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