Nei boschi dell’Alto Varesotto si nasconde un latitante della ‘ndrangheta?

La domanda emerge dalla visione della puntata dedicata alle 'ndrine al nord di "Clandestino" del giornalista David Beriain. Alcune interviste sono state girate tra Ghirla e i boschi del Luinese

inchiesta ndrangheta david beriain

Ci sono latitanti della ‘ndrangheta che si nascondono nei boschi dell’Alto Varesotto? È questa la domanda inquietante che emerge dalla visione della puntata di “Clandestino”, la trasmissione televisiva realizzata dal giornalista David Beriain dedicata alla ‘ndrangheta e che è stata girata in buona parte tra i boschi sopra Ghirla e nelle zone montane tra Luino e Maccagno. La puntata è andata in onda martedì sera su Nove ed è disponibile on line su DPlay Plus.

Analizzando alcuni spezzoni di video, infatti, si vede chiaramente che la troupe percorre la statale 394 fino al distributore di benzina che si trova a Ghirla, si vedono le gallerie della Valganna, la città di Varese e il tratto di 394 che scorre lungo il lago Maggiore.

In queste zone il giornalista spagnolo, noto in tutto il mondo per i suoi reportage all’interno del mondo delle organizzazioni criminali più potenti al mondo, ha incontrato un esponente della ‘ndrangheta che accompagna nel trasporto di un carico di cocaina da 5 kg che dal sud America giunge nei balcani, da lì in Svizzera (grazie ad un accordo con la mafia albanese) e poi in Valganna per poi essere trasportato da uomini non appartenenti al clan, fino a Milano dove poi viene tagliata e smistata nelle piazze di spaccio della capitale economica del Paese. L’esponente della cosca dice di smistarne circa 100 kg al mese.

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Non solo. Tramite il suo contatto, che nel servizio viene chiamato “Bosco”, incontra anche un boss latitante  che vivrebbe nell’Alto Varesotto con tanto di documento di identità falso che corrisponderebbe a quello di una persona compiacente e col quale si coordinerebbe per poter avere la possibilità di muoversi.

Da molti anni si parla di una presenza ‘ndranghetista anche nel Luinese e nella zona della Val Marchirolo. Diverse inchieste si sono occupate in passato di quest’area ma da molti anni viene tenuta fuori dalle indagini più grosse che hanno riguardato l’organizzazione calabrese al nord. Incendi, usura, estorsioni, traffico di armi e di droga tra Italia e Svizzera sono le attività criminali registrate da vari articoli di giornali che hanno provato ad accendere un faro (qui l’articolo del Corriere).

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2019
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