Addio carburatori. Varese hub per la mobilità avanzata

Nasce la filiera della mobilità avanzata e sostenibile. Un progetto di Confartigianato Imprese Varese in collaborazione con The European House-Ambrosetti. Mauro Colombo: «Siamo al turning point, indietro non si torna»

Generico 2018

La storia potrebbe ripetersi, come accadde con il distretto degli antifurti, uno dei più floridi d’Europa con una ventina di aziende leader del settore e una miriade di laboratori artigianali che davano lavoro ad oltre tremila persone. Ranger, Gemini e GT Alarm, solo per citarne alcuni, erano marchi famosi che negli anni ottanta e novanta del secolo scorso dominavano il mercato. Un distretto industriale così florido che nessuno poteva immaginare la sua estinzione nel giro di pochi anni, come poi di fatto è accaduto.

Questa volta però Confartigianato Imprese Varese non vuole farsi trovare impreparata e cerca di anticipare il più possibile con un’azione mirata il cambiamento in atto e la riconversione tecnologica e ambientale che sta caratterizzando l’intero comparto dell’automotive e della mobilità più in generale. Un momento di transizione epocale che il direttore Mauro Colombo racchiude in una domanda retorica: «Che cosa ce ne faremo dei vecchi carburatori?». Altrettante metafore potrebbero essere ispirate agli elettrauti o ai carrozzieri che lavorano nelle migliaia di capannoni che formano la Città infinita – come l’ha definita il sociologo Aldo Bonomi –  lungo la Pedemontana, perché è a loro che è rivolta quella domanda apparentemente innocua.

È da questi presupposti che nasce la filiera della mobilità avanzata e sostenibile, un nuovo hub che punta a far diventare Varese un riferimento sull’asse Milano-Torino. Un progetto realizzato in collaborazione con The European House -Ambrosetti, che per l’associazione di via Milano aveva già curato la ricerca “La provincia di Varese: scenari di futuro. Azioni strategiche vincenti per lo sviluppo del territorio.  Varese quale hub per la mobilità avanzata era già uno dei sei pilastri di quella ricerca e i motivi per cui la terra dei laghi può candidarsi a ricoprire questo ruolo, secondo Lorenzo Tavazzi, associate partner The European House -Ambrosetti, sono sostanzialmente quattro. La forte base industriale e di servizi, con la presenza di grandi gruppi e Pmi ad elevata vocazione internazionale, specializzati nei settori dell’automotive, dell’energia e dell’ambiente. Il posizionamento geografico: trovarsi nel cuore del Nord Ovest significa essere collegati con le principali direttrici europee delle catene globali del valore del settore automotive. La possibilità di valorizzare un sistema articolato di ricerca e innovazione e, infine, le ampie potenzialità del mercato target. «Gli indicatori della provincia di Varese – spiega tavazzi – mostrano numeri interessanti: il territorio conta su 8,8 auto elettriche e ibride ogni 1.000 abitanti, che lo rendono il quarto in Italia per concentrazione dopo Trento, Bologna e Milano. In numeri assoluti (dati 2018): 7.840 mezzi totali, seconda provincia dopo Milano su un totale di 73.742 veicoli presenti in Lombardia».

Il nuovo progetto aiuterà le imprese a non farsi cogliere di sorpresa dal cambio di rotta. Nel nuovo hub della mobilità, Varese sarà un mattone di una costruzione più grande. Il cambiamento del modello di business comporterà un adeguamento profondo delle competenze in tutta la filiera: dalle manifatture alla distribuzione e vendita, dall’utilizzo alla post- vendita, dal riciclo alla rete infrastrutturale. «Gli imprenditori – dice il direttore di Confartigianato – devono abituarsi il prima possibile a considerare un comparto ben più ampio e a ragionare senza confini. Il cambiamento non può essere lasciato al caso e la nostra ambizione è alzare il livello di sensibilità passando da una logica di visione a una più operativa. Consulteremo perciò gli attori pubblici e privati coinvolti direttamente o indirettamente nella filiera della mobilità avanzata, sia in provincia di Varese che su scala nazionale, e apriremo un workshop di lavori anche a soggetti esterni, per favorire la partecipazione e la massima condivisione delle strategie finali».

«Saranno coinvolte 1.300 imprese per un totale di 65mila occupati non solo della provincia di Varese – aggiunge Tavazzi – aziende attive o potenzialmente coinvolgibili nei processi di trasformazione industriale verso la mobilità avanzata che è una fondamentale opportunità di sviluppo. La prima data di scadenza per contare su una riconversione sostanziale è il 2030, e viene indicata dall’Unione Europea».

L’economia mondiale si sta decarbonizzando, da qui ai prossimi dieci anni le automobili elettriche che viaggeranno sulle strade italiane saranno circa 6 milioni e oltre tre milioni quelle alimentate a biometano. Cambiamenti altrettanto radicali riguarderanno i mezzi pubblici a partire dai bus che incrementeranno notevolmente le quote di elettrico e biometano. «Si tratta di un’opportunità industriale storica – conclude Tavazzi – La sola mobilità elettrica in Italia potrà valere al 2030 fino a 100 miliardi di euro. Ma potrebbe essere ancora più significativa perché ad oggi non è possibile stimare il tasso di riconversione del modello di business e di spostamento delle forniture sulla filiera della mobilità avanzata da parte delle imprese coinvolte».

Entro il 20 marzo 2020 verrà predisposto il piano strategico di  sviluppo industriale della filiera della mobilità sostenibile che comprenderà una catena del valore allargata a ricerca e sviluppo, manifattura, distribuzione e vendita di veicoli, utilizzo di veicoli elettrici e post-vendita, riciclo, seconda vita e riutilizzo, piattaforme ICT (sistemi hardware e software) ed energia.
«Siamo al turning point, indietro non si torna» rimarca Colombo.

 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2019
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