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L’indagine sui milioni da ripulire è partita dal Varesotto

È una srl della provincia di Varese che voleva recuperare del “nero“ l’impresa da cui i finanzieri sono risaliti nell’inchiesta

Avarie

Una banale verifica fiscale. Ma che ha fatto accendere la lampadina ai militari del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Varese per via di quegli squilibri fra i conti “scritti“ e i flussi di danaro in uscita verso l’estero, che poi – ma solo all’apparenza – si perdevano nel nulla.

Perché i contorni dell’indagine coordinata dalla procura della repubblica di Milano sui fondi neri delle aziende del Nord Italia finite Oltremanica, ma anche in Russia e Danimarca è partita da qui, dall’impresa dietro casa, la srl varesina dove la visita delle fiamme gialle ha permesso di risalire alla filiera del riciclaggio internazionale di fondi.

L’IMPRENDITORE – La testa dell’organizzazione (anche se non vi sono reati associativi contestati) è un imprenditore di Torino finito in manette con l’accusa di riciclaggio internazionale ma che ha interessi anche a Londra. Nel Regno Unito sono presenti alcuni dei suoi interessi e aziende “cartiera“, cioè scatole vuote messe in piedi apposta per emettere fatture e ricevere soldi: servizi inesistenti, corrispettivi economici veri: cioè il flusso di cassa usciva dalle aziende italiane epr arrivare nel Regno Unito e poi da lì prendere fondamentalmente due strade.

INVESTIMENTi O BANCOMAT – Se l’obiettivo degli imprenditori italiani era quello di poter spendere liberamente i propri soldi “in nero“ liberamente e sotto forma di danaro contante, le cifre uscite verso le bianche scogliere di Dover venivano ripulite attraverso banche russe che emettevano carte di credito o addirittura bancomat che potevano venir impiegate liberamente in Italia.
Ma c’era anche chi voleva lucrare sui soldi sconosciuti al fisco italiano, e per l’imprenditore torinese finito in manette aveva una soluzione anche per questo: depositi in Danimarca dove le cifre venivano fatte fruttare attraverso investimenti.
Un gioco interrotto dalla Procura di Milano, che su segnalazione dei finanzieri varesini ha attivato le indagini su una delle imprese riconducibili all’arrestato, che aveva base nel capoluogo lombardo.

I SEQUESTRI – Per recuperare l’ammontare delle somme riciclate ed evase la Finanza ha pure dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di beni, emesso dalla procura per un ammontare circa 3,5 milioni di euro.
I risultati dell’indagine confermano il quotidiano impegno della Finanza al contrasto di tutti quei fenomeni illeciti in grado di inquinare i circuiti legali dell’economia e di alterare le condizioni di concorrenza, compromettendo la corretta allocazione e distribuzione delle risorse.

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Pubblicato il 11 dicembre 2019
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