“Ho sentito mia figlia piangere, così l’ho salvata“

Il racconto della madre che per prima denunciò ai carabinieri quanto stava accadendo all’interno dell’asilo privato al centro dell’inchiesta della magistratura

Avarie

«Vai pure è tutto a posto, ci vediamo oggi pomeriggio».

Ma lei, mamma di una bimba di due anni, rimase all’interno del micronido “I folletti del Bosco“, a Cocquio, Trevisago, perché sua figlia piangeva.

E passato qualche minuto la scoperta: nell’aula sua figlia era lasciata sola a sè stesa, piena di vomito, in lacrime, e con la responsabile che stava facendo altro.

È nata così l’inchiesta che ha portato la procura della repubblica di Varese a richiedere e ottenere una misura interdittiva all’insegnamento per l’educatrice di 44 anni accusata di maltrattamenti ai danni dei piccoli ospiti della struttura.

Si presume innocente fino all’ultimo grado di giudizio per la legge, ma le immagini delle telecamere per riprese audio-video posizionate abilmente dai militari della stazione di Besozzo (che già avevano portato a termine con le stesse modalità l’inchiesta sul vicino asilo di Gavirate, nel 2018) non lascerebbero grandi dubbi: gli inquirenti non contestano infatti un “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina“, ma ben altro.

Questa giovane mamma, di 34 anni, che vive in paesino vicino ha permesso col suo sesto senso di genitore di poter segnalare subito, quel giorno stesso, ai carabinieri che qualcosa in quella struttura non funzionava.

«Poi ho deciso di fare una cosa che forse ha risvegliato l’attenzione di molti genitori. Ho fatto un post su facebook in un gruppo formato prevalentemente da mamme che si scambiano informazioni “in chiaro“ sui problemi di tutti i giorni che devono affrontare i genitori, dalla scelta del pediatra al parco giochi, e naturalmente in quale nido portare i figli». Qui molte mamme – dopo il racconto della scena del vomito e della decisione di ritirare la bambina dal nido benché avesse appena cominciato l’inserimento – cominciano a scriverle in privato.

«Nel post non ho fatto alcun riferimento al nido, mi sono limitata semplicemente a raccontare i fatti. Su messenger il giorno stesso ho ricevuto decine di messaggi che mi chiedevano conto di quanto accaduto, e che soprattutto mi chiedevano quale fosse la struttura in cui avevo portato mia figlia. È andata avanti così per giorni e forse questa è stata la molla che ha consentito ad altri genitori di andare a denunciare ai carabinieri di Besozzo che hanno così approntato i controlli».

La gran parte dei genitori che in questi giorni in paese non fanno altro che parlare di questa vicenda, dopo aver letto i giornali è caduta dalle nuvole.

C’è che ha lasciato il proprio figlio per mesi senza avere alcun sospetto – anche perché gli episodi contestati dalle denunce sono relativi a tre bambini, e tre sono i bambini finiti nelle verifiche “tecniche“ dell’Arma, vittime di una ventina di episodi sospetti – : genitori che riponevano una fiducia totale nei riguardi della donna.

Ma ci sono stati anche genitori che dopo la pubblicazione della disavventura di Valentina (è un nome di fantasia) su facebook, hanno attaccato questa madre coraggiosa: «Mi insultavano perché mi ero permessa di aver denunciato ai carabinieri quanto avvenuto. Sono stata fortunata ad essermi invece accorta che lì dentro stava succedendo qualcosa di strano: ho fatto appena in tempo a prendere mia figlia e a portarla via di lì».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 08 dicembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    Certo che le maestre dei nostri tempi (anni 60/70) se non fosse per la prescrizione oggi prenderebbero l’ergastolo;quante sberle e quante bacchettate volavano,per non parlare degli insulti e delle punizioni che potrebbero essere tranquillamente classificate come bullismo. Eppure siamo diventati grandi e in moltissimi casi,neppure poi tanto male…

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