Sport e cultura: due modi per ridurre la disuguaglianza

La rubrica di Daniele Cassioli - L'analisi del rapporto annuale sulla disabilità mette in luce le difficoltà che tuttora esistono, ma mostra anche quali sono gli ambiti che aiutano a migliorare. Collari d'oro del Coni: una gioia straripante

daniele cassioli

(d. f.) I passi avanti per favorire l’inclusione delle persone con disabilità nella attuale società italiana (Daniele ce ne ha parlato spesso) sono senza dubbio importanti, ma non bastano. Lo dice a chiare lettere il rapporto annuale emesso a inizio mese, nel quale sono analizzati i dati relativi alla condizione lavorativa, a quella scolastica e alle attività del tempo libero dei disabili. Una ricetta definitiva non c’è ancora, ma dalle cifre emerge chiaramente che le persone che riescono a effettuare attività culturali o a praticare sport, anche non agonistici, hanno un’arma in più per non restare in disparte. Quindi, rimbocchiamoci tutti le maniche e proviamo ad andare in questa direzione. Buon Natale da parte dello staff della rubrica: Daniele, Elena e – in redazione – Damiano.

Eccomi a voi con una personale analisi del report uscito il 3 dicembre scorso, in occasione della giornata internazionale della disabilità (lo trovate QUI). Come promesso nella scorsa puntata di Come siete strani voi che ci vedete, proviamo a leggere, attraverso i miei occhi malandati, alcune delle informazioni di questo documento.
Il rapporto sulle condizioni delle persone con disabilità nel nostro Paese, in collaborazione con CIP e Inail vuole analizzare una situazione complessa da leggere e da interpretare per mancanza di dati uniformi, capillari e indicizzabili. Risulta, infatti, difficile arrivare a tutti, conoscere le reali situazioni e classificare in maniera standard il grado di oggettiva e soggettiva difficoltà. Il report dunque affronta la situazione generale delle persone con limitazione in Italia: lo stato di salute, di istruzione, di lavoro, nonché il livello economico-culturale e la partecipazione sociale.

SCUOLA E LAVORO – Più di una persona su 20 riferisce di avere un’importante limitazione funzionale. Un’ampia percentuale di questa popolazione è composta da anziani (un milione e mezzo circa) e questo dato, ahimè, è destinato ad aumentare.
In età scolare, invece, il 49.8% delle persone con disabilità sceglie un indirizzo professionale e non prosegue con l’università, sintomo che, probabilmente, in generale chi ha una disabilità ha “urgenza di lavorare”. Inoltre balza all’occhio il fatto che quasi un ragazzo con disabilità su 10, tra i 15 e i 34 anni, in Italia, non abbia un titolo di studio.
Come mai? È la disabilità che genera la rinuncia oppure l’avere una limitazione importante preclude culturalmente a priori molti aspetti, anche i primari, della vita di un individuo?
Negli adulti solo il 31% contro il 57.8% delle persone che non hanno disabilità lavora. La metà di questo 31% lavora nella pubblica amministrazione. Tra coloro che lavorano il 65% si dice soddisfatto delle proprie relazioni sociali, mentre tra le persone normodotate che hanno un impiego è quasi il 76% ad essere appagato della propria rete di relazioni.

CULTURA E SPORT – Poco meno del 10% tra le persone con limitazione funzionale frequenta musei o cinema, contro il 33% della popolazione normodotata. Questo è dovuto anche ai pochi musei senza barriere fisiche (un terzo nel nostro paese) oppure in grado di fornire materiale per rendere completa l’esperienza culturale anche per chi ha una disabilità sensoriale. 
In poche parole: poche persone con disabilità hanno svaghi culturali o di intrattenimento, probabilmente anche a causa delle strutture inaccessibili fisicamente o sensorialmente.
La percentuale di persone che fa sport tra i disabili si aggira intorno al 9%, contro il 36% tra le persone normodotate. Tra chi ha una limitazione un altro 14,4% svolge attività fisiche e quindi possiamo dire che quasi l’80% delle persone che ha una disabilità non fa alcun tipo di movimento e individua proprio nella disabilità la causa dell’inattività.
 La percentuale delle persone soddisfatte della propria esistenza raddoppia tra gli individui con disabilità nel caso in cui questi facciano sport. Aggiungerei: me l’aspettavo.
A me con tutti questi numeri è andata insieme la vista e credo un po’ anche a voi!

COME FARE PER MIGLIORARE? – Per cercare di estrarre un pensiero su quanto abbiamo evidenziato direi che le persone con disabilità nel nostro paese sono molte di più di quante si pensi e quindi favorirne un’inclusione, oltre a essere un atto di sensibilità e umanità, diventa una necessità socio-culturale perché siamo (mi ci metto dentro anch’io) un quinto della popolazione.
Ci sono disuguaglianze scolastiche, accademiche, lavorative e sociali tra chi ha e chi non ha una disabilità e questa differenza nasce da come si percepisce chi ha una disabilità e anche da quanto poco pronto sia ancora oggi il contesto sociale, culturale e quindi ambientale.
Esistono dei catalizzatori sociali ovvero degli elementi che possono accelerare il processo di riduzione delle diseguaglianze. Ci manca tuttavia un dato a mio avviso significativo: Come percepisce una persona con disabilità chi non ce l’ha? Cosa pensano i bambini senza disabilità del loro compagno di classe che ha una limitazione? E sul lavoro come viene percepita?
La cultura può aiutare chi ha una disabilità a “emanciparsi” e chi non ce l’ha a conoscere e riconoscere le qualità residue di ognuno di noi. Così come lo sport, numeri alla mano, si dimostra essere un catalizzatore importante perché porta “alla ribalta” la disabilità e rende più soddisfatto della propria vita chi, con una disabilità, svolge attività fisiche e agonistiche.

UN’OCCHIATA A… il “Collare d’oro”: ho visioni celestiali!

«Il 16 dicembre 2019, presso la Palestra Monumentale del Coni, il Comitato Italiano Paralimpico mi ha consegnato il collare d’oro, la massima onorificenza sportiva per un atleta. La cerimonia è stata in condivisione con gli atleti olimpici, altro importante messaggio di inclusione, perché lo sport è per tutti, senza stare troppo a guardare cosa manca e a chi».

Accanto ai grandi dirigenti Luca Pancalli e Giovanni Malagò, ci hanno consegnato il premio il Premier Giuseppe Conte e il Ministro delle Politiche Giovanili con delega allo sport Vincenzo Spadafora. La sala era straripante di energia. Non li vedevo però sapevo che c’erano campioni sportivi olimpici e paralimpici che hanno fatto e faranno grande il nome del nostro Paese. Tra quelli ci sono anch’io, almeno oggi, dopo tante gare, tantissimi allenamenti e tante conquiste sul campo. 
Mentre attendevo il mio turno, ho pensato a quando ero un povero cieco, quindi un atleta handicappato, disabile, quasi normale e ora sono un atleta paralimpico. Ho una divisa, un allenatore. Ho una dignità.
 Per questo quando è toccato a me salire sul palco e stringere finalmente nelle mani quello che spettava anche a me, mi sono sentito colmo, straripante di gioia e dal cuore ho ricordato a tutti e soprattutto a me stesso che lo sport è quel pezzo di strada che c’è tra noi e la felicità.

Il sito ufficiale – Daniele Cassioli
Come siete strani voi che ci vedete
 – La rubrica di Daniele Cassioli per VareseNews

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Pubblicato il 19 dicembre 2019
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