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Tredici-dodici, non passa la mozione di sfiducia al sindaco Cassani

Ranghi compatti nel centrodestra, al di là dei mutamenti di settimana scorsa, e nessuna sorpresa. Tre ore di dibattito nell'aula molto affollata

Generico 2018

È andata come era previsto: l’amministrazione Cassani va avanti. Non passa la mozione di sfiducia al sindaco.
Tredici – compreso quello del primo cittadino – i voti contrari alla mozione, dodici quelli a favore. Ma, pur con un consiglio spaccato esattamente a metà, anche se Cassani si fosse astenuto sarebbe stato uguale: con un dodici-dodici la mozione di sfiducia sarebbe stata respinta in ogni caso.

Nel presentare la mozione sottoscritta da undici consiglieri, Giovanni Pignataro ha ricostruito in particolare il percorso della Variante al Pgt, approvata il 25 febbraio 2019, «strumento per realizzare atti di corruzione». «Il sindaco deve dimettersi perché non voleva la Variante, che non era nel programma elettorale; solo dopo lo scandaloso “Ci siamo intesi” (pronunciato da Alessandro Petrone allora capogruppo forzista, ndr) il sindaco ha cambiato idea».  Pur essendoci al centro l’operato del sindaco, Pignataro ha sottolineato ancora la piena convinzione con cui la stessa maggioranza sostenne la Variante Pgt poi ritirata a maggio, citando tra l’altro il capogruppo Deligios che disse “sono scelte di cui ci prendiamo la responsabilità”.

«In questi mesi il sindaco non ha fatto alcuna autocritica» ha continuato Pignataro, «indicando solo i “cattivi” di Forza Italia, costringendoli alle dimissioni». Il punto però non è solo l’inchiesta e il Pgt. «Cassani ha tradito il suo mandato non solo sul tema legalità e sicurezza, ma anche sull’ospedale unico, su Amsc dove non si è mai visto alcun piano di rilancio (in compenso la piscina è stata chiusa per mesi)» e per ultimo anche per l’evoluzione negativa della macchina comunale imputata all’indirizzo politico dell’amministrazione, a fronte di «carenze nell’organico in una struttura incapace di svolgere l’ordinario»: «siamo l’unico Comune con più assessori che dirigenti».

Difendendo la sua posizione, il sindaco Cassani ha esordito contestando il «tradimento del programma elettorale»: se Pignataro contestava il punto “aggiunto” della Variante al Pgt, il primo cittadino ha rivendicato comunque di aver «già portato a compimento il 70%» del programma. «Non ci sono motivazioni politiche, sono ridicole e imbarazzanti». Sul Pgt ha contestato al Pd di aver espresso un parere positivo (in un articolo di giornale) sul progetto di trasferimento di supermercato in via Torino, uno dei due episodi (nel Pgt) contestati dall’inchiesta. 

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Cassani ha difeso le scelte amministrative fatte e contestato la posizione in particolare di chi è passato dalla maggioranza ai banchi dell’opposizione. In particolare i ferrazziani, «gente non mossa da ideali che ottenne posti dal centrosinistra nel 2011, poi corse contro di voi e adesso è passata di nuovo dalla vostra parte». Allo stesso modo, rispondendo su Amsc, ha attaccato Luca Carabelli (nel collegio sindacale di Amsc): «se chi era nel collegio ci avesse detto le vere condizioni di Amsc avremmo saputo prima» delle condizioni di difficoltà dell’azienda. «Stiamo tentando di risanare, con difficoltà, certo».

Nella discussione sulla mozione, poi, il consigliere Leonardo Martucci ha chiesto se il sindaco è legittimato a votare su se stesso (risposta di diritto: sì). Replicando, il sindaco Cassani ha ricordato accusato la minoranza di aver voluto passare dall’aula, facendo trapelare l’idea che i consiglieri di minoranza volessero incassare il gettone di presenza (protesta di Pignataro).

Sebastiano Nicosia di Città è Vita ha ribadito le nove ragioni a sostegno della mozione, esponendo anche i rischi di una situazione che espone l’amministrazione ai diktat dei singoli consiglieri ormai determinanti – ognuno – per il futuro.

Rocco Longobardi (La nostra Gallarate 9.9) è stato molto critico ma ha anche giocato una carta diversa: «Le stiamo dando l’opportunità, che dovrebbe cogliere, di sciogliersi dai vincoli attuali per ripresentarsi con una squadra tutta nuova, frutto finalmente della sola sua scelta di persone conosciute ed affidabili». Insomma: non aver paura delle elezioni, visto anche il quadro nazionale favorevole alla Lega.

Donato Lozito ha difeso le regioni della maggioranza, «solo e soltanto sotto l’aspetto politico»: il presidente del consiglio, parlando da primus inter pares, ha detto che «la mozione di stasera non ha nulla di politico, le motivazioni vengono superate in maniera oggettiva solo da un livore pesantissimo verso le persone».

Giuseppe Lorusso ha ritenuto «parole diffamanti» i riferimenti fatti dall’opposizione al suo ruolo professionale, ribadendo (echeggiando le parole del coordinatore provinciale Andrea Pellicini) che si è trattato «un attacco al diritto di un consigliere» di svolgere la sua attività politica. «Per questo non esprimerò alcun parere ma mi rimetterò alla scelta che Fratelli d’Italia intenderà adottare».

Luigi Fichera (Libertà per Gallarate) ha ribadito che la Variante al Pgt non era nel programma elettorale e che qui sta il vero tradimento del mandato di Cassani. «Tutte le volte che abbiamo posto questioni, ogni volta, si è poi tornati a riprendere in mano quelle delibere, quelle scelte».
Carmelo Lauricella ha parlato di Pgt «scientificamente costruito per la corruzione».

Aldo Simeoni è intervenuto per Forza Italia rovesciando l’approccio: «L’atto di stasera per noi assume valenza opposta a quella di chi l’ha presentato. Per noi rappresenta infatti uno spartiacque utile per andare a concludere questo quinquennio». Simeoni ha anche indicato una sorta di agenda di lavoro: «Occorre far ripartire la macchina comunale, su opere pubbliche, sulla cultura, sul sociale. Serve ridare dignità alla programmazione territoriale al suo normale lavoro, creando condizioni di doveroso sviluppo: non sarà facile, lo sappiamo. Forza Italia ha fatto la sua parte facendo dimettere la sua intera delegazione in giunta, sottolineiamo però di voler dare il nostro contributo dentro e fuori dai palazzi istituzionali».

A nome della Lega Melania Pedroni ha espresso «fiducia, sostegno, appoggio e personale stima a Cassani». Stefano Deligios ha parlato di Cassani indagato come «occasione ghiottissima per insinuare il dubbio» e ha ribadito le critiche alla mozione, considerandola vuota dal punto di vista dei contenuti politici. «Totale tradimento del programma elettorale? Io fossi nell’opposizione sarei contento». 

Giuseppe De Bernardi Martignoni (Fratelli d’Italia) ha detto che rimane fedele al mandato ricevuto dagli elettori e vuole continuare con Cassani.

Nella sua replica finale, il sindaco Cassani ha ancora attaccato i “fianchi” dell’opposizione (Longobardi e i ferraziani) e ha ribadito che «non c’è nessun accordo per un cambio di assessori» come paventato dalle opposizioni.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 09 dicembre 2019
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