Arte e Arti, la grande pittura dell’Ottocento alla Pinacoteca Züst

La mostra mette in evidenza quale grande contributo abbia dato la fotografia dell’Ottocento alla pittura

Arte - Mostre

La Pinacoteca Züst di Rancate di Mendrisio non è certamente nuova ad esposizioni di un certo livello, ma questa volta, complice il titolo forse non esattamente centrato, si aveva l’impressione che il tono fosse più defilato. Invece no, soprattutto chi ama la pittura a olio, tanto più quella dell’Ottocento, non può perdere la mostra “Arte e Arti”, aperta ancora fino al 2 febbraio nella ex casa parrocchiale.

Intendiamoci, non si vuole qui sminuire il contenuto fotografico della mostra, che presenta anche materiale d’epoca, con strumenti e banchi ottici in bella mostra. La fotografia è un’arte di prima grandezza, che ai suoi primordi ha vissuto un certo complesso di inferiorità, anche giustificato, rispetto alle arti figurative. Questa esposizione mette molto bene in evidenza quale grande contributo abbia dato la fotografia dell’Ottocento allo studio della caduta della luce nei disegni e nei dipinti, ma sottolineare troppo l’aspetto fotografico di “Arte e Arti” fa torto sia alla pittura che alla fotografia, poiché quest’ultima nella mostra di Mendrisio è solo uno strumento tecnico, un mezzo che nulla toglie e nulla aggiunge alla bravura degli artisti, i quali in questo caso sono eminentemente pittori.

La vetrina è un crescendo, come è giusto che sia, ma un bel saggio di qualità lo si ha subito nella prima sala, con una natura morta del 1892 di Gioacchino Galbusera, appartenente alla Collezione Luciano Cattaneo. Da segnalare anche gli olii ‘verdastri’, particolari non solo per il soggetto vegetale, dipinti nel 1871 da Charles Desavary e provenienti dal Museo di Belle Arti di Arras, unitamente ad un paesaggio di Antonio Fontanesi. Bella anche, come breve parentesi scultorea, una Testa di leone di Lorenzo Vela del 1840.

Il piano superiore è veramente tale, con opere squisite di autori celebri come Domenico Induno e Luigi Monteverde, ma anche bellissime di autori relativamente meno noti come Federico Faruffini, Francesco Paolo Michetti, Luigi Rossi, Mosè Bianchi, Uberto Dell’Orto, Achille Tominetti e Filippo Franzoni, senza citarli tutti. Qui appare abbastanza evidente il legame collaborativo con gallerie specializzate milanesi, ad esempio Galleria Enrico di via Senato, per citarne una.

Non da ultimo, questa è anche l’occasione per confrontare le opere considerate il cuore della locale collezione permanente, come quelle di Giovanni Serodine e Giuseppe Antonio Petrini (così particolare nell’uso contrastato del celeste e del rosso), con quelle di autori di altre epoche, sia fuori che dentro al patrimonio della pinacoteca mendrisiotta. È discutibile, proprio soffermandosi su questi contenuti, il giudizio che diede il grande Roberto Longhi su quello che è diventato il più celebrato dei pittori ticinesi. I gusti sono gusti, ma qui l’Ottocento, anche quello indigeno, è più grande del Sei e Settecento.

Pinacoteca Züst, Rancate (CH)
Fino al 2 febbraio 2020
Il sito web
Ingresso intero CHF 10.-

di
Pubblicato il 24 gennaio 2020
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