Gabriele Landoni, dai Mondiali alle Olimpiadi su due ruote

Dai Mondiali alle Olimpiadi, dal giro d’Italia alla Milano-Sanremo e alla Parigi-Roubaix, insomma quella di Gabriele Landoni, ex-ciclista professionista, è una carriera sportiva di tutto rispetto. Forte nel corso degli anni l'impegno all'interno dell'Associazione Corridori per migliorare la sicurezza su strada dei ciclisti

Generico 2018

Sono oltre 300.000 i chilometri che Gabriele Landoni ha percorso sulle due ruote. Una passione quella per la bicicletta iniziata quasi per gioco a 17 anni a Cislago, quando gli zii insieme ad alcuni amici gli regalano la prima bicicletta da corsa; un percorso che in oltre 10 anni di attività sportiva lo hanno portato a gareggiare ad altissimi livelli nazionali e internazionali.

I primi a credere in lui sono proprio i suoi compagni cislaghesi, che per farlo gareggiare fondano la U.S. Cistellum. Negli anni di preparazione tra i suoi maestri ci sono Giosuè Zenoni e Renato di Rocco. Arrivano poi le grandi competizioni internazionali: le Olimpiadi di Monaco nel 1972, quelle di Montréal nel 1976 e i Campionati del mondo in Olanda nel 1979.

Una volta ritiratosi dal mondo del professionismo nel 1983, Landoni ha portato avanti fino ad oggi l’impegno all’interno dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI). Tanto il lavoro che in questi anni è stato fatto insieme ad altri per far si che la cosiddetta ‘legge salva ciclisti’ diventi effettiva.

«Ora stiamo lottando per approvare la legge sulla sicurezza della strada dei ciclisti, che prevede la distanza di sicurezza di 1.5 metri fra la macchina e il corridore», commenta l’ex sportivo, una battaglia che combatte insieme a tanti ex-professionisti da diversi anni. I dati sui ciclisti morti in Italia ogni anno sono effettivamente allarmanti. Secondo l’ultimo rapporto Istat disponibile, nel 2017 i morti su strada sono stati complessivamente 3.378; di questi 254 erano ciclisti, che significa un ciclista morto ogni 35 ore. Tra i comportamenti errati più frequenti vi sono la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2020
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