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La Sonata di Auschwitz: musica e politica dal fascismo alla Shoah

In occasione del Giorno della Memoria, il Comune di Lonate propone un percorso sulle note della musica: note di propaganda, di derisione, ma anche di resistenza e di speranza

Generico 2018

Mercoledì 29 gennaio 2020 la Sala “Ulisse Bosisio” al Monastero ospita un incontro per non dimenticare la Shoah, la più grande tragedia del XX secolo, qui indagata attraverso l’insolito sguardo della musica. Esecuzioni musicali, racconti, immagini e filmati riveleranno curiosi e inediti aspetti della politica culturale delle dittature nazi-fasciste e degli orrori dei campi di concentramento.

Un incontro privo di retorica e capace di stupire e commuovere.

Negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale il genere musicale della canzone, diffuso attraverso la radio, divenne un importante fenomeno di massa utilizzato ampiamente per la propaganda del regime fascista. Al trionfante ottimismo prebellico subentrò, all’inizio del conflitto, il bisogno di distrarre la gente dal dramma della guerra proponendo temi romantici, sentimentali e le
cosiddette canzoni di allegria, dal tono leggero e divertente su ritmo di swing.

Nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, un gran numero di musicisti, cantanti, coristi e impiegati in organizzazioni musicali persero il posto di lavoro. In realtà l’antisemitismo in Italia non attecchì quanto nel Reich, anche se ben pochi si ribellarono alla politica fascista; le persecuzioni più gravi si avranno durante l’occupazione tedesca. Il regime nazista istituì un’efficiente organizzazione della vita musicale facendone una potente macchina di propaganda e uno strumento di lotta contro gli oppositori politici, gli ebrei e la cultura “degenerata” (in ambito musicale: dodecafonia, jazz, cabaret berlinese etc.). Nei lager nazisti la musica assunse un ruolo di esaltazione dell’orrore e dell’annientamento della dignità umana.

Ad Auschwitz come a Mauthausen, orchestre formate dagli stessi detenuti davano concerti per lo svago delle SS, accoglievano i nuovi deportati, scandivano le marce dei prigionieri verso i lavori forzati, accompagnavano i condannati alle camere a gas ed esaltavano il sadismo degli ufficiali nelle violenze perpetrate ai danni delle donne e dei bambini (nella foto: orchestra costretta ad accompagnare il deportato polacco Hans Bonarewitz all’impiccagione).
Strumento di tortura, la musica contribuiva ad annientare la personalità degli individui; eppure per i deportati musicisti poter suonare o cantare significava ritrovare la dignità violata e, in molti casi, sopravvivere. Essere selezionati per le orchestre in determinate occasioni di festa dava la certezza che si sarebbe sopravvissuti per un altro giorno. Ma la musica ebbe un’importanza straordinaria in quanto capace d’illudere i detenuti di dimenticare l’orrore quotidiano e d’infondere speranza anche nei momenti di disperazione e sofferenza. Non mancano esempi di piccoli e grandi brani musicali composti dagli stessi prigionieri, come le struggenti canzoni della giovane poetessa Ilse Weber, realizzate per alleviare le pene dei bambini nel ghetto di Therezin. Trasferita ad Auschwitz nel 1944, la donna sarà uccisa nella camera a gas insieme al figlio Tommy.

L’evento è curato dell’Accademia Viscontea. Violinista/relatore sarà Maurizio Padovan. Musicista, storico della musica e della danza e ricercatore. Violinista, ha inciso dischi, tenuto corsi musicali e centinaia di concerti e conferenze in Italia e all’estero. Direttore dell’Accademia Viscontea, ha tenuto oltre 850 lezioni-concerto rivolte a più di 90.000 studenti delle Scuole Medie Superiori. E’ responsabile del progetto l’Altro Violino e direttore della “Camborchestra” del Museo Cambonino di Cremona. È autore di numerosi libri e saggi nell’ambito della Storia della musica, della Storia della danza e dell’Etnomusicologia. Fra i suoi volumi: Voci, ritmi e strumenti del Medioevo (2001), Musica e società del Rinascimento (1997), Il Barocco: musica e società (2000), Vecchi balli per violino di area lombarda (2002), Dançar na Escola (Lisbona 2010, 2016), Danzare a scuola (2012), Il Medioevo. I luoghi, i protagonisti, gli strumenti, la scrittura e le immagini (2017). È coautore del libro Storia della danza italiana (EDT 2011). È “Formatore accreditato” in Portogallo dove tiene abitualmente corsi di formazione per insegnanti (Universidade do Minho, Associação Portuguesa de Educação Musical, Club Unesco di Lisbona, Rota do Romanico, Centri di Formazione per Professori) e allestisce numerosi spettacoli di musica e danza nell’ambito di qualificate rievocazioni storiche. Ha partecipato a numerosi convegni internazionali ed è stato docente di “Storia della danza e della musica per danza” presso la Facoltà di Musicologia dell’Università di Cremona – Pavia. Esperto in iconografia medievale e rinascimentale è autore delle mostre Mesura et arte del danzare, Il Ballo del Cavaliere, Raudensis, Vinum Bonum Vinum e l’Altro Violino. Nel giugno 2019 ha ricevuto dal Rotary Club il Premio professionalità con la seguente motivazione: “per avere, con la musica, ridestato le coscienze su fatti storici del XX secolo”.

L‘appuntamento è per mercoledì 29 gennaio, alle ore 21.00, al  Monastero S. Michele via Cavour 21 Lonate Pozzolo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2020
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