Il monito nel Giorno della memoria: “L’indifferenza può far ripetere quella tragedia ”

Ogni celebrazione va vissuta partendo dalla consapevolezza razionale di ciò che è stato. La cerimonia al Salone Estense è stata l'occasione per invitare a restare vigili

cerimonia commemorazione  shoah

Sono passati 75 anni dall’ingresso dell’armata rossa nel campo di sterminio di Auschwitz. La scoperta di un abominio compiuto contro l’umanità.

Questa mattina, nel Salone Estense di Varese, autorità e studiosi hanno ricordato la Shoah e la persecuzione antisemita. Un odio che nacque nell’indifferenza generale come “un virus che rimane latente e poi esplode provocando una pandemia”.

È stato lo stesso prefetto Enrico Ricci a ricordare il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha sottolineato gli episodi di antisemitismo che si sono registrati anche in Italia: l’ultimo nei giorni scorsi a Mondovì e poi la triste pagina che ha portato all’assegnazione della scorta alla senatrice Liliana Segre.

« La nostra democrazia ha, però, gli anticorpi adatti e ne sono testimonianza proprio le tante cittadinanze onorarie assegnate alla stessa senatrice, decisioni sempre prese all’unanimità» ha ricordato il Prefetto riallacciandosi anche al discorso del sindaco di Varese Davide Galimberti che ha aperto la mattinata con il ricordo della sala gremita in occasione della votazione da parte del consiglio comunale varesino espressosi all’unanimità per assegnare la cittadinanza.

I timori di rigurgiti antisemiti sono stati espressi poi sia dal rappresentante dell’Università dell’Insubria professor Gianmarco Gaspari che ha ricordato Primo Levi e Peter Weiss come autori di opere, scritte per la necessità che la memoria di ciò che era stato non andasse perduta, sia dal professor Enzo Laforgia docente di storia al liceo Cairoli e consigliere comunale: « Guido Lopez era uno studente quattordicenne del liceo Parini di Milano nell’anno 38/39. Fu espulso, insieme a due compagni, dalla scuola, vittima delle leggi razziali approvate il 5 settembre del 1938 – ha ricordato il docente – Una volta finita la guerra, volle cercare compagni e docenti di quell’anno: nessuno aveva più memoria di lui e della sua esclusione. Lo avevano cancellato come se mai fosse esistito nelle loro vite».

Laforgia ha citato anche Vittorio Foa che, scrivendo ai suoi parenti dal carcere dove era rinchiuso all’inizio del clima di odio, li invitava a non sottovalutare i sentimenti nei confronti degli ebrei, tanto irrazionali, quanto più potenzialmente pericoloso. Un cambio culturale repentino e immotivato che Benito Mussolini introdusse con un articolo di giornale nel 1936 dal titolo “Il troppo stroppia” in cui si motivava l’odio razziale: « Esistono gli antisemiti perché esistono gli ebrei. Che sono troppo ebrei» ha letto La Forgia estrapolando parte dell’articolo.

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Ricordare  perché non accada mai più e restare vigili perché non si ripeta nel silenzio e nella distrazione della gente. Nelle scuole la memoria è ricca di tante e diverse iniziative secondo un fitto calendario ricordato dal direttore dell’Ufficio scolastico Giuseppe Carcano.

Il monito è stato ripetuto da tutti nel Salone Estense, sottolineando l’orrore di quel periodo ma anche i tanti eroi nominati e ringraziati dal presidente della sezione Anpi di Varese  Claudio Macchi il cui discorso è stato un tributo a chi, soprattutto dal 1943, aiutò i tanti ebrei in cerca di salvezza che transitarono dal Varesotto, corridoio verso la Svizzera: uomini di chiesa e laici che offrirono supporto e nascondigli mettendo a repentaglio la propria incolumità come Calogero Marrone che finì i suoi giorni a Dachau.

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Pubblicato il 26 Gennaio 2020
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