È morto David Stern, per 30 anni a capo della Nba. Il ricordo dell’amico Toto Bulgheroni

Con il suo lavoro dal 1984 al 2014 ha risollevato il campionato di basket degli Stati Uniti. Bulgheroni: «Abbiamo condiviso momenti molto belli»

david stern

È morto il primo di gennaio, a seguito di un’emorragia celebrale che lo aveva colpito un mese prima, David Stern, l’uomo che ha guidato la Nba dal 1984 al 2014, le ha dato una dimensione internazionale e l’ha fatta diventare il campionato sportivo più seguito al mondo. (Foto Facebook – NBA)

Il grande merito di Stern fu quello di prendere una lega in crisi e trasformarla nel più grande spettacolo sportivo mondiale con una prospettiva globale, aprendo le frontiere con l’Europa e tutto il mondo.

Galeotto fu il 1984 e il torneo “Ciao Crem” organizzato da Toto Bolgheroni e Jerry Colangelo, all’epoca proprietario dei Phoenix Suns. Per la prima volta due squadre Nba, Phoenix appunto e i New Jersey Nets – ora Brooklyn – vennero a giocare nel vecchio continente; Varese fu uno dei campi di gioco. Non gare esibizione, ma partite vere. Grazie a quel torneo Toto Bulgheroni conobbe David Stern e ne nacque un’amicizia vera.

Lo stesso Bulgheroni ricorda l’amico: «Inutile che io celebri ciò che ha fatto alla Nba perché è sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista professionale è stato uno dei manager più illuminati a livello sportivo, trasformando la lega in quella che oggi conosciamo tutti».

«Il mio rapporto personale con lui? E’ stato uno degli amici più stretti della mia vita – spiega Bulgheroni -. Ci siamo conosciuti nel 1984 e non ci siamo più persi di vista. Abbiamo diviso e condiviso momenti molto belli, nel basket e privati; è anche venuto al matrimonio di mia figlia al Sacro Monte e ricordava quella giornata con grande affetto. E’ venuto spesso a Varese, ogni estate faceva le vacanze a Wengen in Svizzera, nell’andata e ritorno ci siamo sempre visti e frequentati».

Riguardo a quel torneo del 1984, spartiacque per l’apertura della Nba al basket europeo, Bugheroni spiega: «L’organizzazione era stata mia e di Colangelo, ma ha dato a Stern l’opportunità di avere una conoscenza del basket europeo. Da lì sono nate le sue intuizioni migliori: pensare a una Nba globale, oltre i confini degli Stati Uniti, e riuscire a convincere i giocatori più forti di allora a prendere parte alle Olimpiadi del 1992 a Barcellona, creando il Dream Team».

di francesco.mazzoleni@varesenews.it
Pubblicato il 02 gennaio 2020
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