Ora bisogna scoprire cosa nasconde la “discarica della vergogna”

La Procura disporrà gli accertamenti tecnici sui terreni per risalire a qualità e quantità dei rifiuti conferiti illegalmente. L’area in passato già al centro di episodi

La discarica della vergogna

Sono a piede libero gli otto indagati per i reati ambientali legati alla “discarica della vergogna“ di Cadegliano Viconago, l’area di tre ettari posta sotto sequestro ieri dalla Procura della repubblica di Varese.

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Per il momento non vi sono altri iscritti nel registro degli indagati per i gravi reati contestati che vanno dal trattamento illecito di rifiuti alla discarica abusiva passando per il deturpamento delle bellezze naturali in una zona di grande pregio naturalistico poiché a breve distanza dall’alveo del Tresa. Ma l’assenza di ulteriori denunciati non deve far credere che le indagini su quanto sia avvenuto al Somneggio (questo il nome della località al confine con la Svizzera) siano terminate.

Uno dei primi atti avvenuti all’alba di ieri, nell’immediatezza dell’esecuzione dell’ordinanza di sequestro richiesta dal pubblico ministero sono stati apposti i sigilli ai mezzi utilizzati per i conferimenti abusivi.

Sono cinque, e fanno capo a persone fisiche e giuridiche operanti nella zona in piccole imprese che si occupano di ristrutturazioni, lavori edili e giardinaggio professionale: furgoni, auto e camion, mezzi per “uso promiscuo“ impiegati nella zona di confine dagli artigiani accusati di voler risparmiare sui costi di smaltimento ai danni dell’ambiente, per giunta appropriandosi di un’area di fatto pubblica poiché in gran parte ascrivibile al demanio.

Il secondo passo degli inquirenti per impedire il ripetersi di nuovi conferimenti è stato poi l’affidamento dell’area al sindaco di Cadegliano Viconago Arnaldo Tordi che ora ha le chiavi del cancello posto abusivamente dagli indagati da almeno 9 mesi.

Un’area su cui comunque l’attenzione in passato  c’è stata. Se, infatti, la scintilla che ha fatto partire l’indagine è arrivata dalla vicina Svizzera già due anni fa, nel 2018, i carabinieri forestali intervennero su segnalazione di alcuni cittadini preoccupati per gli incendi che periodicamente venivano accesi, tant’è che in uno di questi sopralluoghi i Forestali fecero partire una denuncia arrivata sul tavolo della Procura e divenuta oggi processo penale per “combustione illecita di rifiuti“: lo stesso Comune ha chiesto e ottenuto la costituzione di parte civile per danno di immagine.
Ultima, ma non ultima, è la questione legata alla quantità e qualità dei rifiuti conferiti.

Su questo dalla Procura vi è la conferma che verranno attivate tutte le misure del caso per valutare proprio la tipologia dei conferimenti abusivi che in alcuni casi erano semplici ritagli di potature e “verde“, ma anche dalle foto dell’operazione risulta chiaro come altri e ben più pericolosi rifiuti rischiano di essere seppelliti sotto le terre di riporto quasi in riva al fiume Tresa.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 22 gennaio 2020
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