Riccardo Crippa e Roberto Berger, l’amicizia che vinse sulla banalità del male

Si conobbero nel 1938 su un treno diretto a Vienna. Il giovane ufficiale dei granatieri Riccardo Crippa si offrì di portare in Italia la madre di Berger e così li salvò entrambi dalla cattura da parte dei nazisti. I due rimasero amici e a Comerio fondarono la fabbrica del Caffè Hag

L'arte dell'amicizia

C’è un angolo del cimitero di Comerio che ha una storia da raccontare. Entrando nel camposanto e superate le tombe di alcune famiglie che hanno fatto la storia del paese, come Borghi, Sacconaghi e Sartorelli, sulla sinistra si scorge un piccolo prato con un monumento funerario particolare. Due monoliti in pietra, il primo sdraiato a terra, quasi a voler simboleggiare il riposo; il secondo eretto, nella stessa posizione di un oratore che, di fronte a un pubblico di vivi e morti, celebra una storia, quella del popolo ebraico. Poche incisioni a ricordare alcune scene bibliche, tra cui l’esodo, scolpite nell’essenzialità della pietra, solida presenza immersa nel tempo che scorre. Una vera e propria opera d’arte realizzata su commissione nel 1950 dallo scultore Vittorio Tavernari.
(Nella foto: Riccardo Crippa e Roberto Berger)

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È la tomba di Roberto Berger, ebreo di origine austriaca, che a Comerio, subito dopo la guerra, avviò una delle aziende e uno dei marchi più famosi e cari agli italiani: il Caffè Hag. Questa storia però ha un terzo protagonista: si tratta di Riccardo Crippa, un nome e una famiglia che hanno legato la loro esistenza a Comerio. I destini di Berger e Crippa si incrociarono nello scompartimento di un treno diretto a Vienna. Correva l’anno 1938, a marzo c’era stata l’Anschluss, l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista. Crippa, allora giovane ufficiale dei granatieri, non potè fare a meno di notare la preoccupazione nello sguardo di quell’uomo che gli sedeva di fronte nello scompartimento. E così i due iniziarono a parlare, come avrebbero fatto due vecchi amici, fidandosi l’uno dell’altro, senza paura e reticenze.

Con l’invasione dei nazisti per gli ebrei era iniziato il momento più buio e pericoloso. Berger, che come altri austriaci a causa delle leggi razziali aveva perso ogni diritto di cittadinanza, compreso quello di poter fare l’imprenditore, stava tornando a Vienna per recuperare la madre e portarla via con sé. Un gesto nobile e rischiosissimo che li esponeva quasi sicuramente alla cattura da parte dei nazisti. Crippa offrì così la sua collaborazione: essendo un ufficiale dell’esercito alleato, non avrebbe destato sospetti e nessuno lo avrebbe fermato, anche se in compagnia di una donna. Si fece dare un biglietto da Roberto Berger da consegnare alla madre e andò a Vienna a prenderla per riportarla sana e salva a Milano.

Tra i due uomini nacque una profonda amicizia che continuò nel tempo, anche dopo la fine della guerra. Profonda a tal punto da diventare soci in affari. Roberto Berger, uomo dallo spiccato senso imprenditoriale, chiese a Riccardo Crippa, che all’epoca amministrava la ditta Crippa di Milano specializzata in prodotti farmaceutici, di affiancarlo in un’impresa che ancora oggi continua e il cui nome è conosciuto ben oltre i confini nazionali: il Caffè Hag. I due soci ristrutturarono la vecchia filanda di Comerio, dove sorse la prima fabbrica per la produzione di caffè decaffeinato e dove vennero impiegate molte persone del paese.

La notte del 21 giugno 1951, Roberto Berger venne stroncato da un infarto. Un colpo durissimo inferto dal destino che Riccardo Crippa seppe ancora una volta affrontare con una sensibilità umana straordinaria. Per ricordare la fraterna amicizia che li legava, commissionò all’artista Vittorio Tavernari quel monumento funebre di pietra e di terra che ancora oggi tutti possono ammirare nella sua semplice solennità.  Riccardo Crippa, anch’egli malato di cuore, morirà solo tre anni dopo, il 30 dicembre 1954.

Nel 1970 lo stabile dove sorgeva prima la vecchia filanda e poi il Caffè Hag, nel frattempo trasferito a Pomezia, fu donato all’amministrazione comunale per la cifra simbolica di mille lire, un gesto di generosità e al tempo stesso di riconoscenza a riprova del legame tra la cittadinanza e queste due famiglie, rapporto suggellato con l’intitolazione della piazzetta, dove oggi sorge il centro civico comunale, a Riccardo Crippa e Roberto Berger.

L'arte dell'amicizia
Nella foto il sindaco Aimetti al cimitero di Comerio accanto all’opera di Tavernari

Il comune di Comerio per il Giorno della memoria ha organizzato una mostra dal titolo “L’arte dell’amicizia” che ripercorre la storia del sodalizio tra Crippa e Berger e con esso anche il percorso dell’opera funeraria di Vittorio Tavernari. «Il locale dove stiamo parlando è lo stesso della foto riprodotta nel manifesto della mostra, un’immagine di Crippa e Berger mentre dialogano – conclude il sindaco Silvio Aimetti – Se oggi Comerio può contare su questo meraviglioso centro civico, lo dobbiamo a queste due persone illuminate. La loro storia di amicizia, accoglienza e senso della comunità è così emblematica da essere un esempio anche per ciò che viviamo nel presente».

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L’inaugurazione della mostra si terrà lunedì 27 gennaio alle ore 11 nella piazzetta Crippa e Berger. Interverrà Maria Grazia Crippa. 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 26 gennaio 2020
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