Da Samarate a Cupertino: la storia di Paolo, l’ingegnere della Apple

Intervista con Paolo Sacchetto, dirigente della Apple che vive nella Silicon valley da vent'anni. "Mi mancano gli amici di gioventù e l'Italia, ma qui si vive molto bene"

Paolo Sacchetto

“Ogni tanto arriva un prodotto rivoluzionario che cambia tutto. Uno è molto fortunato se riesce a lavorare a uno solo di questi nella sua carriera. Apple è stata molto fortunata, è stata in grado di introdurne diversi nel mondo”.

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Quando il 9 gennaio 2007, sul palco del Moscone West di San Francisco, Steve Jobs presentò il primo iPhone, Paolo Sacchetto viveva già a Cupertino e lavorava come VP Engineering presso una startup a San Jose. Era arrivato nella Silicon Valley otto anni prima accettando un impiego alla CIENA Corporation.

“Fu una scommessa e non potevo pensare come sarebbe cambiata la mia vita. – racconta davanti a un bicchiere di vino nel ristorante Terùn di Palo Alto -. Un amico mi propose di vivere una esperienza professionale diversa e così lasciai Samarate e il lavoro sicuro come ingegnere alla Alcatel di Vimercate per venire a vivere qui in California”.

Paolo non poteva immaginare di diventare un dirigente di quella Apple che lui incontrava ogni giorno vicino a casa sua.

“In quel periodo qui era molto diverso da adesso. L’azienda era già molto importante e Steve aveva vinto la sua scommessa. Non ci credevano in molti, perché quando rientrò Apple era sul punto di fallire. Fece una cura drastica tagliando moltissimi progetti e si concentrò solo su quattro”.

Anche Paolo Sacchetto parlando di Jobs lo chiama in continuazione Steve.

“La vera rivoluzione la fece con iPod. All’inizio iPhone doveva avere una tastiera simile al Blackberry. Poi Steve scoprì che alcuni ingegneri stavano lavorando al touch dell’iPad. Bloccò anche quel progetto e dirottò tutti su quello che sarebbe diventato il primo smartphone. Lui era un genio e avvertivi la sua energia quando lavoravi con lui”.

Paolo ha un ruolo di grande responsabilità in Apple. È direttore dell’area display e coordina settanta persone.

Paolo Sacchetto

Laureato al Politecnico di Milano in ingegneria delle telecomunicazioni, ha studiato insieme a Roberto Gianini di Eolo ed è ancora legato ad un gruppo di compagni di università e agli amici di Samarate con cui continua a sentirsi spesso. Sposato con Graziella Vaccaro, anche lei di Samarate, San Macario per l’esattezza, ha due figli adolescenti di 14 e 16 anni, Sofia e Luca. Torna in Italia almeno una volta all’anno perché è lì che ha ancora tanti affetti.

Cosa ti manca di Samarate?

«La famiglia e amici di lunga durata. Trovo semplice fare nuove amicizie in Silicon Valley però spesso durano pochi anni dovuto alla mobilità delle persone. Per esempio, un caro amico con cui uscivo spesso negli ultimi anni si è trasferito in Francia per lavoro mentre un altro caro amico è andato a Los Angeles per aprire un concessionario Ferrari».

Cosa fai quando torni a Samarate?

«Divido il tempo con i miei genitori, gli amici di infanzia e quelli dell’università. Inoltre, cerco di dedicare almeno una settimana per visitare nuovi posti in Italia. Negli ultimi anni siamo stati in Sardegna, Cinque Terre, Puglia, Marche»

Come si vive a Cupertino?

«Bene! È una città a misura d’uomo ed è adatta ad una famiglia con bambini come la mia. Ancora adesso, come 20 anni fa, mi piace il fatto che le case siano singole e con giardino. Danno l’impressione di vivere in un paese di periferia, ma in realtà sono al centro della Silicon Valley che conta più di tre milioni di abitanti.  Inoltre, a Cupertino c’è moltissimo verde. Ci sono dei parchi naturali bellissimi dove correre con amici e colleghi di lavoro. Poi c’è da considerare il clima Californiano che è perfetto e mite tutto l’anno».

Paolo Sacchetto

Qual è la cosa che ti piace di più della vita nella Silicon Valley?

«La tecnologia!  Sono circondato da persone che come me vogliono lasciare un mondo migliore di come l’hanno trovato grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e prodotti che possano migliorare la qualità della vita.  È un po’ come per una persona appassionata di moda poter vivere dentro il quadrilatero della moda a Milano!».

Consiglieresti ai ragazzi di venire a lavorare qui?

«Assolutamente sì!  È un’esperienza che apre la mente e che aiuta a crescere sotto molti punti di vista   Consiglio vivamente ai ragazzi di fare un’esperienza all’estero. In particolare, qui in Silicon Valley dove si trova una situazione unica al mondo ed unica in America. Infatti qui si dice: “La Silicon Valley non è America!”  Qui c’è una grande varietà sociale: il 38.2 per cento sono persone nate all’estero, un terzo sono bianchi, un terzo asiatici e un terzo ispanici/latini.  Praticamente trovi persone che arrivano da tutto il mondo».

Come vedi la realtà scolastica italiana?

«Credo che le università e le scuole italiane siano tra le migliori al mondo! Grazie a questo gli italiani sono in condizione di poter avere successo all’estero. Quello che secondo me si può migliorare in Italia è l’integrazione tra le università e le aziende. Ad esempio, qui in Silicon Valley è normale per uno studente avere due tre esperienze in azienda prima di finire il corso di laurea».

Incontri spesso imprenditori italiani che vengono qui a fare business?

«Purtroppo no, almeno non spesso. Faccio parte di vari gruppi di persone che collaborano e che hanno interessi in comune, tuttavia non c’è una forte presenza di italiani. La ragione principale è che io mi occupo di Display o Opto-elettronica e purtroppo non è un campo forte dell’Italia».

Ci sono ancora opportunità di lavoro nella Silicon Valley?

«Penso che la California, e più in generale l’estero, sia un’ottima opportunità per gli Italiani. “Il design italiano è il migliore al mondo!”. Lo si percepisce anche dal design dell’hardware all’estetica delle applicazioni software».

Che progetti hai per il tuo futuro?

«Continuare la mia avventura con Apple. Abbiamo molte nuove tecnologie e progetti in corso che mi appassionano oggi così come nel primo anno di lavoro. In parallelo, mi piacerebbe poter aiutare i ragazzi italiani a trovare internships in California, a fare un’esperienza scolastica o a trovare lavoro in Silicon Valley».

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    La sintesi di questo articolo è scappate dall’Italia e se ci ritornate lo fate solo per andarci in ferie.
    Sempre belle motivazioni per chi rimane.

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