Il treno arriva al capolinea di Gallarate, i vandali distruggono i vetri

Venerdì sera è successo a Gallarate, una delle stazioni capotronco notturno, ma frequenti sono stati gli episodi recenti, anche a Saronno: i danni gravi si trasformano in soppressioni e disagi

L’ultimo episodio è capitato a Gallarate, nella notte di venerdì 24 gennaio: i vandali hanno devastato un treno tipo TSR, distruggendo decine di finestrini e vetri delle porte e la corsa successiva – all’alba di sabato, poche ore dopo – è “saltata”, soppressa perché non si riusciva a riparare il convoglio in tempo.

È un problema sempre presente, nel servizio regionale della Lombardia, i casi che assurgono agli onori della cronaca sono poca cosa, rispetto alla raffica di piccoli e grandi danni causati ai treni ogni giorno.

A volte il fenomeno del vandalismo fa notizia per la bravata raccontata sui social, a volte proprio per i disagi causati ai viaaggiatori. Di recente ad esempio la distruzione di alcuni finestrini ha comportato soppressioni sulla linea Saronno-Seregno-Albairate, che partendo da Saronno attraversa la Media Brianza e prosegue verso Milano, prima al 10 gennaio e poi ancora al 24 gennaio.

Venerdì appunto l’episodio analogo a Gallarate: la corsa 23088 è arrivato alla stazione di diramazione a mezzanotte e venti di venerdì. Qui qualcuno ha distrutto ben diciannove finestrini e anche otto vetri delle porte. Un danno troppo esteso per consentire la riparazione. Risultato: la corsa del mattino successivo da Varese, che doveva essere effettuata da quel convoglio, è stata soppressa.

Ma il danno non è solo contingente e limitato: la distruzione di un numero simile di finestrini richiede, ad esempio, il lavoro in officina di una squadra intera di sei persone e il blocco del treno in deposito per due giorni. Con la necessità di correre ai ripari e riorganizzare i turni. Insomma: un aggravio al servizio, prima di tutto.

Altro versante, quello dei graffiti. Qui l’impatto in termini di soppressioni è minore (anche se spesso i finestrini oscurati impediscono ai viaggiatori di vedere all’esterno), ma rilevante in termini economici: 1,4 milioni di euro di danni nel 2018, mentre il “consultivo” dei primi cinque mesi del 2019 parla di 720mila euro di costo per le riparazioni. Un dato che fa intravedere un trend, purtroppo, in crescita nello scorso anno.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2020
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