Gli equipaggi Air Italy lo scoprono sulla scaletta. “La compagnia si ferma”

La crisi di Air Italy riguarda mille lavoratori diretti, a cui va aggiunto l'indotto. "Ignorati dai vertici della compagnia e anche dalla politica"

nuovo B737 max Air Italy

In questi casi, nelle compagnie aeree, la parola “fine” arriva d’improvviso, nel mezzo della giornata. Per Air Italy ha il volto stupito e l’amarezza degli equipaggi, fermati alla scaletta dei voli del pomeriggio. «La compagnia si ferma, non si vola» si sono sentiti dire.

Già la mattina c’era stato lo stop al volo per Lagos, ma tutti erano ancora in attesa delle decisioni dell’assemblea straordinaria dei soci, quella che poi ha dato il via libera alla liquidazione (affidata al professor Enrico Laghi e al dottor Franco Lagro, con efficacia immediata).

Un momento drammatico per i dipendenti, ma anche una botta per tutto il sistema Malpensa. «I lavoratori coinvolti sono poco meno di mille a Malpensa, a cui si aggiungono i seicento in Sardegna» dice Luigi Liguori, coordinatore trasporto aereo della Filt Cgil.

Dalle 16 alle 17, alla sede all’hangar di Air Italy si è tenuta una prima assemblea dei lavoratori, oltre un centinaio di persone, tra amministrativi, tecnici, assistenti di volo. Con tutta la tensione che c’è in questi casi: in quel mondo ultracompetitivo che è quello dell’aviazione civile, dove la concorrenza capitalista è al suo massimo, la crisi è dietro l’angolo e scoppia d’improvviso.
Lo si è già visto anche a Malpensa, con le compagnie “saltate” da un giorno all’altro, fermate (spesso) dall’Enac quando la mancanza di liquidità rischiava di mettere a rischio i passeggeri. Crisi arrivate al capolinea nella notte e vissute insieme dai lavoratori, come quella di Livingston, nel 2010. O altre tenute sottotraccia, fino all’epilogo, come quella di Ernest, “saltata” solo un mese fa.

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In Air Italy le preoccupazioni erano diventate sempre più forti negli ultimi due mesi. «Qui si sono volatilizzati tutti e non riusciamo a capire cosa sta succedendo, come stanno le cose davvero» spiegava qualche dipendente, ovviamente a microfoni spenti. La compagnia ha scelto la linea del silenzio, ormai da mesi, anche quando si intravedevano segnali ormai chiari, come il rinvio dell’apertura di alcune tratte, la cancellazione dell’operazione-India che il ceo Rossen Dimitrov aveva lanciato in pompa magna.

Problemi divenuti evidenti appunto da questo inverno. «Ma la sensazione della crisi viene da lontano» continua Liguori della Cgil. «A febbraio dell’anno scorso vedevamo qualche spiraglio, anche per un rinnovo di contratto, dopo i sacrifici che erano stati chiesti per il piano di rilancio della compagnia. Da lì in avanti invece, rinvio dopo rinvio, abbiamo perso di vista, con continuo turnover delle figure dirigenziali».

I cambi di figure apicali sono state di volta in volta annunciati anche alla stampa, ma – dicono anche altri dipendenti – senza che si riuscisse ad avere chiarezza sulla strategia. Mentre la questione veniva sostanzialmente ignorata a Roma e Milano (non in Sardegna) dalla politica, che sempre più spesso pare rincorrere le notizie, più che essere osservatore e attore negli eventi.

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Tornando al sistema Malpensa, ai lavoratori della compagnia direttamente interessati si aggiunge anche l’impatto sull’indotto, meno facile da valutare, ma che si può stimare – con calcolo matematico – su una quota del 50% dei lavoratori diretti, quindi intorno alle 500 persone. Circa cinquecento persone interessate, tra i diversi servizi di terra, l’handling vero e proprio, il catering, le pulizie e così via. Ovviamente qui le ripercussioni sono indirette e l’impatto non è sempre immediato.

Ma il quadro globale non aiuta, considerando che il contenimento del Coronavirus sta avendo ampie ripercussioni sull’aviazione civile, passeggeri e cargo.

 

 

 

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2020
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