Nel paese senza negozi apre la bottega dell’artigiano

In cambio della ristrutturazione il Comune ha dato in comodato un piccolo immobile a un giovane falegname che “parla“ col legno. Storia di un Geppetto 2.0

Giuseppe il falegname nel paese senza negozi

«Lo senti?». La punta della fresa per legno incide un blocco di robinia che da queste parti tutti considerano un legno di serie «b», buono appena per il camino.
Invece Giuseppe Ingenito 34 anni, falegname sfrutta questo legname per costruire con le mani e quattro attrezzi alcuni oggetti di artigianato che poi vende online.

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«Lo senti? Io si, e mi sta dicendo qualcosa», dice riferendosi ad un linguaggio tutto suo che ha con la materia che diviene forma sotto le sue mani. È da questo giovane artigiano del legno che parte la scommessa per una riscossa in un paese che nel corso degli anni ha perso gradualmente quasi tutto. Ha riaperto, recentemente rinnovata, una biblioteca.

E nella stagione “turistica“ apre la saracinesca un bar che si trova a due passi dal parcheggione che si incontra a Duno, 100 e rotti abitanti in Valcuvia, non appena la strada entra in paese. Giuseppe ha aperto la sua bottega che si trova in una delle prime porte sulla via di acciottolato che porta verso il centro storico del paesino famoso per ospitare il tempio votivo dei medici d’Italia e, su per la montagna, il sacrario dedicato alla battaglia del San Matino.

Poi più nulla, ha chiuso anni fa il ristorante che fungeva anche da piccolo spaccio per i residenti capace di fornire un minimo di sussistenza per chi non può muoversi. Ma ora da tempo è chiusa anche questa attività.

Giuseppe il falegname nel paese senza negozi

Il sindaco Marco Dolce, uno dei “milanesi“ che si è preso l’impegno di amministrare questo piccolo centro fra mille difficoltà ha fatto un ragionamento che potrebbe rappresentare un precedente anche per altri borghi: «Se il Comune ha degli immobili, anche da risistemare ma che non possono venir rimessi a nuovo per mancanza di fondi, allora tanto vale darli in comodato gratuito a chi comunque è in grado di riaprirli e utilizzarli anche per qualche attività economica».

E così è partita l’idea di fornire come base logistica per Giuseppe il falegname questo piccolo immobile una volta utilizzato come ufficio tecnico comunale poi come magazzino dove già i segni del tempo stavano mangiando muri e intonaco. Giuseppe, (nato in una famiglia dove «i trucioli sono di casa», per via della passione del padre per l’arte del legno, passione sbocciata anche nella sua creatività) che era alla ricerca di una bottega per lanciarsi in questa attività economica è venuto a sapere dell’intenzione del Comune e non ci ha pensato due volte: ha risistemato i locali pianterreno e piano superiore, dove c’è un piccolo laboratorio, e ora da qualche mese si è messo al lavoro con le sue creazioni che nascono proprio da queste quattro mura in un ambiente accogliente anche d’inverno.

«Lo spazio è piccolo e non ci si impiega molto a scaldarlo», racconta divertito mentre mostra le sue opere: piccoli portagioie in legno duro dalla forma di ghiande, penne, soprammobili e ogni genere di prodotto artigianale che abbia a che fare con carpino, ulivo, castagno e tante altre essenze che si trovano anche nei boschi di queste montagne.

Giuseppe e il suo legno che parla diventano anche un progetto per aiutare i ragazzi con problemi di comprensione e con piccole disabilità per consentire loro di avvicinarsi a questa attività a metà fra l’intellettuale e il pratico: già lo sta facendo con risultati soddisfacenti.

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Ha molto da raccontare questo giovane artigiano che sfrutta la rete per vendere le sue creazioni, come quella volta che un amico gli portò un grande blocco di ulivo recuperato per strada: era un pezzo della grande pianta spezzata da un temporale a Luino, proprio quella della “rotonda dell’ulivo“.

La mostra con orgoglio, custodita gelosamente al piano superiore del laboratorio: «Ho già in mente cosa diventerà», conclude con un sorriso.

Chissà quale sarà il messaggio che quel pezzo di ulivo gli ha già recapitato.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 29 febbraio 2020
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