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Buoni spesa: 5,1 milioni di euro in provincia di Varese. Le risorse comune per comune

Saranno trasferiti da sindaci e servizi sociali per far fronte alle primissime necessità alimentari per quei cittadini che a causa dell’emergenza da Covid-19 non riescono più a garantire il proprio sostentamento

spesa coronavirus

Sono 5,1 milioni di  euro le risorse che saranno trasferite entro il 31 marzo dallo Stato, attraverso la protezione civile, ai comuni del Varesotto per far fronte alle primissime necessità alimentari con i “buoni spesa” per quei cittadini che a causa dell’emergenza da Covid-19 non riescono più a garantire il proprio sostentamento.

Risorse, dunque, che non sono destinate a tutti i cittadini indistintamente ma solo a quelli che si trovano in reale stato di necessità, da impiegare per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità.

In tutta Italia si tratta di 400 milioni di euro che saranno impiegati attraverso l’erogazione di buoni spesa a famiglie individuate dai sindaci e i servizi sociali delle singole realtà comunali. I buoni spesa potranno essere spesi presso attività commerciali inserite in elenchi comunali ma  i comuni potranno anche avvalersi del terzo settore per acquisto e distribuzione delle derrate.

Si tratta, secondo quanto annunciato sabato sera dal Presidente del Consiglio Conte, di un primo intervento che serve a tamponare la prima fase di emergenza in attesa che vengano ultimati gli ulteriori provvedimenti economici a sostegno di famiglie e imprese previsti per la metà di aprile.

Ecco nel dettaglio, comune per comune, a quanto ammontano i trasferimenti affidati ai sindaci del Varesotto:

Nell’ordinanza è definito anche il criterio con il quale sono stati suddivisi queste risorse ai singoli comuni.

A livello nazionale si tratta di un importo totale di 400 milioni di cui 387 in favore dei comuni appartenenti alle regioni a statuto ordinario e la restante parte a Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ogni Comune riceve due quote distinte: l’80% del fondo è suddiviso sulla base della popolazione di ciascun comune mentre (Quota A) il restante 20% viene assegnato ai comuni in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale (Quota B).

Una distinzione che, in provincia di Varese, favorisce tutti quei comuni con una forte presenza di lavoratori frontalieri i cui redditi non figurano nelle dichiarazioni reddituali presi a riferimento.

Ecco nel dettaglio la suddivisione delle quote spettanti a ciascun comune.

I trasferimenti al fondo di solidarietà dei comuni

Le risorse per i buoni spesa sono tutt’altro che infinite, ma per sostenere le Casse comunali interviene la seconda mossa da 4,3 miliardi. Queste non sono risorse aggiuntive, ma un’anticipazione del Fondo nazionale dei Comuni (il nome, “Fondo di solidarietà”, nasce anni fa e non c’entra con l’emergenza, perché riguarda l’aiuto che i Comuni con più risorse fiscali danno agli enti più poveri) che ogni anno vale. L’anticipo è un meccanismo ordinario, che è avviene tutti gli anni.

(Si ringrazia Isaia Invernizzi, Eco di Bergamo, per la pulizia dei dati dalle tabelle ministeriali)

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 29 marzo 2020
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