Dall’Australia a Busto Arsizio: “Finirò il giro del mondo, ma senza mai toccare terra”

Il viaggio intorno al mondo del bustocco Giuseppe Corso si è interrotto per via dell'epidemia del Coronavirus: "Siamo tutti sani ma nessun porto ci vuole"

sidney

Il viaggio intorno al mondo del bustocco Giuseppe Corso è finito a causa dell’emergenza Coronavirus. Iniziato il 5 gennaio da Genova, ecco il racconto delle operazioni per tornare a casa dall’Australia

È dal 10 marzo che non tocchiamo terra e rimarremo per mare ancora per giorni, almeno 20. Alla fine il coronavirus ha interrotto il mio viaggio intorno al mondo. Sia chiaro: a bordo stiamo tutti bene, nessuno è contagiato e nessuno lo è mai stato, anche per le forti misure di sicurezza di questo lungo ritorno a casa.

Dopo aver visitato il 10 marzo Wellington, la capitale della Nuova Zelanda, ci siamo diretti in Australia ad Hobart, la capitale della Tasmania. Mentre eravamo tutti pronti per scendere a fare un’escursione arriva un comunicato del comandante che ci dice che essendoci 4 casi di coronavirus nella città si sarebbe saltata la visita. Così siamo scesi solo nello scalo marittmo per far timbrare il nostro passaporto. Quella è stata l’ultima volta che ho toccato terra.

La tappa successiva era Sidney e arrivati lì la situazione era chiara: chi sarebbe sceso a terra non sarebbe più risalito sulla nave. Essendo partiti il 5 gennaio, infatti, la nostra comunità si è salvata dai contagi e così doveva restare. Il comandante ha quindi spiegato che qualsiasi passeggero volesse tornarsene a casa l’avrebbe potuto fare in aereo con l’aiuto di MSC. Poi quella sera stessa è arrivato un altro comunicato del comandante che dichiarava chiusa la crociera. Alcuni degli ospiti hanno accettato di scendere, mentre la maggior parte -considerando anche quarantene e blocco dei voli- ha deciso di rimanere a bordo per farsi riportare in Europa con la nave (o almeno avvicinarsi).

Ci siamo fermati qualche giorno a Sidney per fare provviste e poi siamo partiti verso Melbourne prima e Freemont poi, dove è iniziata la nostra piccola odissea. Tra l’Australia e casa sembrava infatti che nessun porto ci volesse. Poi dagli Emirati Arabi è arrivata un’apertura: ci ha detto che avremmo potuto arrivare lì e che poi ci sarebbe stato un ponte aereo per arrivare in Italia. Siamo quindi partiti verso Dubai ma poco dopo essere salpati la doccia fredda: non ci volevano più.

chiatta

Siamo così rimasti due giorni al largo della costa australiana aspettando di capire cosa sarebbe successo. Ieri sera poi la soluzione: una chiatta ci avrebbe consegnato gli ultimi rifornimenti (nella foto qui sopra) e poi saremmo partiti verso il Mediterraneo, senza tappe intermedie. Non si sa ancora la meta, ma almeno ci avviciniamo a casa…

Così faremo mezzo giro del mondo senza mai toccare terra. Non che ci si possa lamentare: tutto il personale di MSC continua a lavorare con grande professionalità, non ci manca nulla e siamo tutti sani. Cose che, a casa, non sarebbero così scontante.

“Vi racconto il mio giro del mondo in 117 giorni”

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 marzo 2020
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