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Intrecci teatrali: “Giusto fermarsi, ma per tutti noi è un salto senza rete”

Scuole e teatri chiusi stanno mettendo a dura prova le piccole compagnie teatrali, soprattutto quelle che operano nel teatro ragazzi. La riflessione di Andrea Gosetti di Intrecci teatrali

Generico 2018

L’emergenza coronavirus sta fermando il Paese, e tra le tante categorie su cui i provvedimenti per contenere i contagio si sono abbattuti come un maglio, ci sono le piccole compagnie teatrali, a partire da quelle che lavorano con le scuole.

A puntare i riflettori su questa realtà è Andrea Gosetti, artista e regista teatrale, direttore artistico di Intrecci teatrali, compagnia da anni attiva nell’ambito del teatro ragazzi.

«Quando questa situazione ci è caduta addosso, sicuramente il primo pensiero è stato alla nostra attività messa in “stop”: laboratori annullati, spettacoli annullati, stagione chiusa molto prima – dice Gosetti – Poi mi sono fermato ad osservare e ragionare e mi sono reso conto di quanto un virus possa bloccare un’intera economia. E’ una situazione seria e questo è un dato di fatto».

Andrea Gosetti non vuole lamentarsi, ma puntare l’attenzione sulla situazione critica che molte compagnie si trovano ad affrontare: «Si parla molto della crisi in molti settori, ma come spesso accade chi lavora in teatro per e con i bambini non viene molto considerato. Non voglio parlare del “mio orticello”, infatti quindi ci siamo ben giardati dal postare su social lamentele o altro. E’ una situazione seria e questo è un dato di fatto. Ci siamo anche adoperati per trovare il modo per raggiungere gratuitamente i nostri spettatori, creando video di piccole storie in teatro (rigorosamente vuoto) messi online e fruibili quando e come vogliono famiglie e ragazzi. Vorrei solo che venisse portato alla luce il grande lavoro che facciamo nell’educazione e nella crescita culturale di un territorio, e non mi riferisco alla mia sola compagnia, ma a tutti i miei colleghi che operano e lavorano in teatro, da quelli più grandi (teatro Openjob, Teatro Nuovo – Raf-Time) a tutte le cooperative come la nostra o associazioni culturali  come La Zattera, Karakorum, Teatro Blu, Teatro Periferico, Altre tracce, Silvia Sartorio, La piccola compagnia Instabile, solo per citarne alcune. Un lavoro fatto di molte ore nelle scuole con i laboratori, installazioni, spettacoli, alle rassegne teatrali, alle visite didattiche teatralizzate, scuole di teatro per ragazzi e adulti».

Per chi fa questo lavoro la chiusura dei teatri e delle scuole sta provocando danni enormi:  «Non abbiamo un doppio lavoro, viviamo e campiamo sull’arte, spinti da una grande passione e a volte, e questo è un nostro errore, non diamo gran voce a ciò che facciamo. Ma posso dire che muoviamo una buona economia. Un’economia che in questo stop forzato (e ribadisco il concetto che è giusto sia così se serve a fermare una epidemia) ci fa rendere conto di non essere presi molto in considerazione. Chi ripagherà ore di laboratorio, visite didattiche saltate, lezioni di corsi annullate, giornate di programmazione teatrale ormai irrecuperabili, date di spettacolo perse?  Non sono bravo in matematica, ma posso assicurare che sono molte. Noi ad esempio abbiamo dovuto annullare 4 repliche in stagione per un numero di 1200 ragazzi, perso 100 ore di laboratorio, viste annullare per ora 4 visite didattiche ad aprile (circa 250 ragazzi)  poiché non portano più fuori i ragazzi fino a giugno, un festival che doveva partire a maggio e che siamo in forse se attivarlo o posticiparlo per mancanza di scuole che aderiscono, cinque date di spettacolo per ora annullate. Se li traduciamo in euro la perdita sicuramente arriva vicina ai quattro zeri; se usiamo la nostra situazione come moltiplicatore (e sicuramente siamo una realtà non così grande) capite che il problema di chi lavora in questo settore è grande. Il punto è che non abbiamo tutela, per questo credo sia importante dare visibilità a ciò che facciamo e a ciò che stiamo vivendo, sperando che possa dare anche a chi ci governa l’importanza e la valenza che come categoria abbiamo sul territorio e sulla sua economia».

«Credo che oggi come non mai la frase “con l’arte non si campa” sia solo retorica di chi non vuol vedere oltre il proprio naso. Noi ci campiamo, diamo alle scuole un supporto importante riconosciuto da dirigenti e docenti, apprezzato e ricercato dai bambini, portiamo esperienze dove i ragazzi possano crescere mano nella mano con le loro emozioni, facciamo rifiorire luoghi e spazi attraverso percorsi didattici, trovando i giusti modi per raccontare ai bambini, ragazzi e famiglie la storia, apriamo le porte dei teatri per far sognare la gente dai 3 a 99 anni, costruiamo percorsi per far crescere l’amore del bello attraverso le nostre arti».

«Oggi il nostro lavoro è messo a dura prova – conclude Andrea Gosetti – Chiediamo solo un aiuto per capire come uscire da questo momento di crisi. Non produciamo merce, offriamo servizi, e ora abbiamo bisogno del “servizio” di altri. Ci conosco, nessuno di noi è fermo a piangere su se stesso, so che tutti i miei colleghi stanno usando questo momento in modo positivo. Se è vera la frase “dalle crisi nascono le grandi idee” credo che fra poco di idee ne vedremo spuntare molte. Ma so anche che siamo tutti un pò preoccupati, ci sentiamo ombre che nessuno vede».

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Pubblicato il 05 marzo 2020
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