La socializzazione per i ragazzi è vitale: anche l’intervallo è “on line”

Oltre a lezioni e interrogazioni il comprensivo pensa anche alla socializzazione con momenti di "intervallo", mentre una psicologa affronterà preoccupazioni e ansie di questo momento difficile

L’economia circolare di Copying spiegata ai ragazzi

Non poter uscire, vedere gli amici, fare sport o, semplicemente, ritrovarsi per scherzare e ridere. O semplicemente confidarsi o farsi forza.

Da oltre un mese, migliaia di bambini e ragazzi vivono un’esperienza nuova, che disorienta: « Come scuola – spiega la dirigente del comprensivo di Fagnano Olona Tatiana Galli – abbiamo raccolto le richieste di alunni e genitori per avere, oltre alle lezioni e ai compiti, uno spazio di socialità. Ma anche l’opportunità di affrontare la realtà particolare che stiamo vivendo».

Domani, lunedì 30 marzo, il comprensivo di Fagnano Olona metterà a disposizione degli alunni l’incontro con una psicologa. Quaranta minuti alla settimana dove i ragazzi possono confrontarsi con una specialista e discutere insieme le ansie e le inquietudini che l’isolamento sociale fa nascere.

Divisi per fasce d’età, dalla terza elementare sino alla terza media, i ragazzi potranno parlare con la dottoressa Sara Matarese, psicologa dell’età evolutiva: « L’isolamento di bambini e adolescenti comporta, a mio parere, alcune aree critiche – commenta la psicologa Matarese – Parlando con i ragazzi emerge che ciò che manca loro di più sono i momenti di socializzazione informale: i quattro passi alla mattina verso scuola con i compagni del quartiere vicino, le chiacchiere all’intervallo, gli scherzi in spogliatoio dopo la partita di calcio… Sembrano nostalgie banali, ma ci dicono di quanto l’isolamento rischi di privare i ragazzi di aree di crescita e sperimentazioni importanti. Per un adolescente il proprio gruppo di amici è il Senso della Vita! Tutto nel suo organismo, dalle sinapsi ancora in strutturazione ai livelli ormonali sempre più alti, lo spinge alla socializzazione, vitale come l’ossigeno. Ma anche per i bambini più piccoli il contatto con i coetanei è fondamentale per la crescita, non solo delle abilità sociali o nella strutturazione della personalità, ma anche proprio nei processi di apprendimento».

Quali i rischi?
L’isolamento può comportare è l’appiattimento dell’emotività, dovuto a una routine improvvisamente scevra di struttura e obiettivi. Se prima, per fare un esempio, un ragazzino poteva essere motivato a terminare presto i compiti per andare poi all’allenamento di basket, adesso le ore si assomigliano tutte, e la motivazione va rinnovata in una forma più astratta che, a quest’età, non è proprio scontata.
Su queste due aree critiche, a mio parere, si può intervenire in modo sufficientemente efficace se famiglia e scuola si adoperano per farvi fronte con la giusta organizzazione. È importante curare il mantenimento di una routine equilibrata, concordando orari precisi per alzarsi, lavarsi, prepararsi per la scuola, seguire le lezioni on-line. Per quanto riguarda l’impostazione delle lezioni, è utile cercare di mantenere il più possibile aperto lo scambio relazionale, l’interattività e la personalizzazione. In generale occorre prestare attenzione che all’interno della giornata dei nostri ragazzi ci sia il giusto spazio per la socializzazione, con regole precise per l’utilizzo dei social in base all’età. E poi il giusto spazio per il relax, i propri hobbies e l’esercizio fisico. Un’accortezza particolare, soprattutto per i più grandi, che tendono a sfuggire il controllo, nel monitorare che seguano una corretta igiene del sonno, pena il rischio di un sovvertimento dei bioritmi che, con la crescita, sono già piuttosto delicati.
L’isolamento può invece davvero essere pericoloso laddove il mantenimento di un clima sereno sembra una missione impossibile. Non parlo solo delle famiglie con problematiche gravi di violenza, patologie psichiatriche o dipendenze, o delle famiglie in stato di svantaggio socio-culturale dove si vive ammassati in poco spazio e non ci sono le condizioni di privacy e di tranquillità, figuriamoci le risorse tecnologiche per tutti. Parlo anche delle famiglie in cui si sta consumando un piccolo o grande dramma: economico, lavorativo, coniugale, di salute… Se una famiglia sta vivendo una crisi, o è essa stessa in crisi, sappiamo bene che i suoi componenti hanno più bisogno degli altri di uscire, respirare contesti diversi, incontrare altre persone, mettere per un attimo in stand-by il rimuginare costante sul problema. E questo vale soprattutto per i bambini e i ragazzi, che sono proverbialmente delle spugne nell’assorbire il clima emotivo di una stanza. Loro sono bravissimi a “disintossicarsi” andando ad assorbire i climi positivi che trovano in giro, a casa di un amico, in palestra, a scuola… ma capiamo facilmente che con l’isolamento questa strada è loro preclusa.

L’altro grande pericolo che temo è il contagio emotivo. Già gli adulti sono facili vittime, come vediamo, dei proclami allarmistici e del circolare senza controllo di notizie pseudo-scientifiche e fake news. A maggior ragione i ragazzi e ancor più i bambini, che non hanno le strutture cognitive per comprendere la portata del fenomeno che stanno vivendo e quindi si basano sui comportamenti e sulle emozioni degli adulti intorno a loro per capire che cosa succede… e purtroppo trovano tante contraddizioni tra le nostre parole e le nostre azioni, perché noi stessi siamo spesso in confusione.
Capita anche a noi adulti, quando ad esempio siamo sull’aereo e sentiamo delle turbolenze. Spiamo subito la faccia delle hostess. Il pilota può dare tutti gli annunci più tranquillizzanti che riesce, ma se le hostess iniziano a correre su e giù per il corridoio, controllare le cinture di sicurezza, ricordare come agganciare la mascherina dell’ossigeno… siamo ancor più allarmati, perché sospettiamo subito che l’equipaggio non ci stia dicendo il vero problema. E qui si crea la frattura di fiducia, che per un bambino è estremamente dannosa: se mamma e papà mi dicono di stare tranquillo e che nel mio quartiere non ci sono contagi, perché non mi fanno giocare con i vicini in cortile? Perché dobbiamo colorare dei cartelloni con scritto che andrà tutto bene? Che cosa sta andando così male? È prioritario quanto mai tutelare i bambini e i ragazzi dalle fake news e dare le informazioni corrette a seconda della fascia d’età, parlando serenamente di ciò che sta accadendo e dei modi che stiamo mettendo in atto per fronteggiare la situazione al meglio.

Nel suo intervento, organizzato per fasce d’età, su cosa punterà?
La mia intenzione è di proporre un intervento il più possibile interattivo, in cui scambiare liberamente i propri vissuti e le proprie esperienze legate all’emergenza sanitaria e alle conseguenti misure restrittive. Uno dei temi guida dell’incontro sarà quello dei timori ai tempi del coronavirus, e il mio intento è di inquadrare con gli studenti questo fenomeno, dandogli il giusto peso: la paura esiste, è un’esperienza che ci accomuna tutti, e i bambini vanno autorizzati a viverla ed esprimerla.

La tecnologia è uno strumento valido per superare l’isolamento? Fino a che punto?
La tecnologia si sta rivelando un grandissimo supporto per gestire questo periodo di isolamento. Abbiamo visto tanti esempi di creatività nell’uso dei social e degli strumenti digitali. Pensiamo ai gruppi musicali, che suonano ognuno dalla propria stanza e mettono insieme i pezzi, ai gruppi di fitness o yoga tramite Skype… una ricchezza meravigliosa e salvifica! Ma fare gli esercizi di danza tramite la webcam nella propria cameretta, non è certo la stessa cosa che danzare una coreografia nella palestra con le proprie compagne. Stiamo cercando ogni stratagemma per raggiungere anche i visi, le mani, i corpi, dei nostri ragazzi e attivare quello scambio interattivo che cementa le buone relazioni… ma ci sono cose che non si possono sostituire, soprattutto con i più piccolini, che hanno una modalità molto corporea dello stare in relazione. Pensiamo quanto sia importante ad esempio per un bambino un po’ distratto o demotivato il semplice tocco della maestra su una spalla, per sentirsi incoraggiato a riprendere a scrivere. Ma anche per i più grandicelli il corpo è fondamentale per entrare in modo completo in relazione con l’ambiente: chiunque si sia addentrato in un corridoio delle scuole medie all’intervallo sa che non si superano facilmente gli agglomerati di ragazzini accalcati gli uni sugli altri… e non perché il corridoio sia poco spazioso, ma perché c’è un forte bisogno di contatto fisico: per spintonarsi, stuzzicarsi, abbracciarsi… la tecnologia, questa magica miscela chimica, purtroppo, non la potrà mai ricreare».

Oltre alle consulenze psicologiche, la dirigente ha pensato anche a luoghi di “chiacchiericcio”: « È una richiesta che è emersa nel Consiglio dei Ragazzi – spiega la dirigente – Abbiamo così creato degli appuntamenti, sempre utilizzando la piattaforma “zoom” dove gli studenti potranno ritrovarsi per chiacchierare. Saranno comunque luoghi di dialogo protetti perché sotto la supervisione di un genitore che vigilerà sulla correttezza di queste “ore di chiacchiericcio”».

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Pubblicato il 29 marzo 2020
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