Il Presidente Bonoldi: “Al Molina un piccolo focolaio. Ma stiamo intervenendo”

Il Presidente della Fondazione non nasconde le difficoltà che si concentrano in un padiglione. Elevate le misure di sicurezza, coinvolti ospedale e specialisti per contenere l'epidemia

Fondazione Molina Varese

Cinque casi accertati e altri sospetti contagi. Alla Fondazione Molina di Varese è in corso un’emergenza Coronavirus.

Il Presidente della Fondazione Guido Bonoldi, che ha anche deciso di rimettersi il camice e rientrare all’ospedale di Varese, spiega apertamente cosa sta accadendo:

«La situazione della Fondazione Molina è attualmente segnata dalla recente insorgenza di un focolaio di infezione da coronavirus al suo interno, con cinque casi fino ad ora accertati, dopo il loro trasferimento in Ospedale ed una decina di casi sospetti tra i residenti; non possiamo inoltre escludere che la polmonite da covid 19 abbia rappresentato la causa o la concausa di alcuni dei decessi che si sono registrati nell’ultima settimana. I casi hanno interessato fino ad ora uno solo dei nostri quattro padiglioni. La Direzione Sanitaria si è mossa prontamente dopo l’accertamento del primo caso in tre direzioni: garantire il miglior trattamento possibile agli ospiti sintomatici, abbiamo ad esempio introdotto, d’intesa con il nostro consulente infettivologo, la terapia con idrossiclorochina, isolare i casi sospetti, elevare il livello di protezione per gli operatori dei nuclei coinvolti dalla infezione: oltre all’utilizzo di mascherine e guanti, anche quello di camici monouso ed occhiali di protezione.

Sul tema generale della presenza del coronavirus in RSA, mi lasci però notare che a quanto mi risultato ci sono anche altre RSA della Provincia che stanno registrando al loro interno casi di infezione da Covid 19, ma che, a differenza del Molina e della Provvidenza, non l’hanno dichiarato.

Avete attivato un confronto diretto con Asst Sette Laghi, l’ospedale di riferimento?
«Ho avuto recentemente un incontro con il Direttore Sanitario dell’ASST Sette Laghi, dottor Lorenzo Maffioli, nel corso del quale ho proposto una collaborazione tra Ospedale e Molina per l’esecuzione di tamponi per i nostri ospiti, nei casi in cui si ponga per qualcuno di loro un problema di diagnosi differenziale, senza dover per questo trasferire l’ospite in ospedale. Il dottor Maffioli si è mostrato disponibile ed abbiamo convenuto di ritrovarci a breve per perfezionare tale collaborazione».

Sono importantissimi i dispositivi di protezione individuali che sembrano introvabili. Come siete messi?
«Abbiamo avuto all’inizio della emergenza (nella prima settimana di marzo) grande difficoltà a reperire le mascherine chirurgiche, ed abbiamo dovuto ricorrere all’acquisto di mascherine in tessuto lavabili (in tutto 1000), attualmente il problema mascherine è risolto: è arrivata, grazie all’interessamento del Sindaco, una fornitura di 7.000 mascherine chirurgiche e stanno per arrivarne altre 10.000, all’interno di una fornitura promossa da UNEBA.

Avete pensato di fare un’indagine a tappeto con i tamponi? Ne avete fatto richiesta?
Subito dopo il riscontro del primo caso di infezione abbiamo chiesto ad ATS tramite inviata in data 19 marzo 2020 la possibilità di effettuare tamponi sugli operatori che erano venuti a contatto con il paziente, ma fino ad ora ATS, per obiettive difficoltà di sistema, non ce li ha forniti. Abbiamo quindi deciso di effettuare in alternativa al tampone ed appoggiandoci ad un laboratorio privato esami ematici per determinare la presenza di anticorpi anti-coronavirus su una parte dei nostri dipendenti, tali esami sono in corso.

All’inizio dell’emergenza sanitaria, quali disposizione avete attuato per proteggere la vostra comunità?
Sin dal 24 febbraio, in accordo con tutte le direttive nazionali, abbiamo chiuso  asilo nido, centro diurno integrato e ambulatori, e già dal 3 marzo le visite ai parenti sono state limitate ad un solo familiare per ospite e per una volta sola al giorno, mentre dal 9 marzo l’accesso ai parenti non è stato più consentito. Sempre dal 24 febbraio la Fondazione ha pubblicato e diffuso tra operatori e parenti un volantino informativo “corona virus cosa c’è da sapere” contenente tutte le indicazioni igienico-sanitarie e di distanziamento sociale da seguire, a cui sono seguite successive linee guida per i nostri operatori. È stata sin da subito bloccata la rotazione del personale nelle varie case, assegnando ad uno stesso nucleo sempre lo stesso team di medici infermieri e personale ASA. Tutte le operazioni di supporto e consegna biancheria, carrello vivande, consegna materiale sanitario etc. sono gestite attualmente da personale esterno al reparto, lo scambio del materiale avviene attraverso ascensori dedicati. Per far fronte alle numerose assenze, la Fondazione ha assunto nuovo personale infermieristico e di supporto. Pur in assenza di sintomi e su base volontaria tutti gli operatori del piano in cui si sono registrati i casi Covid pernottano in Fondazione, sono stati allestiti all’interno del entro Diurno Integrato ormai chiuso, numerosi posti letto, grazie al prezioso intervento della Protezione Civile di Varese».

Una situazione complessa: come l’avete affrontata con le famiglie degli ospiti?
«La comunicazione con le famiglie non si è mai interrotta, si è registrata qualche difficoltà all’inizio dell’emergenza, le numerose telefonate dei parenti hanno congestionato il centralino e i reparti, ma ora la situazione è tornata sotto controllo, abbiamo per ogni singolo reparto preparato una scheda con la lista dei residenti che vi alloggiano, il medico e l’infermiera responsabile, indicano quotidianamente su di essa oltre le condizioni di salute anche eventuali esigenze particolari degli ospiti, le schede vengono poi inviate agli uffici amministrativi e smistate tra i colleghi che effettuano la comunicazione ai parenti, annotando inoltre eventuali richieste delle famiglie. Molte nostre Responsabili di nucleo che ringraziamo, ove le condizioni lo consentono e in genere 2 volte a settimana, tramite videochiamata mettono in contatto i residenti con le famiglie.
Per concludere mi permetta di citare e ringraziare oltre al sindaco coloro che ci hanno fatto pervenire delle donazioni: la pasticceria Siciliana, di Viale Belforte e le ditte Peroni Group, SAS di Carnago e Distributori Automatici Maghetti S.r.l.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 marzo 2020
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