Tac ed esami del sangue: i medici di base si organizzano per individuare i contagi

Un gruppo di medici ha stretto un accordo con alcuni centri dove mandare pazienti sospetti. Un modello avviato sotto la guida del professor Grossi e ora adottato da Ats Insubria

tac diagnostica

« La gente ha capito. Resta a casa e rispetta le regole. Cominciamo a vedere gli effetti benefici di questo sacrificio. Ma sarà ancora lunga. Contro questo virus è in corso una guerra difficile e dura».

Il dottor Dario Sinapi, Presidente Provinciale S.Na.M.I. è in prima linea sul territorio. Medico di medicina generale è una delle sentinelle che deve intercettare pazienti Covid, seguirli al loro domicilio e, nel caso la situazione dovesse complicarsi, attivare i soccorsi del 118 per il trasporto in ospedale.

«  Il dottor Aurelio Sessa ha pensato a un protocollo per i medici di base finalizzato a ottenere percorsi prioritari in alcuni centri dove fare tac ed esami ematici – spiega il dottore – È un accordo che Ats Insubria ha ora messo a regime, tagliando i tempi della certezza della presenza dell’infezione. I percorsi sono ben definiti, effettuati in sicurezza, decisi secondo il protocollo studiato. Una volta chiarita la situazione, se siamo in presenza di un caso positivo al Covid 19, segnaliamo all’Agenzia di Tutela della Salute che valuta se inviare in ospedale per fare il tampone. Diciamo che, se si riesce è meglio rimanere al proprio domicilio sia per non ingolfare gli ospedali sia per vivere in modo meno traumatico la malattia. Quando si è ricoverati in ospedale, si perdono i contatti con i famigliari che rimangono in una sorta di limbo».

A consigliare strategie e percorsi è stato il professor Paolo Grossi, primario di infettivologia all’ospedale di Varese e in prima linea in questa epidemia: « I suoi consigli e le direttive ci sono stati molto utili».

Il dottor Sinapi, al momento, non ha ancora notizie della task force territoriale (USCA) che sta nascendo in aree molto più impegnate nell’emergenza: « Nascerà anche in provincia il modello di presa in carico domiciliare. Probabilmente, dati i numeri al momento ridotti, i tempi sono lunghi perchè si è agito velocemente in altre province».

Il medico non ha avuto notizia nemmeno della sperimentazione con il dispositivo wireless da applicare al torace del paziente con cui monitorare tutti i parametri vitali da remoto: « Non ho notizie. Attualmente stiamo usando i saturimetri ma, purtroppo, non se ne trovano in commercio. Io ne ho un paio che, però, non posso lasciare al paziente. Anche le farmacie prestano i loro. Ne occorrerebbero molti di più».

Saturimetri introvabili così come mascherine e camici monouso : « Siamo sempre carenti di questi dispositivi di protezione. Fortunatamente sono venuti in nostro soccorso gli odontoiatri che ci hanno donato dispositivi per la nostra tutela. È stato un bellissimo gesto di solidarietà. La nostra categoria è molto colpita dall’epidemia. Vediamo aumentare ogni giorno il numero dei decessi. Sono tante persone: parenti e amici. Io ho perso un amico fraterno, il dottor Stella. È una ferita che fa molto male».

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Pubblicato il 30 marzo 2020
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